"Vale, guarda un gatto!"
"Attii!"
"Andiamo in auto"
"Brumbrrrr"
"Leggiamo la storia del pesce"
"Baph baph"
"Questo è il peluche orso, questo è il cerbiatto, questo è il cavallo..."
"Clop clop clop"
"Attento, aspetta prima di mangiare perché brucia"
"Fffffff"
"Guarda, un soffione"
"Fffffff" (uguale a "brucia")
"Prendi il libro del leone"
"Ahhhrrr"
"Come fa il campanello della bicicletta?"
(muovendo il braccio) "Ding"
"Hai fame?"
"Aaaaammmm!"
...
...
Se solo impara a dire "pipì", "sete", e "caldo/freddo" al posto di "uaaaaaaaahhhhhh" siamo a posto.
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martedì 7 maggio 2013
giovedì 11 aprile 2013
E. R. giocattoli in infermeria
Nel quartiere in cui viviamo c'è una ludoteca molto carina che organizza attività extra, alcune a pagamento, molte gratuite, come il corso di massaggi per neonati o lo scambio di libri.
Recentemente veniva pubblicizzato un pomeriggio di "pronto soccorso" per riparare i propri giocattoli rotti con una locandina che diceva più o meno: "Bambini! Non buttateli via! Portateli qui il giorno tale e ve li ripariamo noi!"
Il primo pensiero è stato: per il momento a noi ancora non serve, Valerio non ha ancora distrutto nulla.
Subito dopo: bella idea insegnare ai bambini che i giochi si possono riparare.
Non per colpa del piccolo, ma degli adulti della famiglia (e delle etichette poco chiare), qualche giorno fa ecco il primo gioco da riparare. La cuginetta per pasqua ha regalato a Valerio un uovo con un pupazzetto di SpongeBob al posto del fiocco, finito dopo poco in lavatrice con un programma delicato, a 30 gradi come indicato. Spongebob però in lavatrice ha perso la faccia... nel senso letterale del termine: occhi e bocca si sono sciolti.
Valerio in realtà non se n'è minimamente preoccupato, ma a me e al babbo fa un po' impressione, quindi ieri sera, munita di colla vinilica e di forbici dalla punta arrotondata come nella migliore tradizione di Art Attack (non è vero, le forbici erano quelle da cucito, non abbiamo ancora forbici da bambini) ho cominciato con gli occhi.
Il risultato non è male, che dite?
Dopo aver verificato che gli occhi rimangano incollati abbastanza da reggere agli attacchi del piccolo distruttore, stasera continuerò con bocca e denti.
Nel frattempo ho ripensato alla locandina del pronto soccorso per giocattoli e mi sono resa conto che forse, come si dice dalle mie parti, parla a nuora perché suocera intenda. Anziché rivolgersi ai bambini perché portino i propri giocattoli a riparare e non li buttino via, quelli da sensibilizzare non saranno piuttosto i genitori, figli del consumismo anni ottanta e novanta? In fondo credo che nella maggior parte dei casi, per riparare giochi basti veramente poco e anzi con un bambino un po' più grande può diventare facilmente un'attività da fare insieme.
Ma si sa, buttare via e ricomprare è decisamente più comodo!
Recentemente veniva pubblicizzato un pomeriggio di "pronto soccorso" per riparare i propri giocattoli rotti con una locandina che diceva più o meno: "Bambini! Non buttateli via! Portateli qui il giorno tale e ve li ripariamo noi!"
Il primo pensiero è stato: per il momento a noi ancora non serve, Valerio non ha ancora distrutto nulla.
Subito dopo: bella idea insegnare ai bambini che i giochi si possono riparare.
Non per colpa del piccolo, ma degli adulti della famiglia (e delle etichette poco chiare), qualche giorno fa ecco il primo gioco da riparare. La cuginetta per pasqua ha regalato a Valerio un uovo con un pupazzetto di SpongeBob al posto del fiocco, finito dopo poco in lavatrice con un programma delicato, a 30 gradi come indicato. Spongebob però in lavatrice ha perso la faccia... nel senso letterale del termine: occhi e bocca si sono sciolti.
Valerio in realtà non se n'è minimamente preoccupato, ma a me e al babbo fa un po' impressione, quindi ieri sera, munita di colla vinilica e di forbici dalla punta arrotondata come nella migliore tradizione di Art Attack (non è vero, le forbici erano quelle da cucito, non abbiamo ancora forbici da bambini) ho cominciato con gli occhi.
Il risultato non è male, che dite?
Dopo aver verificato che gli occhi rimangano incollati abbastanza da reggere agli attacchi del piccolo distruttore, stasera continuerò con bocca e denti.
Nel frattempo ho ripensato alla locandina del pronto soccorso per giocattoli e mi sono resa conto che forse, come si dice dalle mie parti, parla a nuora perché suocera intenda. Anziché rivolgersi ai bambini perché portino i propri giocattoli a riparare e non li buttino via, quelli da sensibilizzare non saranno piuttosto i genitori, figli del consumismo anni ottanta e novanta? In fondo credo che nella maggior parte dei casi, per riparare giochi basti veramente poco e anzi con un bambino un po' più grande può diventare facilmente un'attività da fare insieme.
Ma si sa, buttare via e ricomprare è decisamente più comodo!
mercoledì 20 febbraio 2013
Un anno fa...
Un anno fa, a quest'ora, ero in auto diretta all'ospedale, ma non me ne rendevo conto.
Un anno fa, a quest'ora, ero senza lenti, coi capelli appiccicati alla fronte per il sudore, con ancora la maglia del pigiama addosso... insomma in uno stato pietoso.
Un anno fa, a quest'ora, avevo ormai perso il senso del tempo.
Un anno fa, a quest'ora, non sapevo ancora come lo avremmo chiamato e, d'accordo col babbo, aspettavo di vederlo per decidere.
Un anno fa, a quest'ora, cercavo di mettermi nelle posizioni imparate al corso pre parto di Mamme in Movimento per sentire meno dolore.
Un anno fa, a quest'ora, quando non riuscivo a mettermi nelle posizioni imparate al corso pre parto di Mamme in Movimento sentivo un dolore che non avevo mai provato in vita mia.
Un anno fa, a quest'ora, non sapevo ancora che il dolore più forte non sarebbe stato durante il parto, ma dopo, mentre mi mettevano i punti.
Un anno fa, a quest'ora, sapevo però che lui stava per arrivare. E che sarebbe stato bellissimo.
Perché ogni scarrafone è bello a mamma sua, però dai, dopo qualche ora avrei scoperto che era carino per davvero.
Un anno dopo, tra qualche giorno, Valerio festeggerà il suo primo compleanno con gli amici... nostri. Perché per ora, tanti amici lui non li ha ancora. Potevamo fare una festa normale? Noooo...
Qualche tempo fa, Valerio ha mandato una mail dal suo indirizzo di posta (sì, con un babbo nerd è una mamma blogger, ha già un indirizzo di posta...)
Tutela della privacy permettendo, vi farò sapere come va la festa (nessuna foto di bambini verrà pubblicata).
Nel frattempo vi dico solo che abbiamo già preparato una playlist di canzoni anni '90 (non mancano gli 883, Paola e Chiara e gli Articolo 31, ma anche Guns'n'Roses e Green Day) e un'altra su youtube con le sigle delle serie tv della nostra adolescenza.
Auguri, piccolo. Sei capitato in una casa di matti, ma poteva anche andarti peggio...
Un anno fa, a quest'ora, ero senza lenti, coi capelli appiccicati alla fronte per il sudore, con ancora la maglia del pigiama addosso... insomma in uno stato pietoso.
Un anno fa, a quest'ora, avevo ormai perso il senso del tempo.
Un anno fa, a quest'ora, non sapevo ancora come lo avremmo chiamato e, d'accordo col babbo, aspettavo di vederlo per decidere.
Un anno fa, a quest'ora, cercavo di mettermi nelle posizioni imparate al corso pre parto di Mamme in Movimento per sentire meno dolore.
Un anno fa, a quest'ora, quando non riuscivo a mettermi nelle posizioni imparate al corso pre parto di Mamme in Movimento sentivo un dolore che non avevo mai provato in vita mia.
Un anno fa, a quest'ora, non sapevo ancora che il dolore più forte non sarebbe stato durante il parto, ma dopo, mentre mi mettevano i punti.
Un anno fa, a quest'ora, sapevo però che lui stava per arrivare. E che sarebbe stato bellissimo.
Perché ogni scarrafone è bello a mamma sua, però dai, dopo qualche ora avrei scoperto che era carino per davvero.
Un anno dopo, tra qualche giorno, Valerio festeggerà il suo primo compleanno con gli amici... nostri. Perché per ora, tanti amici lui non li ha ancora. Potevamo fare una festa normale? Noooo...
Qualche tempo fa, Valerio ha mandato una mail dal suo indirizzo di posta (sì, con un babbo nerd è una mamma blogger, ha già un indirizzo di posta...)
Cari amici del babbo e della mamma, e anche amici miei se qualcuno vi legge questa mail,
tra un mese compio un anno, quei disgraziati dei miei genitori per sentirsi un po' più giovani vogliono farci rivivere per una sera una arrabattatissima festa stile anni 90, con vestiti d'epoca e musica a tema.
Eravate veramente brutti... guardate qua che si dice degli anni 90 su internet.
Vi prego non lasciatemi solo con questi matti, so che sono in grado di fare la festa anche da soli e poi stare ore a guardare vecchie puntate di Friends.
Tutela della privacy permettendo, vi farò sapere come va la festa (nessuna foto di bambini verrà pubblicata).
Nel frattempo vi dico solo che abbiamo già preparato una playlist di canzoni anni '90 (non mancano gli 883, Paola e Chiara e gli Articolo 31, ma anche Guns'n'Roses e Green Day) e un'altra su youtube con le sigle delle serie tv della nostra adolescenza.
Auguri, piccolo. Sei capitato in una casa di matti, ma poteva anche andarti peggio...
mercoledì 19 dicembre 2012
No alla violenza sulle... mamme
Lo ammetto, quel livido sulla gamba non me lo sono procurato cadendo dalle scale. E' stato lui. Non pensavo fosse possibile, ma è così: lui mi picchia. Da qualche tempo, senza un motivo apparente, sfoga su di me la sua rabbia.
Io cerco di schivare i suoi colpi, mi copro il viso con le mani, ma allora si accanisce sui miei capelli e me li strappa. Oppure mi morde, finché non urlo dal dolore e scappo via.
Però lo amo, non posso abbandonarlo. Senza di me non vivrebbe. Allora torno da lui, e quando mi guarda con quegli occhi grandi gli prometto che non lo lascerò mai.
Denunciarlo, dite? Non ne ho la forza. E poi, non ha nemmeno 10 mesi...
[un attimo di serietà]
Questo post non vuole in nessun modo farsi beffa del tema della violenza contro le donne. E ci mancherebbe altro. Questo è un problema serio. Anzi, è un'occasione per parlarne.
Secondo un'indagine dell'ISTAT nel 2006, il 31,9% della popolazione femminile dichiara di essere stata vittima di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita, prevalentemente tra le mura domestiche, con un 14,3% di donne che afferma di aver subito violenza dal partner. Tra queste, più del 90% non ha denunciato i fatti.
(fonte: Wikipedia) Ribadisco: No, no e NO! alla violenza contro le donne.
E, a parte le battute, il mio invito a tutte è di rivolgersi ai Centri Antiviolenza, chiamare il numero 1522 e denunciare le violenze subite.
[fine dell'attimo di serietà]
(se poi riuscite a spiegarlo anche a Valerio, con parole adatte ad un violento cucciolo di 10 mesi, mi fate un favore...)
Io cerco di schivare i suoi colpi, mi copro il viso con le mani, ma allora si accanisce sui miei capelli e me li strappa. Oppure mi morde, finché non urlo dal dolore e scappo via.
Però lo amo, non posso abbandonarlo. Senza di me non vivrebbe. Allora torno da lui, e quando mi guarda con quegli occhi grandi gli prometto che non lo lascerò mai.
Denunciarlo, dite? Non ne ho la forza. E poi, non ha nemmeno 10 mesi...
[un attimo di serietà]
Questo post non vuole in nessun modo farsi beffa del tema della violenza contro le donne. E ci mancherebbe altro. Questo è un problema serio. Anzi, è un'occasione per parlarne.
Secondo un'indagine dell'ISTAT nel 2006, il 31,9% della popolazione femminile dichiara di essere stata vittima di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita, prevalentemente tra le mura domestiche, con un 14,3% di donne che afferma di aver subito violenza dal partner. Tra queste, più del 90% non ha denunciato i fatti.
(fonte: Wikipedia) Ribadisco: No, no e NO! alla violenza contro le donne.
E, a parte le battute, il mio invito a tutte è di rivolgersi ai Centri Antiviolenza, chiamare il numero 1522 e denunciare le violenze subite.
[fine dell'attimo di serietà]
(se poi riuscite a spiegarlo anche a Valerio, con parole adatte ad un violento cucciolo di 10 mesi, mi fate un favore...)
lunedì 17 dicembre 2012
Rieccoci!
Prima o poi doveva succedere. Una febbriciattola da nulla, passata a me e poi tornata rinvigorita a Valerio e infine al Babbo ci ha messi tutti ko.Valerio ha preso la sua prima medicina, per far scendere la febbre che in un pomeriggio ha toccato la punta di 40,1°C e io per la prima volta dalla sua nascita mi sono spaventata davvero tanto per la sua salute.
Poi tutto è tornato come prima, già il giorno successivo Valerio stava bene e l'ha dimostrato mangiando nuovamente in quantità. Sospiro di sollievo e si ricomincia.
Nel frattempo abbiamo sperimentato un paio di notti insonni. Devo dire che in nove mesi, Valerio ci ha graziati: certo si sveglia sempre un paio di volte per notte, ma quelle (quasi) totalmente insonni sono state finora pochissime.
Anzi, dopo la prima a pochi giorni di vita, quando ci ha fatto capire che non voleva assolutamente dormire nella cullina, gli è sempre bastato poco per riaddormentarsi subito. Anzi, una cosa sola: la mamma. Anzi, per voler essere precisi solo una parte anatomica della mamma...
C'è la notte che ti tiene tra le sue tette... (Ligabue... che di certo non pensava alle notti insonni dei neonati quando ha scritto la sua canzone più famosa, ma tant'è...)
Ma in corrispondenza col malessere portato dalla febbre, si è svegliato alle 3 e non aveva nessuna intenzione di ri addormentarsi. Che fare? Ispirata dal Babbo, che russava sonoramente, ho cercato di spiegare al piccolo insonne che era l'ora di dormire.
"Vedi? Il Babbo dorme. Anche la Nina dorme. E Claus? Dorme. Il cane dei nonni di sicuro dorme. I gatti dei nonni? Dormono. I vicini, li senti forse parlare? No, dormono! E il gatto dei vicini? Dorme anche lui!"
A seguire ho elencato tutti i nomi dei figli di amici, che sicuramente stavano dormendo. Quando sono arrivata all'ultimo dei peluches, che ovviamente stava dormendo, Valerio ha deciso che forse era l'ora di riaddormentarsi.
Ci dev'essere un modo più veloce... forse semplicemente basta non avere la febbre!
Chiedo scusa per la lunga assenza. Tra febbre mia, di Valerio, del Babbo e poi preparativi per due giorni a Torino (lo scorso fine settimana) non mi sono più fatta sentire... Ma dato che di cose da scrivere ne ho sempre, ci riaggiorniamo a breve!
lunedì 26 novembre 2012
Ninna nanna del serial killer
Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do?
Lo darò alla Befana che lo tenga una settimana.
Lo darò all'uomo nero che lo tenga un anno intero.
Lo darò all'uomo verde che lo tenga finché non lo perde.
Lo darò all'uomo rosso che lo tenga in fondo ad un pozzo.
Lo darò all'uomo bianco che lo tenga finché non è stanco.
Lo darò all'uomo giallo che lo tenga insieme al gallo.
Lo darò all'uomo blu che se lo porti giù giù giù...
Questa era la ninna nanna che mi cantava mia madre quando ero piccola.
Qualche considerazione:
- anche qui l'uomo nero non tiene i bambini, li rapisce;
- come al solito quella affidabile è l'unica donna: la Befana;,
- poi uno si chiede da dove arriva la mia paura dell'abbandono;
- quando canto le canzoni scout per far addormentare Valerio, mi consolo pensando che c'è di peggio... Molto peggio!
Lo darò alla Befana che lo tenga una settimana.
Lo darò all'uomo nero che lo tenga un anno intero.
Lo darò all'uomo verde che lo tenga finché non lo perde.
Lo darò all'uomo rosso che lo tenga in fondo ad un pozzo.
Lo darò all'uomo bianco che lo tenga finché non è stanco.
Lo darò all'uomo giallo che lo tenga insieme al gallo.
Lo darò all'uomo blu che se lo porti giù giù giù...
Questa era la ninna nanna che mi cantava mia madre quando ero piccola.
Qualche considerazione:
- anche qui l'uomo nero non tiene i bambini, li rapisce;
- come al solito quella affidabile è l'unica donna: la Befana;,
- poi uno si chiede da dove arriva la mia paura dell'abbandono;
- quando canto le canzoni scout per far addormentare Valerio, mi consolo pensando che c'è di peggio... Molto peggio!
mercoledì 14 novembre 2012
Il suo... tesssoro
Un computer, una connessione ad Internet e un bambino in arrivo. E tanta voglia di imparare. E la mamma comincia a "spippolare".
E scopre il mondo dei pannolini lavabili. E poi quello dell'"alto contatto". E l'Elimination Communication. L'autosvezzamento. Il fatto che i bambini vegetariani o vegani non sono così pochi come si pensa. Le fasce, il portare (e il tutorial per realizzare un mei tai)
Poi il bambino nasce, e per un po' la mamma vive "di rendita".
Ultimamente ho ricominciato ad esplorare il web in cerca di cose nuove e ho "scoperto" il metodo Montessori. Tra virgolette perché in realtà qualcosa sapevo già grazie agli scout (sono stata anche capo per alcuni anni e il Babbo è tutt'ora dentro) e comunque ho avuto un'educazione parzialmente montessoriana: la mia scuola materna e in parte anche quella elementare, anche se non lo erano ufficialmente, si ispiravano al pensiero di Maria Montessori.
Tra i siti che ho visitato, per il momento il mio preferito è How we Montessori, in cui mese per mese si ripercorrono le scoperte montessoriane di Otis, un bimbo che cresce in una casa grandissima, bellissima e che mi fa non poca invidia...
Grazie a Otis e poi al gruppo Mamme e papà montessoriani su Facebook la vita di Valerio è cambiata.
Per prima cosa ha ricevuto in regalo una cesta dei tesori, cioè un cestino che raccoglie oggetti di uso comune che possono essere scoperti tramite i principali sensi dei lattanti: il tatto, la vista, in parte l'udito, e la sbavatura. Nella cesta dei tesori di Valerio al momento si possono trovare: due mollette, un tappo di sughero, un rocchetto di filo rosa, una scarpina, un cucchiaino, una frusta da cucina, una scatolina piena di perline che fanno rumore, un fermatovaglio di metallo e un apritappi di birra (cioè senza la spirale per il sughero)
Sempre ispirati da Otis, abbiamo liberato i due scaffai inferiori della libreria, destinandoli ai giochi di Valerio, che può così prenderli in autonomia. Gli abbiamo inoltre messo a disposizione un tavolino basso, che per il momento usa come appoggio per alzarsi in piedi.
Fallimentare è stato invece il primo tentativo di travasi, per i quali Valerio probabilmente è ancora troppo piccolo. Sembra che i bimbi un po' più grandi di lui si divertano moltissimo a travasare da un contenitore ad un altro materiale di vario genere, come farina, riso soffiato, semini etc. Per cominciare coi più piccoli viene suggerito di utilizzare materiali più grandi come la pasta. Non funziona con gli affamati cronici come Valerio, che ha cercato di masticare e inghiottire i pezzi di pasta cruda. Riproveremo prossimamente, nel frattempo continuiamo con la cesta dei tesori... tutta rigorosamente non commestibile!
domenica 4 novembre 2012
Il nostro halloween e la vincitrice del concorso
Ad Halloween siamo andati ad una festa in maschera organizzata nell'ufficio del babbo. Tema: horror e fumetti/videogiochi. C'era Grimilde, SuperMario, vari zombie e fantasmi, il draghetto di Puzzle Bubble e tanti altri.
Noi eravamo vestiti classicamente: io da strega e il babbo da vampiro, con un mantello rosso e nero che ho cucito io. E Valerio? Ovviamente è venuto anche lui, e cosa poteva essere se non il gatto della strega? Con una coda cucita su una maglietta nera, due orecchie rosa sulla testa e naso e baffi disegnati con la matita nera per il trucco, era uno splendido gatto nero. Le orecchie sono durate circa 30 secondi, poi con la solita grazia che lo contraddistingue Valerio se le è strappate di dosso urlando. Abbiamo sbagliato personaggio, approfittando del tema fumetti e seguendo il suo temperamento potevamo vestirlo da Hulk...
Comunque nei prossimi giorni pubblicherò un tutorial per cucire delle orecchie da gatto come quelle che avrebbe dovuto indossare Valerio.
Nel frattempo è finito il concorso "E ora cosa gli racconto": ha vinto Barbara di Correndomi Incontro col racconto di Paperella nel giardino di Tuttoèbello. A breve (considerando i miei tempi biblici, forse per Natale...) riceverà il beauty case, che tra l'altro potrà abbinare con la borsina che ha già ricevuto durante l'incontro blogger.
Grazie ancora a tutte le partecipanti e a chi ha votato. Ora abbiamo da leggere per mesi!
Noi eravamo vestiti classicamente: io da strega e il babbo da vampiro, con un mantello rosso e nero che ho cucito io. E Valerio? Ovviamente è venuto anche lui, e cosa poteva essere se non il gatto della strega? Con una coda cucita su una maglietta nera, due orecchie rosa sulla testa e naso e baffi disegnati con la matita nera per il trucco, era uno splendido gatto nero. Le orecchie sono durate circa 30 secondi, poi con la solita grazia che lo contraddistingue Valerio se le è strappate di dosso urlando. Abbiamo sbagliato personaggio, approfittando del tema fumetti e seguendo il suo temperamento potevamo vestirlo da Hulk...
Comunque nei prossimi giorni pubblicherò un tutorial per cucire delle orecchie da gatto come quelle che avrebbe dovuto indossare Valerio.
Nel frattempo è finito il concorso "E ora cosa gli racconto": ha vinto Barbara di Correndomi Incontro col racconto di Paperella nel giardino di Tuttoèbello. A breve (considerando i miei tempi biblici, forse per Natale...) riceverà il beauty case, che tra l'altro potrà abbinare con la borsina che ha già ricevuto durante l'incontro blogger.
Grazie ancora a tutte le partecipanti e a chi ha votato. Ora abbiamo da leggere per mesi!
domenica 26 agosto 2012
Il papà fa sssttt e gli spinaci fanno bleah?
Valerio ha compiuto 6 mesi e ha cominciato a leggere. No, d'accordo, non è così avanti.
Però gli piace guardare le figure mentre noi gliele raccontiamo.
Il suo primo libro è stato "La mucca Moka e l'amico orso", regalato da Stella di creargiocando.
Lo abbiamo letto compulsivamente per giorni, anche quattro o cinque volte di seguito. Poi finalmente è arrivato il secondo libro.
La zia ha regalato "L'uccellino fa..." di Soledad Bravi, che associa al disegno di animali e oggetti il rispettivo rumore.
Valerio si diverte molto a sentirci ululare (il lupo fa uhhhh!) miagolare (il gatto fa miao), muggire, belare, fischiare e fare tanti altri versi strani. Insomma, un regalo gradito. Che però in alcune pagine ci mette imbarazzo.
Passi il biberon, che fa mmmm anche se Valerio nemmeno sa cos'è... E passi anche il latte, che fa glu glu dal bicchiere, nonostante quello di Vale faccia piuttosto ciomp ciomp, arrivando dalla tetta...
Ma che dire degli spinaci, che fanno bleah? Per fortuna Valerio ancora non riconosce le lettere e quindi lo turlupiniamo dicendo che fanno gnam.
Il peggio però è il papà rappresentato nel libro, che a differenza della mamma (che, sempre secondo il libro, fa le coccole), fa sssttt! Col dito davanti alla bocca. Insomma, come dire: "Non fare rumore che sono stanco, sono appena arrivato dal lavoro e se fai rumore mi disturbi". Il Babbo, che in famiglia è quello più paziente, si rifiuta, a ragione, di leggere quella pagina. Il Babbo, semmai, fa pss pss per spingere Valerio a fare pipì nel vasino.
Alla fine però un dubbio ci rimane. Tra tanti bang, ecciù, beeee, patapum, ciuf ciuf, roar... il coccodrillo come fa?
A proposito di libri, vi ricordo il giveaway letterario: mandate i vostri racconti!
lunedì 6 agosto 2012
Siamo tornati!
Quest'anno le vacanze sono state al risparmio ma molto rilassanti, prima una settimana in Trentino con amici e la figlia che ha un anno esatto più di Valerio, poi quindici giorni a Savona. In Trentino siamo addirittura riusciti a fare un paio di passeggiate coi passeggini/mei-tai. A Savona non siamo MAI andati alla spiaggia. Vacanze sì, ma non esageriamo: rischieremmo di smentire la nostra fama di pantofolai.
Nella foto, Nina con una fiera aria da cane dolomitico.
Alcune novità:
- dopo una pausa nell'uso del mei tai (dovuta al fatto che Vale era diventato troppo pesante e per me intrasportabile sul davanti) ho ricominciato ad usarlo prima sul fianco e poi sulla schiena. Un successo. A Savona siamo anche andati a fare una passeggiata, di quelle ultra soft (scarpette da passeggio, coperta su una spalla, sacchetto per il pic nic a penzoloni...), finendo sul cocuzzolo di una montagna da cui abbiamo faticato per scendere. Valerio dormiva tranquillo sulle mie spalle.
- Valerio ora sta seduto. Ha cominciato a Savona a stare "a gorilla", sorreggendosi con le braccia davanti. Ora sta seduto per davvero.
- Stando seduto è più facile per lui rapportarsi col mondo, cibo compreso. Un giorno stavo mangiando una pesca con Valerio seduto sulle mie gambe. All'improvviso sento tirare il braccio: era Valerio che, approfittando di un mio momento di distrazione, aveva agguantato la mia mano e si era portato il frutto alla bocca. Abbiamo ipotizzato che questo fosse un chiaro segnale di interesse per il cibo e abbiamo cominciato a dargli qualche assaggio.
- Seduto vuol dire anche che la nostra EC si è ampliata all'uso del riduttore per il wc. Per ora solo in modo saltuario, la ciotolina e il lavandino sono ancora i posti preferiti in cui fare pipì. L'EC prosegue tra alti e bassi, ma l'afa di questi giorni aiuta l'idea di tenere il culetto all'aria, senza pannolino.
- Da seduto interagisce anche con chi lo circonda, in particolare i cani. Guarda Nina e ride. Guarda Claus e ride. I cani non sembrano particolarmente felici, soprattutto Claus che spesso si imbarazza e se ne va. Probabilmente non diventerà un veterinario.
- A questo proposito, aumenta la lista di possibili professioni future del "piccolo". Il nonno lo vuole ingegnere. Io suggerisco giocatore di rugby. Il babbo propone piuttosto judo. Ma siamo passati anche da: filosofo (suggerito da mio fratello), messia (suggerito da mio cugino), trapezista, idraulico, cuoco, traduttore o comunque esperto di lingue... Guardando le olimpiadi ho scoperto che le sue orecchie a sventola sono perfettamente compatibili con la scherma: tra gli italiani, due medagliati su quattro sembrano Dumbo.
Infine, Valerio ha ricevuto la sua prima proposta di matrimonio! Da Jodie, la bimba di Stella di creargiocando, che con tutta la famiglia è venuta a trovarci a Savona. La mia futura nuora ha assicurato, tutta seria: "Quando cresce lo sposo!" Ormai è fatta, con Stella stiamo già discutendo per la dote, io ho chiesto come da tradizione che sia pagata in cammelli, lei ha proposto gatti e forse è meglio così: per trovare spazio per i cammelli dovremmo cambiare casa!
Nella foto, Nina con una fiera aria da cane dolomitico.
Alcune novità:
- dopo una pausa nell'uso del mei tai (dovuta al fatto che Vale era diventato troppo pesante e per me intrasportabile sul davanti) ho ricominciato ad usarlo prima sul fianco e poi sulla schiena. Un successo. A Savona siamo anche andati a fare una passeggiata, di quelle ultra soft (scarpette da passeggio, coperta su una spalla, sacchetto per il pic nic a penzoloni...), finendo sul cocuzzolo di una montagna da cui abbiamo faticato per scendere. Valerio dormiva tranquillo sulle mie spalle.
- Valerio ora sta seduto. Ha cominciato a Savona a stare "a gorilla", sorreggendosi con le braccia davanti. Ora sta seduto per davvero.
- Stando seduto è più facile per lui rapportarsi col mondo, cibo compreso. Un giorno stavo mangiando una pesca con Valerio seduto sulle mie gambe. All'improvviso sento tirare il braccio: era Valerio che, approfittando di un mio momento di distrazione, aveva agguantato la mia mano e si era portato il frutto alla bocca. Abbiamo ipotizzato che questo fosse un chiaro segnale di interesse per il cibo e abbiamo cominciato a dargli qualche assaggio.
- Seduto vuol dire anche che la nostra EC si è ampliata all'uso del riduttore per il wc. Per ora solo in modo saltuario, la ciotolina e il lavandino sono ancora i posti preferiti in cui fare pipì. L'EC prosegue tra alti e bassi, ma l'afa di questi giorni aiuta l'idea di tenere il culetto all'aria, senza pannolino.
- Da seduto interagisce anche con chi lo circonda, in particolare i cani. Guarda Nina e ride. Guarda Claus e ride. I cani non sembrano particolarmente felici, soprattutto Claus che spesso si imbarazza e se ne va. Probabilmente non diventerà un veterinario.
- A questo proposito, aumenta la lista di possibili professioni future del "piccolo". Il nonno lo vuole ingegnere. Io suggerisco giocatore di rugby. Il babbo propone piuttosto judo. Ma siamo passati anche da: filosofo (suggerito da mio fratello), messia (suggerito da mio cugino), trapezista, idraulico, cuoco, traduttore o comunque esperto di lingue... Guardando le olimpiadi ho scoperto che le sue orecchie a sventola sono perfettamente compatibili con la scherma: tra gli italiani, due medagliati su quattro sembrano Dumbo.
Infine, Valerio ha ricevuto la sua prima proposta di matrimonio! Da Jodie, la bimba di Stella di creargiocando, che con tutta la famiglia è venuta a trovarci a Savona. La mia futura nuora ha assicurato, tutta seria: "Quando cresce lo sposo!" Ormai è fatta, con Stella stiamo già discutendo per la dote, io ho chiesto come da tradizione che sia pagata in cammelli, lei ha proposto gatti e forse è meglio così: per trovare spazio per i cammelli dovremmo cambiare casa!
lunedì 9 luglio 2012
In treno col passeggino? Mission impossible!
Io, Valerio, il Babbo e la Nina siamo in partenza per le vacanze. Claus resterà una settimana coi nonni, e poi ci raggiungerà al mare.
Lo scorso fine settimana però io e Vale abbiamo avuto un primo assaggio di vacanze, andando ad un matrimonio dalle parti di Bergamo. Per risparmiare, per non inquinare e perché Valerio è un po' insofferente nei confronti dei viaggi lunghi, decidiamo di andare in treno e farci dare poi un passaggio da un amico dalla stazione di Bergamo al luogo in cui si tiene il rinfresco. Quindi, il passeggino con l'ovetto (da usare come seggiolino per l'auto) è obbligatorio, impossibile ricorrere al mei tai. Ma - penso - con un po' di accortezze il viaggio non sarà così traumatico. D'altra parte - mi illudevo - siamo in un paese civile, dove anche i disabili in carrozzina possono prendere comodamente i treni... no?
Partenza sabato mattina dalla stazione di Firenze. Che è a livello strada, quindi nessun problema col passeggino. Voto: 9.
Primo treno: Frecciarossa Firenze-Milano, su cui ho prenotato un posto accanto alle porte, quindi ho sedile con spazio accanto. Per salire sul treno però devo fare due scalini e col passeggino... come si fa? Passo davanti al capotreno che finge di non vedermi. Per fortuna una mamma con bambino fa sempre tenerezza e faccio commuovere un viaggiatore che mi aiuta a sollevare il passeggino. Il viaggio va bene fino a Bologna, lì Valerio decide che è il momento di mettere alla prova il malefico pannolino usa-e-getta che ha addosso. Risultato: cacca fino alle ascelle. Tristemente mi dirigo verso il bagno, dove con mio raccapriccio scopro che non ci sono superfici orizzontali su cui stendere il fasciatoio da viaggio. Tento allora un kamasutra del pannolino: mettere un piede sul wc, tenere con una mano l'ascella del bimbo, con l'altra togliere i pantaloni, con la terza pulire il culetto... acc, abbiamo solo due mani...
Esco dal bagno con Valerio mezzo nudo e la mia maglietta insozzata di cacca che tento malamente di pulire, col risultato che sembra che mi sia fatta anche io la pipì addosso. Ignoro lo sguardo di pietà degli altri passeggeri e comincio a pensare a come scendere dal treno. All'arrivo a Milano, una signora sul marciapiede mi aiuta col passeggino. Comincio a pensare che questo viaggio potrebbe essere più difficile del previsto. Voto: 6 e 1/2.
Stazione di Milano Centrale: attendo pochi minuti e poi vado a prendere il treno per Bergamo. Voto: non classificato.
Secondo treno (delle ferrovie svizzere) Milano Centrale - Bergamo. Arrivata sul binario mi chiedo che ci fa un treno delle ferrovie svizzere sulla tratta Mi-Bg, ma decido di non fare troppe domande quando scopro che il treno ha una carrozza per disabili in carrozzina, ben segnalata anche dall'esterno. La porta è all'altezza del marciapiede, all'apertura si allunga una piccola rampa. Dentro c'è lo spazio per il passeggino e un bagno abbastanza grande per entrare con le rotelle. Ne approfitto per vestire me e Valerio da matrimonio, ma calcolo male i tempi e quando il treno arriva nella stazione di Bergamo dobbiamo precipitarci fuori. Io per fortuna sono vestita, Valerio invece è nuovamente mezzo nudo con la camicina abbottonata storta. Madre degenere. Voto al treno: 10. Voto alla mamma: 3.
Stazione di Bergamo. Al binario 5 c'è l'ascensore per scendere nel sottopasso. Peccato che non funzioni. Comincio a smontare l'ovetto per portare prima giù il bimbo e poi tornare a prendere le rotelle, ma per fortuna un ragazzo mi intercetta e porta giù lui la parte del passeggino senza il bimbo. Nel sotterraneo scopriamo che per uscire dalla stazione bisogna salire di nuovo, ovviamente senza ascensore. Il ragazzo, gentilissimo, si immola per la causa e si fa carico del trasporto del passeggino per un'altra rampa di scale, stavolta in salita. Dopodiché mi chiede informazioni per andare a piedi all'aereoporto di Orio al Serio e io temo fortemente che la sua salute fisica e mentale abbia vacillato per colpa dello sforzo. Voto alla stazione: 2. Voto al camminatore folle (che spero non si sia avventurato a piedi in autostrada): 10.
Tralascio qui il racconto dello splendido matrimonio. La sposa era bellissima e il posto (un rifugio a 1000 metri) era meraviglioso (e fresco... è stata dura tornare all'afa). Dopo il pranzo, torniamo a Bergamo accompagnati da una coppia di amici e, memori dell'esperienza dell'andata, mi faccio accompagnare fino al treno (sempre sul fatidico binario 5, dove l'ascensore c'è ma non funziona)
Terzo treno: Bergamo - Milano Lambrate. E' uno di quei treni vecchi da pendolari, con due piani e tante scalette. L'amico mi porta il passeggino fin sul treno, lo saluto, lo ringrazio, lo faccio andar via... e mi rendo conto che per sedermi devo fare altri due gradini. Due. Non uno, mannaggia a loro. Che uno, col passeggino, si riesce. No, due! In quel momento passa una signora che mi aiuta a scendere. Sul treno Valerio fa amicizia con un signore che poi ci aiuta a risalire i due gradini per tornare nell'atrio. Voto: 4.
Alla stazione di Milano Lambrate c'è mio cugino che ci aspetta e mi aiuta col passeggino. Ci dirigiamo verso l'ascensore per scendere, ma... l'ascensore funziona solo dalle 8 alle 21. Sono le 21.40, quindi se uno non può scendere le scale può passare la notte sul binario. Stacco nuovamente l'ovetto con bimbo incluso e cedo le rotelle al cugino e al suo compagno. Come a Bergamo bisogna scendere nel sotterraneo (scale scale scale), poi salire (scale scale scale) e poi scendere nuovamente nel parcheggio esterno, dove veniamo assaliti da uno sciame di zanzare. Voto alla stazione: 2. Voto alle zanzare da guardia: 10.
La mattina dopo ripartiamo per Firenze, con Italo, il nuovo treno che fa concorrenza al frecciarossa.
Mio cugino e il compagno ci accompagnano alla stazione di Milano Garibaldi dove li saluto. "Ti accompagno" "Ma no, dai" "Figurati, ti accompagno". E meno male! Italo parte dal piano inferiore. Per fortuna c'è l'ascensore! Mentre dirigiamo verso l'ascensore, mio cugino (che tra qualche anno si trasferisce a Panama) dice a Valerio: "Quando verrai a trovarci però dovrai camminare. A Panama non ci sono di certo tutte queste comodità come gli ascensori nelle stazioni!" L'ascensore funziona dalle 6 alle 23. In teoria. In pratica non funziona. Ormai sono esperta, stacco l'ovetto e, sfidando il divieto che vediamo in evidenza davanti alle scale mobili, scendiamo col passeggino aperto (e stracolmo di borse). Nel sottopasso scopriamo poi che bisogna risalire e non ci sono nemmeno le scale mobili. Ancora un piccolo sforzo e siamo sul treno. Ma da soli non ce l'avremmo mai fatta. Voto alla stazione: 2. Voto al cugino: 10.
Finalmente Italo, da Milano a Firenze. Il posto assegnato, anche se da catalogo doveva essere con più spazio per le gambe, sembra normalissimo. Mi viene da pensare che allora gli altri posti siano a sardina. Quando arriva la capotreno (che però qui si chiama qualcosa come "train manager"... rabbrividiamo...) il nostro viaggio cambia radicalmente. "Nella carrozza 8 c'è il fasciatoio" "Ah, grazie" "Ci sono due posti con spazio per il passeggino, se vuole" "Davvero?" "Quelli per disabili, ma al momento non sono prenotati. Le prendo io il passeggino. E quella è la sua borsa? Dia a me! Carrozza 8. Ecco qui" "Senta, ma i disabili come fanno per scendere di solito?" "Viene il carrello. Ma se le serve aiuto per il passeggino le chiamo un collega. Dove?" "Firenze. Grazie!"
Il bagno è spazioso, ci entrerebbe anche il passeggino. C'è lo spazio fasciatoio, su cui lego Valerio mentre faccio pipì. Ahhh... avere le mani libere per tirarsi su i pantaloni, questa è vita...
5 minuti prima dell'arrivo, un altro "train manager" viene ad avvertirmi di fare con calma, che tanto a Firenze la sosta dura 8 minuti, c'è tempo, ma di cominciare a prepararmi e che mi aspetta per aiutarmi a scendere dal treno. Voto al treno: 8. Voto all'assistenza: 10.
In conclusione: in Italia se hai le rotelle non puoi viaggiare. Forse se sei disabile e prenoti hai qualche agevolazione in più, ma perché costringere la gente ad "umiliarsi" a chiedere per favore quello che dovrebbe essere garantito?
Ah, buone vacanze a tutte e tutti!
Lo scorso fine settimana però io e Vale abbiamo avuto un primo assaggio di vacanze, andando ad un matrimonio dalle parti di Bergamo. Per risparmiare, per non inquinare e perché Valerio è un po' insofferente nei confronti dei viaggi lunghi, decidiamo di andare in treno e farci dare poi un passaggio da un amico dalla stazione di Bergamo al luogo in cui si tiene il rinfresco. Quindi, il passeggino con l'ovetto (da usare come seggiolino per l'auto) è obbligatorio, impossibile ricorrere al mei tai. Ma - penso - con un po' di accortezze il viaggio non sarà così traumatico. D'altra parte - mi illudevo - siamo in un paese civile, dove anche i disabili in carrozzina possono prendere comodamente i treni... no?
Partenza sabato mattina dalla stazione di Firenze. Che è a livello strada, quindi nessun problema col passeggino. Voto: 9.
Primo treno: Frecciarossa Firenze-Milano, su cui ho prenotato un posto accanto alle porte, quindi ho sedile con spazio accanto. Per salire sul treno però devo fare due scalini e col passeggino... come si fa? Passo davanti al capotreno che finge di non vedermi. Per fortuna una mamma con bambino fa sempre tenerezza e faccio commuovere un viaggiatore che mi aiuta a sollevare il passeggino. Il viaggio va bene fino a Bologna, lì Valerio decide che è il momento di mettere alla prova il malefico pannolino usa-e-getta che ha addosso. Risultato: cacca fino alle ascelle. Tristemente mi dirigo verso il bagno, dove con mio raccapriccio scopro che non ci sono superfici orizzontali su cui stendere il fasciatoio da viaggio. Tento allora un kamasutra del pannolino: mettere un piede sul wc, tenere con una mano l'ascella del bimbo, con l'altra togliere i pantaloni, con la terza pulire il culetto... acc, abbiamo solo due mani...
Esco dal bagno con Valerio mezzo nudo e la mia maglietta insozzata di cacca che tento malamente di pulire, col risultato che sembra che mi sia fatta anche io la pipì addosso. Ignoro lo sguardo di pietà degli altri passeggeri e comincio a pensare a come scendere dal treno. All'arrivo a Milano, una signora sul marciapiede mi aiuta col passeggino. Comincio a pensare che questo viaggio potrebbe essere più difficile del previsto. Voto: 6 e 1/2.
Stazione di Milano Centrale: attendo pochi minuti e poi vado a prendere il treno per Bergamo. Voto: non classificato.
Secondo treno (delle ferrovie svizzere) Milano Centrale - Bergamo. Arrivata sul binario mi chiedo che ci fa un treno delle ferrovie svizzere sulla tratta Mi-Bg, ma decido di non fare troppe domande quando scopro che il treno ha una carrozza per disabili in carrozzina, ben segnalata anche dall'esterno. La porta è all'altezza del marciapiede, all'apertura si allunga una piccola rampa. Dentro c'è lo spazio per il passeggino e un bagno abbastanza grande per entrare con le rotelle. Ne approfitto per vestire me e Valerio da matrimonio, ma calcolo male i tempi e quando il treno arriva nella stazione di Bergamo dobbiamo precipitarci fuori. Io per fortuna sono vestita, Valerio invece è nuovamente mezzo nudo con la camicina abbottonata storta. Madre degenere. Voto al treno: 10. Voto alla mamma: 3.
Stazione di Bergamo. Al binario 5 c'è l'ascensore per scendere nel sottopasso. Peccato che non funzioni. Comincio a smontare l'ovetto per portare prima giù il bimbo e poi tornare a prendere le rotelle, ma per fortuna un ragazzo mi intercetta e porta giù lui la parte del passeggino senza il bimbo. Nel sotterraneo scopriamo che per uscire dalla stazione bisogna salire di nuovo, ovviamente senza ascensore. Il ragazzo, gentilissimo, si immola per la causa e si fa carico del trasporto del passeggino per un'altra rampa di scale, stavolta in salita. Dopodiché mi chiede informazioni per andare a piedi all'aereoporto di Orio al Serio e io temo fortemente che la sua salute fisica e mentale abbia vacillato per colpa dello sforzo. Voto alla stazione: 2. Voto al camminatore folle (che spero non si sia avventurato a piedi in autostrada): 10.
Tralascio qui il racconto dello splendido matrimonio. La sposa era bellissima e il posto (un rifugio a 1000 metri) era meraviglioso (e fresco... è stata dura tornare all'afa). Dopo il pranzo, torniamo a Bergamo accompagnati da una coppia di amici e, memori dell'esperienza dell'andata, mi faccio accompagnare fino al treno (sempre sul fatidico binario 5, dove l'ascensore c'è ma non funziona)
Terzo treno: Bergamo - Milano Lambrate. E' uno di quei treni vecchi da pendolari, con due piani e tante scalette. L'amico mi porta il passeggino fin sul treno, lo saluto, lo ringrazio, lo faccio andar via... e mi rendo conto che per sedermi devo fare altri due gradini. Due. Non uno, mannaggia a loro. Che uno, col passeggino, si riesce. No, due! In quel momento passa una signora che mi aiuta a scendere. Sul treno Valerio fa amicizia con un signore che poi ci aiuta a risalire i due gradini per tornare nell'atrio. Voto: 4.
Alla stazione di Milano Lambrate c'è mio cugino che ci aspetta e mi aiuta col passeggino. Ci dirigiamo verso l'ascensore per scendere, ma... l'ascensore funziona solo dalle 8 alle 21. Sono le 21.40, quindi se uno non può scendere le scale può passare la notte sul binario. Stacco nuovamente l'ovetto con bimbo incluso e cedo le rotelle al cugino e al suo compagno. Come a Bergamo bisogna scendere nel sotterraneo (scale scale scale), poi salire (scale scale scale) e poi scendere nuovamente nel parcheggio esterno, dove veniamo assaliti da uno sciame di zanzare. Voto alla stazione: 2. Voto alle zanzare da guardia: 10.
La mattina dopo ripartiamo per Firenze, con Italo, il nuovo treno che fa concorrenza al frecciarossa.
Mio cugino e il compagno ci accompagnano alla stazione di Milano Garibaldi dove li saluto. "Ti accompagno" "Ma no, dai" "Figurati, ti accompagno". E meno male! Italo parte dal piano inferiore. Per fortuna c'è l'ascensore! Mentre dirigiamo verso l'ascensore, mio cugino (che tra qualche anno si trasferisce a Panama) dice a Valerio: "Quando verrai a trovarci però dovrai camminare. A Panama non ci sono di certo tutte queste comodità come gli ascensori nelle stazioni!" L'ascensore funziona dalle 6 alle 23. In teoria. In pratica non funziona. Ormai sono esperta, stacco l'ovetto e, sfidando il divieto che vediamo in evidenza davanti alle scale mobili, scendiamo col passeggino aperto (e stracolmo di borse). Nel sottopasso scopriamo poi che bisogna risalire e non ci sono nemmeno le scale mobili. Ancora un piccolo sforzo e siamo sul treno. Ma da soli non ce l'avremmo mai fatta. Voto alla stazione: 2. Voto al cugino: 10.
Finalmente Italo, da Milano a Firenze. Il posto assegnato, anche se da catalogo doveva essere con più spazio per le gambe, sembra normalissimo. Mi viene da pensare che allora gli altri posti siano a sardina. Quando arriva la capotreno (che però qui si chiama qualcosa come "train manager"... rabbrividiamo...) il nostro viaggio cambia radicalmente. "Nella carrozza 8 c'è il fasciatoio" "Ah, grazie" "Ci sono due posti con spazio per il passeggino, se vuole" "Davvero?" "Quelli per disabili, ma al momento non sono prenotati. Le prendo io il passeggino. E quella è la sua borsa? Dia a me! Carrozza 8. Ecco qui" "Senta, ma i disabili come fanno per scendere di solito?" "Viene il carrello. Ma se le serve aiuto per il passeggino le chiamo un collega. Dove?" "Firenze. Grazie!"
Il bagno è spazioso, ci entrerebbe anche il passeggino. C'è lo spazio fasciatoio, su cui lego Valerio mentre faccio pipì. Ahhh... avere le mani libere per tirarsi su i pantaloni, questa è vita...
5 minuti prima dell'arrivo, un altro "train manager" viene ad avvertirmi di fare con calma, che tanto a Firenze la sosta dura 8 minuti, c'è tempo, ma di cominciare a prepararmi e che mi aspetta per aiutarmi a scendere dal treno. Voto al treno: 8. Voto all'assistenza: 10.
In conclusione: in Italia se hai le rotelle non puoi viaggiare. Forse se sei disabile e prenoti hai qualche agevolazione in più, ma perché costringere la gente ad "umiliarsi" a chiedere per favore quello che dovrebbe essere garantito?
Ah, buone vacanze a tutte e tutti!
mercoledì 13 giugno 2012
"Eccì!" "Salute?" "No, pipì"
ovvero: E/C for dummies
"Pannolini usa e getta? Nooo... tutta quella plastica addosso, che schifo. E poi si inquina, io uso solo i lavabili."
"Sì, beh, meglio di niente. Cioè, volevo dire, sarebbe meglio niente... E' già un primo passo, però si può fare di meglio..."
Di meglio? E tu che pensavi di essere già arrivata al top, di essere una mamma ecologicamente (quasi) perfetta e di assicurare alla pelle del tuo bambino una condizione ottimale, con solo il cotone a contatto col culetto. Invece no.
Avevi già sentito parlare di EC in gravidanza, su un forum. Elimination Communication, cioè comunicazione sull'eliminazione. Sembra impossibile, ma ci sono genitori che tengono il bambino senza pannolino fin dalla nascita, capendo quando deve fare pipì e cacca. Davvero? Come fanno?
Figuriamoci, non è possibile. I neonati fanno la pipì troppo spesso. I neonati non hanno il controllo degli sfinteri. Bisognerebbe passare il tempo a guardarli. E poi cosa fai, sei sempre lì a pulire? E se la fa a spruzzo sulle lenzuola di seta?
Però fin da subito l'idea aveva cominciato a ronzarti in testa. Tanto le lenzuola di seta non ce le hai. E anche se fa un po' di pipì a giro non è grave. D'altra parte anche Claus (il vecchio cane semi-incontinente) a volte fa la pipì nella cuccia e non vi siete mai lamentati. Certo, con questo caldo il pannolino di stoffa è meglio dell'usa e getta, ma è pur sempre una costrizione. E se pensi al primo mese dopo il parto, con gli assorbenti giorno e notte, il fatto che fossero di stoffa non ti consolava più di tanto, no?
Poi ti rendi conto che nel mondo i pannolini vengono usati solo da una minoranza di bambini, tutti gli altri come fanno, pipì in casa? Che schifo... no, ci dev'essere un altro modo...
Poi pensi che in effetti ogni volta che togli il pannolino, il bimbo fa la pipì. E magari c'è un motivo.
(E comunque non ti ha mai convinto il consiglio delle altre mamme di cambiare il pannolino il più velocemente possibile, per evitare la pipì addosso a chi lo cambia. In questo modo non ti sporchi tu, ma sei certa di conservare per le prossime due ore la pipì a contatto col culetto del bimbo...)
Poi cominci ad informarti e scopri che c'è un gruppo su yahoo e vari siti, alcuni anche in italiano. E che se proprio non vuoi coinvolgerti troppo, c'è un primo passo semplice e indolore.
Allora cominci a tenere il bimbo sul lavandino ogni volta che lo cambi, sussurrandogli "pss pss, pipì" e ti rendi conto che spesso... la fa!
Allora fai una mattinata di osservazione e ti rendi conto che ci sono delle costanti: che fa una pipì subito dopo la poppata, una dopo 5 minuti e un'altra dopo circa 10 e poi la può tenere anche un'ora o più. Che prima della pipì spesso piagnucola. Che prima della cacca fa "coff coff", un suono simile a quando ha fame.
Allora cominci a tenere il bimbo senza il pannolino almeno mezza giornata quando sei a casa. E come per i pannolini lavabili, ti accorgi che il babbo è quello più entusiasta della famiglia, ed anche il più empatico: si accorge quasi sempre che "è il momento".
E ogni volta che prendete una pipì è una festa. E ogni volta che la perdete, basta uno straccio e si pulisce in un attimo, ed è pur sempre una pipì in meno nel pannolino.
E ti rendi conto che se il bimbo è accanto a te, sul fasciatoio o su un telo, si instaura davvero un'ottima comunicazione e non "perdi" una pipì. Se invece ti allontani per preparare il pranzo, non ne "prendi" una, ma poco male, ci sono ampi spazi di miglioramento.
E ad un certo punto ti accorgi che le cacche trovate nei pannolini sono pochissime, anche se il bimbo continua a farne 4-5 al giorno. Ti accorgi che la pipì della sera prima di nanna è diventato un appuntamento fisso. E qualche volta trovi il pannolino asciutto al risveglio.
E quando vedi la quantità di pipì che esce da un corpicino così piccolo, pensi che nel pannolino rimane per delle ore e ti viene voglia di tenere il bimbo nudo 24 ore su 24. Lui sarebbe già pronto, ma tu non ancora.
Il numero di pannolini usati non accenna a diminuire, perché se da un lato ne usi meno al mattino, quando fate EC, dall'altro lo cambi più spesso al pomeriggio per non lasciarlo troppo a lungo bagnato. Ma tanto c'è la lavatrice, e in estate i pannolini asciugano in fretta.
E finalmente ti rendi conto di non essere una mamma ecologicamente perfetta, di non poterti considerare "arrivata", ma di aver cominciato un percorso. Dove vi porterà ancora non lo sai, ma non importa, l'importante è essere partiti!
giovedì 17 maggio 2012
Le dieci (+4 +1) cose da non dire
Le dieci cose che una neo-mamma non dovrebbe mai dire ad un'altra neo-mamma:"Il mio INVECE dorme 12 ore per notte"
"Il mio INVECE mangia SOLO 4 volte al giorno"
"Il mio INVECE fa la cacca SOLO una volta al giorno"
(ma anche: "Il mio INVECE fa la cacca ALMENO una volta al giorno")
"Il mio INVECE non ha mai avuto una colica"
"Il mio INVECE non fa mai il rigurgitino"
"Il mio INVECE sa già gattonare / parlare / fare di conto / risolvere le equazioni di secondo grado..."
"Io INVECE ho partorito in 2 ore e dopo mi sono alzata come se non fosse successo niente"
"Mia suocera INVECE è una santa!"
"Mio marito INVECE cambia sempre i pannolini"
"Ragadi? Che cosa sono? Mai avute!"
Le quattro cose che amici, parenti e sconosciuti non dovrebbero mai dire ad una neo-mamma:
(dopo il racconto di una notte insonne, di una scenata isterica, di un periodo di pianti continui etc...) "Ah, goditeli questi momenti, che i bambini crescono in fretta!"
"Signora, ma è suo figlio? Non le assomiglia PER NIENTE!"
"Anche mia nipote lo teneva senza calze, poi gli è venuta la broncopolmonite, l'hanno operato, è stato sei mesi in rianimazione..."
"Vedrai quando gli spunteranno i dentini..."
La cosa FONDAMENTALE che una neo-mamma non dovrebbe mai dire del proprio bambino:
"E' così tranquillo!" (il giorno dopo di sicuro piangerà tutto il giorno)
P.S: lo ammetto... alcune di queste cose non me le sono sentite dire, ma le ho dette io. Mi copro il capo di cenere... e la maglia di bavetta!
giovedì 10 maggio 2012
Dire, fare, baciare...
Domande che mi sento porre quotidianamente (o quasi) e risposte che vorrei dare.
"Che bello, è suo?"
"No, l'ho rubato e ora me ne vado a passeggio chiacchierando con le vecchine per non dare troppo nell'occhio."
"E' maschio, vero?"
"Da cosa lo deduce, dal fatto che è vestito d'azzurro da capo a piedi, lenzuolino compreso, e che lo chiamo "IL miO bambinO"? No, in realtà è femmina, ma suo padre voleva un maschietto, allora l'abbiamo chiamata Ledioscar e abbiamo già prenotato l'operazione a Casablanca."
"Glielo dà Lei il latte?"
Sì, il latte glielo do io. Le melanzane alla parmigiana invece gliele dà mia madre, dato che io non so cucinarle.
"Intendevo se lo allatta al seno."
Veda lei, la quarta di reggiseno non ce l'avevo fino a tre mesi fa e quando sono andata in ospedale non ero certo nel reparto di chirurgia plastica...
"E' fortunata! Mia nipote invece..."
No, è fortunata Lei, che oggi sono in una giornata "si". Di solito sguinzaglio i cani prima di arrivare alle vicende terrificanti capitate ai cugini dei vicini dei fratelli...
"Col cane va d'accordo?"
No, li porto in giro tranquillamente insieme, ma il cane odia i bambini. Infatti questo in realtà è il mio secondogenito. Il primo aveva tirato la coda al cane e ha fatto una brutta fine.
"E' bravo?"
No, a due mesi l'hanno condannato per furto aggravato e rapina a mano armata, ma è riuscito ad evadere.
"Non avrà caldo/freddo con quella felpa/con i piedi nudi?"
Sì, credo di sì. Ma sto facendo degli esperimenti e voglio capire quanto tempo ci vuole prima che abbia un colpo di calore/vada in ipotermia.
"Che faccia furbetta. E' vivace?"
Tremendamente. Con 'sta scusa che deve poppare, in due mesi e mezzo mi ha toccato le tette più volte di quanto abbia fatto suo padre da quando ci conosciamo.
"Lo tieni sempre in braccio! Non puoi metterlo nella carrozzina?"
E tu non potevi stare a casa davanti alla tv, invece di venire qui a criticare?
E con questo, dopo aver sfogato il mio cinismo, per oggi la smetto.
"Che bello, è suo?"
"No, l'ho rubato e ora me ne vado a passeggio chiacchierando con le vecchine per non dare troppo nell'occhio."
"E' maschio, vero?"
"Da cosa lo deduce, dal fatto che è vestito d'azzurro da capo a piedi, lenzuolino compreso, e che lo chiamo "IL miO bambinO"? No, in realtà è femmina, ma suo padre voleva un maschietto, allora l'abbiamo chiamata Ledioscar e abbiamo già prenotato l'operazione a Casablanca."
"Glielo dà Lei il latte?"
Sì, il latte glielo do io. Le melanzane alla parmigiana invece gliele dà mia madre, dato che io non so cucinarle.
"Intendevo se lo allatta al seno."
Veda lei, la quarta di reggiseno non ce l'avevo fino a tre mesi fa e quando sono andata in ospedale non ero certo nel reparto di chirurgia plastica...
"E' fortunata! Mia nipote invece..."
No, è fortunata Lei, che oggi sono in una giornata "si". Di solito sguinzaglio i cani prima di arrivare alle vicende terrificanti capitate ai cugini dei vicini dei fratelli...
"Col cane va d'accordo?"
No, li porto in giro tranquillamente insieme, ma il cane odia i bambini. Infatti questo in realtà è il mio secondogenito. Il primo aveva tirato la coda al cane e ha fatto una brutta fine.
"E' bravo?"
No, a due mesi l'hanno condannato per furto aggravato e rapina a mano armata, ma è riuscito ad evadere.
"Non avrà caldo/freddo con quella felpa/con i piedi nudi?"
Sì, credo di sì. Ma sto facendo degli esperimenti e voglio capire quanto tempo ci vuole prima che abbia un colpo di calore/vada in ipotermia.
"Che faccia furbetta. E' vivace?"
Tremendamente. Con 'sta scusa che deve poppare, in due mesi e mezzo mi ha toccato le tette più volte di quanto abbia fatto suo padre da quando ci conosciamo.
"Lo tieni sempre in braccio! Non puoi metterlo nella carrozzina?"
E tu non potevi stare a casa davanti alla tv, invece di venire qui a criticare?
E con questo, dopo aver sfogato il mio cinismo, per oggi la smetto.
venerdì 30 marzo 2012
30 e più giorni di pannolini lavabili
Valerio cresce, mangia tanto, ma soprattutto fa tanta cacca. Ti rendi conto di essere diventata mamma quando ad un pic nic con le amiche - tutte con carrozzina al seguito - ti trovi a parlare di colore, consistenza e periodicità delle cacche dei rispettivi frugoletti. Ad invidiare le mamme degli stitici ("Lei? Ogni due giorni! Sono disperata, ho provato di tutto!") e ad essere a tua volta invidiata da loro ("Lui? ogni volta che lo cambio, 7/10 volte al giorno, c'è un po' di cacca, dal minimo sindacale all'alluvione...")
Faccio outing. Oltre ai pannolini lavabili, abbiamo comprato anche un pacco da 150 usa e getta. a mia discolpa posso dire che sono biodegradabili. E li abbiamo pagati poco perché presi direttamente dalla fabbrica, che sta a Prato, di seconda scelta. E che ne abbiamo ancora la metà, avendoli usati davvero poco.
E ora, un'altra confessione: il Babbo è più convinto di me, coi lavabili. Io ero ancora stravolta sul divano, dopo pochi giorni dal parto e lui già mi diceva "Che ne dici se oggi gliene metto uno di cotone?" Non so dire qual è stata la mia risposta, poteva essere un "Fà come vuoi" oppure un semplice mugolio: di quei giorni ricordo poco.
Da quel momento in poi, a parte un tragico fine settimana al mare (dopo solo un giorno il Babbo ha sbottato: "Dobbiamo procurarci una lavatrice a manovella, queste schifezze di usa e getta non si possono usare!"), abbiamo usato solo i lavabili.
Alle future mamme che mi chiedono "quando" cominciare, io consiglio... subito! Lascia pure passare un paio di giorni dopo il ritorno dall'ospedale, ma se sei sostenuta dal compagno non ha senso rimandare troppo. I pannolini lavabili sono l'invenzione migliore per il culetto del tuo bambino (no, l'associazione venditori di pannolini lavabili non mi paga per questo...)
Un bilancio delle nostre esperienze dopo un mese di utilizzo. Ecco quali pannolini abbiamo comprato e stiamo utilizzando.
5 ciripà. Sono i vecchi "sorrisi", strisce di cotone con due laccetti da annodare in vita. Sopra, una mutandina (che se non si sporca si riutilizza per vari cambi). Per la casa, di giorno, sono i miei preferiti. Basta prenderci la mano, e ci vuole davvero poco, e poi si adattano perfettamente.
5 Pagù. I pannolini sono tipo un fazzolettone di cotone, con la parte centrale più spessa. Si piegano "a origami", diversamente tra maschi e femmine (per i maschi è veramente facile, basta piegare in dentro le due alette laterali, ad aereoplanino) e, volendo, si tengono chiusi con uno "snappy". Sopra, una mutandina. I preferiti del babbo, per la casa, di giorno.
5 Pop-in. Pannolini "tutto in due", con inserti staccabili in pile e mutandina con bottoncini (per regolare le dimensioni: Vale è già alla seconda misura) di un materiale impermeabile ma traspirante. Perfetti per le uscite perché comodissimi, una volta attaccati gli inserti il pannolino non è tanto diverso da un usa e getta. Uno è costantemente nella borsa del cambio, che mi porto sempre dietro.
3 "Belli come il sole". Pannolini "fitted", cioè una mutandina di materiale assorbente (cotone spesso), a cui aggiungere una mutandina impermeabile. Perfetti per la notte, l'unico difetto è che ci mettono molto ad asciugare (ma ora che fa caldo non è più un problema)
1 "Ecobu". Come idea simili ai Pop-in, ma gli inserti sono in bambù. Lo usiamo per la notte quando i "Belli come il sole" non sono ancora asciutti, oppure per uscire quando serve una buona tenuta.
1 "Tretopini", pocket con fantasia cani e gatti. L'inserto si inserisce in una tasca della mutandina regolabile per taglie. Troppo bello! E per questo l'abbiamo ancora usato poco. Aspettiamo l'estate per sfoggiarlo senza pigiamini.
2 "Italmami" (un Fiocco e un Lilo), anche questi sono pocket regolabili. Per il momento sono quelli più difficili da usare, forse perché Valerio è ancora troppo piccolo (vanno bene dai 5 kg in poi). Prima di giudicare, aspettiamo un uso più massiccio tra qualche settimana.
"Si, però che stress, devi lavarli..."
I primi tempi facevamo una lavatrice ogni due giorni. Ora che fa caldo e al sole in mezza giornata asciugano, la facciamo ogni tre. Pannolini, più vestitini di Valerio e a volte qualcos'altro se ci sta.
In compenso il sacchetto della spazzatura è sempre vuoto (e dato che il bidone più vicino a casa è comunque lontanuccio, già solo questo aspetto potrebbe essere determinante per la preferenza verso i lavabili...)
Un altro aspetto da non sottovalutare è che la puzza non si sente quasi: l'odore di bucato copre in gran parte quello della cacca - che effettivamente per ora non è molto penetrante, ma con gli usa e getta si sente eccome. Qualche settimana fa, la zia, con Valerio in braccio, spiegava al fidanzato: "La puzza non si sente, perché loro usano dei pannolini tecnologici ultra moderni!"
Quale definizione migliore, per i ciripà della nonna?
Faccio outing. Oltre ai pannolini lavabili, abbiamo comprato anche un pacco da 150 usa e getta. a mia discolpa posso dire che sono biodegradabili. E li abbiamo pagati poco perché presi direttamente dalla fabbrica, che sta a Prato, di seconda scelta. E che ne abbiamo ancora la metà, avendoli usati davvero poco.
E ora, un'altra confessione: il Babbo è più convinto di me, coi lavabili. Io ero ancora stravolta sul divano, dopo pochi giorni dal parto e lui già mi diceva "Che ne dici se oggi gliene metto uno di cotone?" Non so dire qual è stata la mia risposta, poteva essere un "Fà come vuoi" oppure un semplice mugolio: di quei giorni ricordo poco.
Da quel momento in poi, a parte un tragico fine settimana al mare (dopo solo un giorno il Babbo ha sbottato: "Dobbiamo procurarci una lavatrice a manovella, queste schifezze di usa e getta non si possono usare!"), abbiamo usato solo i lavabili.
Alle future mamme che mi chiedono "quando" cominciare, io consiglio... subito! Lascia pure passare un paio di giorni dopo il ritorno dall'ospedale, ma se sei sostenuta dal compagno non ha senso rimandare troppo. I pannolini lavabili sono l'invenzione migliore per il culetto del tuo bambino (no, l'associazione venditori di pannolini lavabili non mi paga per questo...)
Un bilancio delle nostre esperienze dopo un mese di utilizzo. Ecco quali pannolini abbiamo comprato e stiamo utilizzando.
5 ciripà. Sono i vecchi "sorrisi", strisce di cotone con due laccetti da annodare in vita. Sopra, una mutandina (che se non si sporca si riutilizza per vari cambi). Per la casa, di giorno, sono i miei preferiti. Basta prenderci la mano, e ci vuole davvero poco, e poi si adattano perfettamente.
5 Pagù. I pannolini sono tipo un fazzolettone di cotone, con la parte centrale più spessa. Si piegano "a origami", diversamente tra maschi e femmine (per i maschi è veramente facile, basta piegare in dentro le due alette laterali, ad aereoplanino) e, volendo, si tengono chiusi con uno "snappy". Sopra, una mutandina. I preferiti del babbo, per la casa, di giorno.
5 Pop-in. Pannolini "tutto in due", con inserti staccabili in pile e mutandina con bottoncini (per regolare le dimensioni: Vale è già alla seconda misura) di un materiale impermeabile ma traspirante. Perfetti per le uscite perché comodissimi, una volta attaccati gli inserti il pannolino non è tanto diverso da un usa e getta. Uno è costantemente nella borsa del cambio, che mi porto sempre dietro.
3 "Belli come il sole". Pannolini "fitted", cioè una mutandina di materiale assorbente (cotone spesso), a cui aggiungere una mutandina impermeabile. Perfetti per la notte, l'unico difetto è che ci mettono molto ad asciugare (ma ora che fa caldo non è più un problema)
1 "Ecobu". Come idea simili ai Pop-in, ma gli inserti sono in bambù. Lo usiamo per la notte quando i "Belli come il sole" non sono ancora asciutti, oppure per uscire quando serve una buona tenuta.
1 "Tretopini", pocket con fantasia cani e gatti. L'inserto si inserisce in una tasca della mutandina regolabile per taglie. Troppo bello! E per questo l'abbiamo ancora usato poco. Aspettiamo l'estate per sfoggiarlo senza pigiamini.
2 "Italmami" (un Fiocco e un Lilo), anche questi sono pocket regolabili. Per il momento sono quelli più difficili da usare, forse perché Valerio è ancora troppo piccolo (vanno bene dai 5 kg in poi). Prima di giudicare, aspettiamo un uso più massiccio tra qualche settimana.
"Si, però che stress, devi lavarli..."
I primi tempi facevamo una lavatrice ogni due giorni. Ora che fa caldo e al sole in mezza giornata asciugano, la facciamo ogni tre. Pannolini, più vestitini di Valerio e a volte qualcos'altro se ci sta.
In compenso il sacchetto della spazzatura è sempre vuoto (e dato che il bidone più vicino a casa è comunque lontanuccio, già solo questo aspetto potrebbe essere determinante per la preferenza verso i lavabili...)
Un altro aspetto da non sottovalutare è che la puzza non si sente quasi: l'odore di bucato copre in gran parte quello della cacca - che effettivamente per ora non è molto penetrante, ma con gli usa e getta si sente eccome. Qualche settimana fa, la zia, con Valerio in braccio, spiegava al fidanzato: "La puzza non si sente, perché loro usano dei pannolini tecnologici ultra moderni!"
Quale definizione migliore, per i ciripà della nonna?
venerdì 9 marzo 2012
Frasi e momenti che resteranno indimenticabili
Durante il parto
"Non si potrebbe interrompere e ricominciare domani?"
Ostetrica: "Si vede la testa, ora bastano poche spinte"
io: "Poche cosa vuol dire?"
ostetrica (imbarazzata): "Beh... dipende..."
io (testarda): "Ma più o meno di dieci?!?"
Dopo il parto, in ospedale
"Il prossimo però lo adottiamo..."
In ospedale i pasti si prenotano il giorno prima. Essendo io arrivata alla sera non ho potuto prenotare, ma ho comunicato di volere per il giorno successivo un menu almeno vegetariano. A pranzo tutto a posto. A cena...
Inserviente: "Lei è quella vegetariana? Come primo c'è la pasta. Come secondo le posso dare le seppioline in umido"
io: "Le seppioline non le mangio, sono vegetariana"
inserviente: "Ah, non le mangia? Ma è pesce!"
io: "Appunto, i vegetariani non mangiano pesce..."
inserviente: "Di solito le nostre pazienti vegetariane il pesce lo mangiano. Allora non so proprio... ah, no, ecco, dalla cucina mi hanno mandato questo vassoio con i legumi apposta per lei!"
io "..."
La prima memorabile volta che il frugoletto, appena tolto il pannolino, pulito, asciugato... fa la pipì a spruzzo addosso a chi lo sta cambiando...
Dopo il parto, a casa
Le tre regole fondamentali per la nanna che dà l'ospedale sono:
- il neonato deve dormire a pancia in su
- non nel letto dei genitori
- ad una temperatura di non oltre 20°, quindi solo con un lenzuolino, niente coperte pesanti.
La prima notte mi addormento allattando. Mi risveglio e Valerio è sotto le coperte, a pancia in giù, nel centro del lettone. Cominciamo benissimo!!!
Il babbo che, tornando dall'unica farmacia aperta il sabato all'una di notte, commenta: "Sembra incredibile, ma mentre io andavo in farmacia, c'era gente che usciva per la serata!"
La prima memorabile volta che il frugoletto, appena pulito, asciugato, con già il pannolino pulito sotto il culetto... fa la cacca... allagando il bagno... (come fa a farne così tanta? Dove la tiene???)
La prima doccia al ritorno dall'ospedale. O meglio, TRE GIORNI dopo il ritorno dall'ospedale. Prima sembravo il gobbo di notre dame e non stavo abbastanza dritta da entrare nel box doccia...
Guardare in basso e vedere un seno taglia 4 al posto dei due brufoli che avevo prima.
La prima volta che ho rimesso la mia gonna preferita (che in qualche modo avevo cercato di mettere anche durante la gravidanza, ma non nell'ultimo mese) sentendomi finalmente donna e non più convalescente.
Il primo "vestitino per uscire" di Valerio. Che, mi fa notare il babbo, è un pigiamino come tutti gli altri. "Nooo! E' molto più bello!!" (solo perché è blu notte anziché bianco/azzurrino/panna...)
"Non si potrebbe interrompere e ricominciare domani?"
Ostetrica: "Si vede la testa, ora bastano poche spinte"
io: "Poche cosa vuol dire?"
ostetrica (imbarazzata): "Beh... dipende..."
io (testarda): "Ma più o meno di dieci?!?"
Dopo il parto, in ospedale
"Il prossimo però lo adottiamo..."
In ospedale i pasti si prenotano il giorno prima. Essendo io arrivata alla sera non ho potuto prenotare, ma ho comunicato di volere per il giorno successivo un menu almeno vegetariano. A pranzo tutto a posto. A cena...
Inserviente: "Lei è quella vegetariana? Come primo c'è la pasta. Come secondo le posso dare le seppioline in umido"
io: "Le seppioline non le mangio, sono vegetariana"
inserviente: "Ah, non le mangia? Ma è pesce!"
io: "Appunto, i vegetariani non mangiano pesce..."
inserviente: "Di solito le nostre pazienti vegetariane il pesce lo mangiano. Allora non so proprio... ah, no, ecco, dalla cucina mi hanno mandato questo vassoio con i legumi apposta per lei!"
io "..."
La prima memorabile volta che il frugoletto, appena tolto il pannolino, pulito, asciugato... fa la pipì a spruzzo addosso a chi lo sta cambiando...
Dopo il parto, a casa
Le tre regole fondamentali per la nanna che dà l'ospedale sono:
- il neonato deve dormire a pancia in su
- non nel letto dei genitori
- ad una temperatura di non oltre 20°, quindi solo con un lenzuolino, niente coperte pesanti.
La prima notte mi addormento allattando. Mi risveglio e Valerio è sotto le coperte, a pancia in giù, nel centro del lettone. Cominciamo benissimo!!!
Il babbo che, tornando dall'unica farmacia aperta il sabato all'una di notte, commenta: "Sembra incredibile, ma mentre io andavo in farmacia, c'era gente che usciva per la serata!"
La prima memorabile volta che il frugoletto, appena pulito, asciugato, con già il pannolino pulito sotto il culetto... fa la cacca... allagando il bagno... (come fa a farne così tanta? Dove la tiene???)
La prima doccia al ritorno dall'ospedale. O meglio, TRE GIORNI dopo il ritorno dall'ospedale. Prima sembravo il gobbo di notre dame e non stavo abbastanza dritta da entrare nel box doccia...
Guardare in basso e vedere un seno taglia 4 al posto dei due brufoli che avevo prima.
La prima volta che ho rimesso la mia gonna preferita (che in qualche modo avevo cercato di mettere anche durante la gravidanza, ma non nell'ultimo mese) sentendomi finalmente donna e non più convalescente.
Il primo "vestitino per uscire" di Valerio. Che, mi fa notare il babbo, è un pigiamino come tutti gli altri. "Nooo! E' molto più bello!!" (solo perché è blu notte anziché bianco/azzurrino/panna...)
venerdì 2 marzo 2012
Di cicogne, cavoli e roseti
"Robino" ha deciso che era arrivato il momento di uscire ad esporare il mondo la sera di domenica 19 febbraio, proprio mentre io e il babbo stavamo per andare a cena da amici. Considerando che alla cena sarebbero stati presenti tre infermieri, tre medici, una specializzanda in pediatria e una psicologa dell'età evolutiva, abbiamo messo da parte ogni preoccupazione e siamo usciti lo stesso.
Il travaglio vero e proprio è cominciato il giorno successivo verso le 10 e alle 18 è nato Valerio, un elefantino di 4,066 kg.
Come degente vegana posso dire che l'esperienza ospedaliera (Ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri) è stata decisamente superiore ad ogni mia aspettativa. La sera il babbo ha comunicato alle infermiere che al letto 7 la nuova arrivata era vegetariana (dopo aver appena partorito non avevo voglia di litigare e vegetariano è "normale", pensavo avrei dovuto al massimo scartare il formaggio o la frittata). La mattina dopo arriva un'infermiera che mi spiega che per i pasti di quel giorno non posso scegliere, ma che ha fatto sapere in cucina la mia richiesta; invece posso scegliere per i pasti del giorno successivo e... incredibile... è contemplata la possibilità di avere un menu vegano.
Un vassoio ricolmo di piatti tutti vegani mi arriva anche quel giorno - incredibile ma vero! - e dopo aver dovuto discutere solo 5 minuti con l'inserviente convinta che il menu vegetariano fosse quello con le seppioline ("No, guardi, non le mangio le seppioline... l'avevo detto che sono vegetariana" "Strano, di solito le nostre pazienti vegetariane il pesce lo mangiano" "...") ma che poi, cercando bene, finalmente trova il MIO vassoio con pastasciutta, lenticchie e carote... gnammi!
Dopo due giorni in ospedale siamo stati dimessi e lì è iniziato il travaglio vero e proprio. Sì, perchè tutti parlano dei dolori del parto (che non nego ci siano, ma l'overdose di ormoni rende tutto più sopportabile) e nessuno mette in guardia sul dopo. Anche Eva, cacciata dal paradiso, non ha letto le scritte in piccolo al fondo del contratto. Accanto al "partorirai con dolore", scritto in bella evidenza tanto che ce lo ricordiamo ancora oggi, di sicuro c'era un asterisco: "ma sappi che il peggio verrà dopo". Insomma, tra dolori per i punti, impossibilià a stare seduta (ma anche, nei primi giorni, sdraiata sul fianco sinistro), montata lattea con febbre che è arrivata a 39.7 e altri dettagli che tralascio per pudore, direi che non mi sono fatta mancare nulla.
Nel frattempo Valerio mangia con la disperazione di chi ha già deciso che da grande farà il lottatore di sumo. Secondo tutti gli amici e i parenti che si sono espressi è indiscutibilmente identico al babbo, ma con il naso della mamma (c'è chi s'è spinto a commentare "per fortuna")
Nei prossimi giorni seguiremo il consiglio di un'amica che sostiene che il cordone ombelicale che si è ormai staccato debba essere seppellito sotto un roseto, perché così - vuole la tradizione - Valerio diventerà un tenore. Abbiamo poi scoperto che anche la madre di Gianna Nannini aveva seguito questa pratica stregonesca e quindi ci siamo convinti a farlo anche noi (e io preferirei un figlio cantante rock piuttosto che un tenore, ma deciderà lui)
Pensandoci bene, forse Valerio non vuole diventare un lottatore di sumo... ma non potendo ancora lavorare sulla voce (per il momento da soprano) cerca di raggiungere almeno nella stazza il suo futuro idolo: Pavarotti!
Il travaglio vero e proprio è cominciato il giorno successivo verso le 10 e alle 18 è nato Valerio, un elefantino di 4,066 kg.
Come degente vegana posso dire che l'esperienza ospedaliera (Ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri) è stata decisamente superiore ad ogni mia aspettativa. La sera il babbo ha comunicato alle infermiere che al letto 7 la nuova arrivata era vegetariana (dopo aver appena partorito non avevo voglia di litigare e vegetariano è "normale", pensavo avrei dovuto al massimo scartare il formaggio o la frittata). La mattina dopo arriva un'infermiera che mi spiega che per i pasti di quel giorno non posso scegliere, ma che ha fatto sapere in cucina la mia richiesta; invece posso scegliere per i pasti del giorno successivo e... incredibile... è contemplata la possibilità di avere un menu vegano.
Un vassoio ricolmo di piatti tutti vegani mi arriva anche quel giorno - incredibile ma vero! - e dopo aver dovuto discutere solo 5 minuti con l'inserviente convinta che il menu vegetariano fosse quello con le seppioline ("No, guardi, non le mangio le seppioline... l'avevo detto che sono vegetariana" "Strano, di solito le nostre pazienti vegetariane il pesce lo mangiano" "...") ma che poi, cercando bene, finalmente trova il MIO vassoio con pastasciutta, lenticchie e carote... gnammi!
Dopo due giorni in ospedale siamo stati dimessi e lì è iniziato il travaglio vero e proprio. Sì, perchè tutti parlano dei dolori del parto (che non nego ci siano, ma l'overdose di ormoni rende tutto più sopportabile) e nessuno mette in guardia sul dopo. Anche Eva, cacciata dal paradiso, non ha letto le scritte in piccolo al fondo del contratto. Accanto al "partorirai con dolore", scritto in bella evidenza tanto che ce lo ricordiamo ancora oggi, di sicuro c'era un asterisco: "ma sappi che il peggio verrà dopo". Insomma, tra dolori per i punti, impossibilià a stare seduta (ma anche, nei primi giorni, sdraiata sul fianco sinistro), montata lattea con febbre che è arrivata a 39.7 e altri dettagli che tralascio per pudore, direi che non mi sono fatta mancare nulla.
Nel frattempo Valerio mangia con la disperazione di chi ha già deciso che da grande farà il lottatore di sumo. Secondo tutti gli amici e i parenti che si sono espressi è indiscutibilmente identico al babbo, ma con il naso della mamma (c'è chi s'è spinto a commentare "per fortuna")
Nei prossimi giorni seguiremo il consiglio di un'amica che sostiene che il cordone ombelicale che si è ormai staccato debba essere seppellito sotto un roseto, perché così - vuole la tradizione - Valerio diventerà un tenore. Abbiamo poi scoperto che anche la madre di Gianna Nannini aveva seguito questa pratica stregonesca e quindi ci siamo convinti a farlo anche noi (e io preferirei un figlio cantante rock piuttosto che un tenore, ma deciderà lui)
Pensandoci bene, forse Valerio non vuole diventare un lottatore di sumo... ma non potendo ancora lavorare sulla voce (per il momento da soprano) cerca di raggiungere almeno nella stazza il suo futuro idolo: Pavarotti!
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