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mercoledì 21 gennaio 2015

I nostri migliori regali di Natale per tre-enni e piccolissimi

L'epifania tutte le feste porta via. Ma per fortuna restano i regali.
Quest'anno Valerio era abbastanza grande per capire che cos'è il Natale e ha apprezzato la maggior parte dei regali che gli sono arrivati.

Babbo Natale, che in casa nostra porta un solo regalo per ogni piccolino (cani compresi), ha portato quello che Valerio chiama "un luculele". E se gli chiedi che cos'è, ti risponde: "una chitaia piccola"

Insomma, questo:

Sì, un ukulele!

Ci è stato consigliato da vari maestri di musica, perché pur essendo piccolo e maneggevole per un bambino, è uno strumento vero e non un giocattolino. Abbiamo scoperto tra l'altro che è abbastanza semplice da usare. Valerio si esibisce in concerti speciali, cantando "la bella tattauga, che cosa mange'à?" (suonando accordi a caso... ma è già un buon inizio)
Abbiamo scelto.. ehm... sì, certo: Babbo Natale, dopo aver letto millemila recensioni su altrettanti blog di appassionati di Ukulele, ha scelto un Mahilele soprano per il buon rapporto qualità/prezzo.

Irene invece ha avuto un gioco da conigli. Ebbene sì. Seguendo un consiglio di un blog montessoriano, Babbo Natale le ha portato un sonaglio. Non avendolo trovato in vendita nei negozi per bambini, ha optato per un gioco da conigli. Irene, che al momento di regali ne capisce poco più di un coniglio, ha apprezzato.


Nella fattispecie, questo sonaglio ha una particolarità che sarà particolarmente apprezzata (si spera) quando la pigrona comincerà a gattonare o almeno a strisciare... è infatti un cilindro di legno che rotola. Un giorno scoprirà che il suo primo regalo di Natale è costato meno di 3 euro.

Altri regali degni di nota per il quasi tre-enne:
- un mese di corso di musica
- un'armonica a bocca
- una coperta/mantello con testa di coccodrillo (che per lui è la chitarra da mostro)
- il camion della spazzatura Duplo
- il "tappeto magico", su cui si disegna con un pennarello speciale riempito di acqua e i disegni spariscono quando si asciugano
- due libri della collana "indistruttilibri" con i cd delle canzoni "Vengo anch'io" e "Torpedo blu"

La piccola di sei mesi ha ricevuto vari regali che non ha ancora apprezzato. Quelli che per ora ha gradito sono:
- anelli di plastica tipo reggitenda per doccia (ma molto più carini!) da tenere in mano o da usare per appendere oggetti
- calzini con attaccati degli oggettini da guardare (ed eventualmente ciucciare!) come questo che ha realizzato la nonna:

Insomma, grazie Babbo Natale (e grazie amici e parenti)! Al prossimo anno!

martedì 5 agosto 2014

Irene e l'inatteso parto in casa

Una settimana fa, il 30 luglio, è nata Irene.
In casa.
So cosa state pensando, che è poi quello che ha pensato il pediatra venuto a visitarla: e dove doveva nascere? Con una mamma vegana, alternativa, quello del parto in casa sarà stato il suo sogno da una vita. Ecco, no. Pur non avendo nulla contro il parto in casa (anzi!) ero convinta che non facesse per me: Irene avrebbe dovuto nascere in ospedale, nello stesso in cui è nato Valerio e in cui mi ero trovata molto bene. E invece ha deciso lei al posto nostro.

----- Da qui, il racconto del parto. Se siete deboli di stomaco, potete saltare al fondo -----
Dopo un'ora e mezza di contrazioni lievissime ogni 10 minuti (durante questo tempo sono anche riuscita a dormire, tra una contrazione e l'altra), su suggerimento dell'ostetrica verso le 5.30 del mattino faccio un bagno nell'acqua calda. Le contrazioni si intensificano un po', ma nemmeno poi tanto. Alle 6.15 l'ostetrica (in collegamento su whatsapp, evviva la tecnologia) mi dice che comincia a prepararsi con calma e parte. Poco dopo la prima contrazione dolorosa sveglia il Babbo. Alle 6.20 l'ultimo messaggio su whatsapp, per chiedere all'ostetrica se è il caso di chiamare i nonni per tenere Valerio (io pensavo di no).
A quel punto, esco dal bagno e la situazione precipita. Il Babbo, ancora mezzo addormentato, non riesce più a tenere il conto delle contrazioni... ma non è colpa sua: da dolori di circa un minuto ogni 6, passiamo ad una contrazione unica di 10 minuti con qualche pausa.
E poi, comincio a sentire il bisogno di spingere. Panico. Convinta che non sia ancora il momento, urlo di chiamare Martina, l'ostetrica, che mi tranquillizza: si vede che è il momento di spingere, vai pure. L'ipotesi di partire subito per l'ospedale è a quel punto scartata: Irene nascerà in casa (sempre meglio che in auto!)
Dopo poco si rompe il sacco e comincio a sentire la testolina che spinge per uscire. Nuovo momento di panico. Altra telefonata a Martina, che nuovamente riesce a tranquillizzare me e il Babbo: lei sta arrivando, ma se la bambina dovesse nascere prima non è un problema: il Babbo dovrà avvolgerla in un asciugamano e aspettare. Suggerisce intanto di farmi sdraiare sul divano. Non so come, il Babbo riesce a trascinarmi dal bagno al salotto, a sistemare qualche asciugamano e lenzuolo sul divano e ad accogliere la mia richiesta di accendere l'ipod con la musica. Poi va a prendere un asciugamano perché sì, ora vede anche lui che sta uscendo qualcosa. Quando torna, Irene è nata e sta già piangendo tra le mie braccia. Sono le 6.55.
Dopo 5 minuti arriva Martina, con tutta l'attrezzatura per un parto in casa, e comincia la normale routine. Per lei. Io e il Babbo siamo ancora in stato di shock.
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Insomma, Irene ha fatto tutto a modo suo.
- Ha fatto in modo che Valerio non si svegliasse: il fratellone infatti si è alzato dopo una decina di minuti dall'arrivo dell'ostetrica, senza dover assistere alle fasi più... splatter... del parto :-)
- Non ha aspettato nessuno: né che io fossi pronta, né che ci fosse l'ostetrica. Beh, per fortuna almeno il Babbo è arrivato in tempo per avvolgerla in un asciugamano
- Ha schifato la playlist che avevo preparato con tanto affetto (d'accordo, ho riciclato quella che avevo preparato per la nascita di Valerio... ma l'avevo preparata con tanto affetto), facendomi ascoltare solo una canzone e mezza. Ah, per la cronaca: è nata su "S'i' fosse foco" di De André, e mi sembra che anche questo renda bene l'idea del caratterino che dovremo aspettarci.

Mamma e bambina stanno benone. Il post-parto di due anni fa era stato traumatico. Stavolta è stata una passeggiata.
Il Babbo si sta a poco a poco innamorando della sua bambina. Ha già cominciato ad entrare in sintonia con lei, facendole fare, quando riesce, cacca e pipì fuori dal pannolino. D'altra parte anche con Valerio era lui il più entusiasta dell'EC (Elimination Communication).
Valerio... beh, il fratellone deve ancora abituarsi all'intrusa. Da un lato non vede l'ora di prenderla in braccio, quando sta sul lettone o sul divano. Dall'altro è il più spaesato da questa nuova situazione. Devo dire però che insieme sono bellissimi!

P.S: Il fiocco in foto ci è stato regalato dall'amichetta di Valerio, che a sua volta ne aveva ricevuto uno simile per la nascita del fratellino. E' una coccarda della pace che vuole essere il simbolo della nascita di un individuo libero da stereotipi di ruolo (maschili o femminili), futuro cittadino del mondo portatore di pace. Maggiori informazioni qui: http://maschioperobbligo.it/
P.S.2: il 30 luglio il blog ha ricevuto il doppio delle visite medie quotidiane. Sarà un caso?

lunedì 11 novembre 2013

Tutorial: baby accappatoio fai da te

Dopo l'esperienza positiva con l'acqua lo scorso anno a due mesi e mezzo (in piscina con l'amichetto Martino, Valerio sembrava tranquillo e felice di sguazzare) e dopo le vacanze al mare di settembre, dove invece ci sono voluti 14 giorni (su 15 di vacanza...) per convincerlo ad entrare in acqua senza che nessuno tra i vicini di ombrellone chiamasse il telefono azzurro, a ottobre abbiamo deciso di ritentare con la piscina.
Ovviamente Valerio va col babbo, perché la mamma è troppo freddolosa. 

Fin dai primi tuffi, però, ci siamo scontrati con un problema tecnico: l'accappatoio. 
Quello che usiamo fin dal primo bagnetto è troppo piccolo per raggiungere lo spogliatoio senza prendere freddo. 
Quelli "normali" che abbiamo trovato in vendita sono troppo grandi. 
Quelli che abbiamo visto all'Ikea, fatti a mantellina, non ci sono piaciuti per niente, però ci hanno dato l'idea. 
E allora, con soli 5,50 euro ho comprato due asciugamani Ikea (in realtà tre perché quello piccolo è in confezione da due) e mi sono data al fai da te. 

Questo è il risultato:

venerdì 31 maggio 2013

Giocare con poco (2)

Dopo il post "Giocare? Costa poco!" torno con una carrellata di attività che in questi giorni stanno intrattenendo Valerio quando non è all'aperto. Perché diciamocelo, fosse per lui passerebbe le sue giornate fuori casa, ma non sempre è possibile (a proposito, quando arriva la primavera?)

Continuano dunque gli esperimenti dell'infilare qualcosa dentro qualcos'altro. Ma la tecnica s'è affinata. Qui ad esempio infila una chiavetta usb in un contenitore del latte.


Poi la fa cadere... e il gioco può continuare all'infinito o quasi. 


Oppure si può scoprire che il contenitore del latte ha anche un coperchio e quindi provare a chiuderlo (senza ancora riuscirci perché non ruota il tappo, magari sarà la prossima scoperta).


Per il Vero Vegano che sicuramente è in agguato pronto per cogliermi in fallo: sì, è un contenitore del latte. Di mucca. Ma no, non l'abbiamo comprato. Ci è stato regalato appositamente per fare questo gioco con Valerio, dato che il tappo è più grande di quelli del latte di riso che compriamo solitamente noi.

Continuano i giochi coi nostri amati stuzzicadenti. Qui sotto nel gioco abbinato ai tappi di bottiglia: riempire un contenitore di tappi e stuzzicadenti, e poi versarsi tutto addosso e ricominciare è un'attività che ultimamente gli piace molto e si presta a molteplici varianti.


Nei giorni scorsi Valerio ha mostrato un grande interesse per le calamite che abbiamo attaccato sul frigo e che reggono bigliettini e fogli vari. Ogni volta che ci passava davanti in braccio a qualcuno, subito si protendeva per afferrarle... e far cadere tutto in terra. Abbiamo quindi deciso di comprarne alcune da attaccare nella parte bassa del frigo. Queste sono quelle che costavano meno... Delle lettere in sé ancora non se ne fa molto, ma attaccarle e staccarle è un gran divertimento.


Questi invece non sono proprio un gioco a costo zero, ma è stato un regalo molto gradito. E' una scatola di Kapla, stecche di legno tutte della stessa dimensione che si prestano ad essere utilizzate per realizzare delle costruzioni. Sicuramente è un'attività per bambini più grandi, ora Valerio ha appena 15 mesi e più che altro le trasporta da una parte all'altra della casa. Però già gli piacciono e si impegna moltissimo a... distruggere le torri costruite dalla mamma.




 Infine non potevano mancare le attività con la farina. La preferita (non tanto dal bambino ma da chi deve pulire) è quella di semola di grano duro, che si attacca meno ai vestiti e si riesce in gran parte a recuperare. Ancora meglio sarebbe forse quella di mais. Valerio rimane intere mezz'ore a spostare la farina dal contenitore al tappeto, e poi a tentare di rimettere tutto dentro con scopino e paletta. Non c'è niente da fare: ho un figlio ordinato. Che, considerando i due genitori che si ritrova, super disordinati, è praticamente un miracolo.




giovedì 11 aprile 2013

E. R. giocattoli in infermeria

Nel quartiere in cui viviamo c'è una ludoteca molto carina che organizza attività extra, alcune a pagamento, molte gratuite, come il corso di massaggi per neonati o lo scambio di libri.
Recentemente veniva pubblicizzato un pomeriggio di "pronto soccorso" per riparare i propri giocattoli rotti con una locandina che diceva più o meno: "Bambini! Non buttateli via! Portateli qui il giorno tale e ve li ripariamo noi!"

Il primo pensiero è stato: per il momento a noi ancora non serve, Valerio non ha ancora distrutto nulla.
Subito dopo: bella idea insegnare ai bambini che i giochi si possono riparare.

Non per colpa del piccolo, ma degli adulti della famiglia (e delle etichette poco chiare), qualche giorno fa ecco il primo gioco da riparare. La cuginetta per pasqua ha regalato a Valerio un uovo con un pupazzetto di SpongeBob al posto del fiocco, finito dopo poco in lavatrice con un programma delicato, a 30 gradi come indicato. Spongebob però in lavatrice ha perso la faccia... nel senso letterale del termine: occhi e bocca si sono sciolti.

Valerio in realtà non se n'è minimamente preoccupato, ma a me e al babbo fa un po' impressione, quindi ieri sera, munita di colla vinilica e di forbici dalla punta arrotondata come nella migliore tradizione di Art Attack (non è vero, le forbici erano quelle da cucito, non abbiamo ancora forbici da bambini) ho cominciato con gli occhi.

Il risultato non è male, che dite?


Dopo aver verificato che gli occhi rimangano incollati abbastanza da reggere agli attacchi del piccolo distruttore, stasera continuerò con bocca e denti.

Nel frattempo ho ripensato alla locandina del pronto soccorso per giocattoli e mi sono resa conto che forse,  come si dice dalle mie parti, parla a nuora perché suocera intenda.  Anziché rivolgersi ai bambini perché portino i propri giocattoli a riparare e non li buttino via, quelli da sensibilizzare non saranno piuttosto i genitori, figli del consumismo anni ottanta e novanta? In fondo credo che nella maggior parte dei casi, per riparare giochi basti veramente poco e anzi con un bambino un po' più grande può diventare facilmente un'attività da fare insieme.

Ma si sa, buttare via e ricomprare è decisamente più comodo!