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mercoledì 25 febbraio 2015

Caccia al tesoro per piccoli di tre anni

Per la festa di compleanno di Valerio di domenica scorsa (qui la torta!) abbiamo invitato 4 famiglie, tutte con due bambini. Tre sono piccoli piccoli e non contano, gli altri... beh, sette bambini che corrono per casa erano da gestire.
Col Babbo abbiamo quindi pensato di organizzare una caccia al tesoro.

Una buona fonte di ispirazione è arrivata dal blog "La caccia al tesoro di Viola", ma abbiamo dovuto riadattare il tutto a bambini di 3 anni (il gruppo era composto anche da una bambina di quattro anni e una, fondamentale per l'ultima tappa, di sette. Le prove però erano tarate su tre-enni).
Non sarei riuscita a gestire tutto da sola: indispensabile è stato l'aiuto di altre due mamme, che hanno gestito due delle "tappe" della caccia al tesoro.

Inizio.
Suonano alla porta. Valerio, il festeggiato, va ad aprire.
Entra un pirata (il Babbo travestito) che saluta (e spaventa) :-) i bambini e racconta di aver nascosto un tesoro. Lo farà trovare solo a veri pirati!
Per avere la mappa del tesoro sarà necessario superare alcune prove. La prima è un indovinello.

A volte è grande, a volte è piccino. 
Andate dove si vuota il vasino! 

Tappa 1: bagno
In un sacchetto ci sono tante statuine di animali quanti sono i bambini.
I bambini a turno devono tirarne fuori una e imitare il verso dell’animale.
Quando l’hanno fatto tutti, viene consegnato il pezzo di pergamena n°1 e poi declamato il secondo indovinello.

A piedi, in auto o in aeroplano, 
andate dove c’è il divano! 

Tappa 2: soggiorno
I bambini devono attraversare un percorso ad ostacoli. Nel nostro caso: salire sul divano a 4 zampe, poi saltare giù, correre sul tappeto e saltare dentro la cuccia del cane, infine tornare indietro.
Alla fine viene consegnato il pezzo di pergamena n°2 e declamato il terzo indovinello (che tanto indovinello non è...)

Ormai il gioco si fa serio! 
Correte in camera di Valerio! 

Tappa 3: in camera di Valerio
Sul tavolino è posizionata una grossa ciotola piena di riso. I bambini devono trasferire tutto il riso in una pentola senza toccarlo con le mani. Quando la ciotola è vuota, viene consegnato il pezzo di pergamena n°3.
Ad attività ormai in corso ho realizzato che sarebbe stato più carino posizionare il terzo pezzo di pergamena al fondo della ciotola, sotto il riso.

Il quarto indovinello:

Ho nascosto un palloncino 
da qualche parte in giardino 
Non è solo uno: sono di più! 
Sono CINQUE, nascosti laggiù. 
Ora mettete scarpe, giacche e gli altri accessori 
così potrete uscire fuori. 
Trovate CINQUE palloncini 
e poi tornate qui, cari bambini! 

Tappa 4: giardino
I cinque palloncini erano stati posizionati già prima della caccia al tesoro, ma ci sarebbe stato il tempo per "nasconderli" durante le precedenti tre tappe. Il Babbo, che sa fare i nodi, ha legato i palloncini in modo da poterli slegare semplicemente tirando il cordino.


Quando i bambini tornano a casa, il pirata consegna l’ultimo pezzo di pergamena. I bambini devono quindi mettere insieme i quattro pezzi (appositamente sagomati in modo che ogni incastro sia univoco)
La pergamena mostra la mappa del tesoro. E innegabilmente conduce alla cucina... il tesoro è in forno ed è… la torta di compleanno!!!

mercoledì 20 novembre 2013

Natale... e ci caschiamo anche noi...

Tra un mese è natale e mai come quest'anno a casa nostra fervono i preparativi. Anche perché è davvero facile: qualunque cosa si faccia è più del nostro solito nulla.

Insomma, devo dirvelo: anni fa non amavo più di tanto questa festa. I miei genitori erano fermamente anti-consumisti (almeno a parole) quindi in casa non si faceva altro che denigrare il natale, salvo poi farsi i regali, addobbare l'albero e andare a pranzo fuori il 25 dicembre.
Questo clima anti-natalizio aveva contagiato anche me: ricordo ancora di aver scritto in un tema delle elementari peste e corna sulle luci natalizie per le strade. Tutt'ora mi sembra una follia consumista, ma questo è un altro discorso.

Quest'anno abbiamo... ho... deciso di dare un taglio alle contorsioni mentali del "non festeggio ma i regali li faccio lo stesso" e lasciarmi trasportare dalla magia del natale. E con un bambino di quasi due anni è ancora più divertente.

venerdì 1 marzo 2013

Un anno come se 20 anni fa

La festa di cui parlavo qui c'è stata.
Tutto molto bello.
Mi hanno fatto tutti i complimenti per la torta.

Tra l'altro, se volete la ricetta, è questa con qualche modifica: solo malto (niente zucchero), tagliata a metà e con in mezzo la marmellata di limoni (anch'essa senza zucchero) e con una spolverata di cacao a creare la scritta "Auguri Vale".


Valerio ha ricevuto tanti bei regali e ha giocato tutta la sera con gli altri bambini.

Non abbiamo fatto foto. O meglio, le abbiamo fatte ma sono tutte mosse/sfocate/impubblicabili. Peccato.

La cosa più tragica è che ho realizzato che sono passati 20 anni e non è cambiato niente. I vestiti che avevo indosso, più o meno, li rimetterei anche oggi. Swatch a parte, ma non porto più l'orologio. E ho sostituito il walkman con l'ipod, ma le cuffiette nelle orecchie sono le stesse. La musica che ascoltavo, mi piace ancora. Tranne Paola e Chiara, ma non mi piacevano nemmeno all'epoca. Peggio: la musica che ascoltavo è in gran parte quella che ascolto ancora oggi.

Ma la cosa che fa più spavento è che, essendo la serata prima delle elezioni, non si poteva che parlare di politica. E i discorsi non erano poi tanto diversi da quelli che facevamo vent'anni fa durante le occupazioni della scuola.


Ma vediamola in positivo. Forse, se siamo uguali a vent'anni fa, non siamo invecchiati poi così male!

martedì 8 gennaio 2013

Buoni propositi per il 2013

Essere meno intollerante verso le persone che mi circondano, smetterla di criticare sempre tutto e tutti (non sarà facile, forse non dovevo scriverlo...);
Non prendere tutto come una critica personale;
Uscire un po' di più, e magari qualche volta anche senza palla al piede... ehm, bimbo in fascia;
Imparare a conoscere la città in cui vivo da un anno e mezzo (questa è facile dato che al momento la conosco meno di un liceale in vita scolastica);
Fare ordine in casa e mantenerlo (questa l'ho scritta pro forma, ma tanto non ci riuscirò mai);
Aggiornare il blog più spesso e cominciare finalmente quella nuova rubrica a cui penso da tanto (ci provo, ma non assicuro niente).

Auguri a tutti di buon anno... e anche stavolta si ricomincia!

domenica 4 novembre 2012

Il nostro halloween e la vincitrice del concorso

Ad Halloween siamo andati ad una festa in maschera organizzata nell'ufficio del babbo. Tema: horror e fumetti/videogiochi. C'era Grimilde, SuperMario, vari zombie e fantasmi, il draghetto di Puzzle Bubble e tanti altri.
Noi eravamo vestiti classicamente: io da strega e il babbo da vampiro, con un mantello rosso e nero che ho cucito io. E Valerio? Ovviamente è venuto anche lui, e cosa poteva essere se non il gatto della strega? Con una coda cucita su una maglietta nera, due orecchie rosa sulla testa e naso e baffi disegnati con la matita nera per il trucco, era uno splendido gatto nero. Le orecchie sono durate circa 30 secondi, poi con la solita grazia che lo contraddistingue Valerio se le è strappate di dosso urlando. Abbiamo sbagliato personaggio, approfittando del tema fumetti e seguendo il suo temperamento potevamo vestirlo da Hulk...
Comunque nei prossimi giorni pubblicherò un tutorial per cucire delle orecchie da gatto come quelle che avrebbe dovuto indossare Valerio.

Nel frattempo è finito il concorso "E ora cosa gli racconto": ha vinto Barbara di Correndomi Incontro col racconto di Paperella nel giardino di Tuttoèbello. A breve (considerando i miei tempi biblici, forse per Natale...) riceverà il beauty case, che tra l'altro potrà abbinare con la borsina che ha già ricevuto durante l'incontro blogger.
Grazie ancora a tutte le partecipanti e a chi ha votato. Ora abbiamo da leggere per mesi!

lunedì 15 ottobre 2012

Viaggiare con un neonato: Madrid

Siamo andati a Madrid lo scorso fine settimana, a trovare la zia e a festeggiare in anticipo il mio compleanno. E' stata la prima esperienza di viaggio "vero" per Valerio, che si è mostrato molto curioso di conoscere il mondo.

Il volo aereo
Il nostro Ryanair Pisa-Madrid ha orari perfettamente compatibili con un bimbo. Partenza in tarda mattinata, ma abbastanza presto per continuare il sonno nel seggiolino dell'auto e non disperarsi. In effetti l'auto è il mezzo di trasporto più odiato da Valerio.
Il passeggino si può portare, fino all'imbarco, ed è compreso nei 20 euro in più per il neonato (che non paga il biglietto fino ai 2 anni e deve stare seduto in braccio ad uno dei genitori). Il neonato non ha diritto ad un bagaglio a mano, ma il passeggino può essere riempito all'inverosimile, purché resti chiuso. Noi siamo riusciti a stivarci dentro 6 pannolini lavabili più una borsa con tutto il necessario per i cambi e la pappa. Al check in mi rendo conto che, peggio che in treno, non sarebbe possibile viaggiare da sola con un neonato. Devo infilare nel "tunnel" del controllo il mio bagaglio a mano, il contenuto della tasca, il passeggino... e il bambino dove lo metto?
Al gate un gentile assistente di volo a terra ci fa mettere in coda prioritaria, spiegandoci che non sarebbe la politica della Ryanair, ma loro preferiscono così perché con il passeggino è più comodo. In effetti se i genitori trovano due posti lontani e uno solo può gestire il neonato durante il volo, i disagi si ripercuotono anche sugli altri passeggeri.
Prima del decollo, Valerio comincia a poppare e si sveglia che siamo già quasi nel cielo di Madrid. E' andata.
Nella foto il volo di ritorno (si vede dalle mie occhiaie!) andato più o meno come l'andata: Valerio comincia a poppare appena seduti e si addormenta prima del decollo. Insomma, un successo.
Dall'aereoporto di Pisa a Firenze si può prendere il bus Terravision, che nel nostro caso ha aspettato il ritardo dell'aereo. I neonati non pagano e non è necessario un seggiolino da auto, ma i bimbi possono stare in braccio. Il biglietto si può prendere nell'aereoporto di partenza o sull'aereo e costa meno del treno.

Trasporti Madrileni
L'aeroporto di Madrid è ben collegato con la città attraverso una linea metropolitana. Ogni piano è facilmente raggiungibile con gli ascensori, che segnalano la priorità per i viaggiatori disabili, anziani, donne incinte e genitori con bambino. A volte è più problematico passare con il passeggino da alcuni ingressi della metropolitana, con le sbarre che ruotano: volendo c'è un accesso laterale, ma per aprirlo bisogna chiamare l'assistenza. Noi abbiamo trovato più facile sollevare il passeggino sopra le sbarre, entrando uno alla volta.
Sui bus può starci un solo passeggino aperto. Noi - per fortuna, eravamo con la zia che parla spagnolo perfettamente, ma abbiamo rischiato ugualmente la figuraccia. Salendo avevamo Valerio in braccio. Prendiamo posto, col passeggino aperto, e dopo poco l'autista ci apostrofa:
"Il bambino lo mettete sul passeggino?"
Zia: "E' obbligatorio?"
L'autista bofonchia qualcosa di incomprensibile. Io mi affretto a mettere Valerio sul passeggino. Intanto gli altri viaggiatori ci guardano malissimo e cominciano a borbottare.
L'autista si rivolge ad una signora che stava salendo con due bambini, di cui uno sul passeggino, le borbotta qualcos'altro di incomprensibile e lei dice che allora aspetterà il prossimo autobus.
Noi ci guardiamo stupiti.
Zia: "Scusate, non abbiamo capito, siamo stranieri, qual è il problema?"
Autista: "Sul bus non ci possono stare due passeggini aperti, quindi o chiudete il vostro, o la signora deve chiudere il suo, ma con due bambini lei non può farlo"
Ahhhhh! E noi che avevamo capito il contrario! Con grande gioia di Valerio, che preferisce stare in braccio, chiudiamo il passeggino e facciamo salire la signora e i due bambini.

Dove andare
La zia ci ha trovato un appartamento proprio nel centro di Madrid, accanto alla Gran Via. E' stata una grande idea perché ci ha permesso di tornare più volte a casa durante il corso delle giornate. In questo modo Valerio, iper stimolato da mille cose nuove, ha potuto riposarsi e farsi delle grandi dormite pomeridiane.
A Madrid ci sono alcuni parchi in cui passeggiare o passare una mezza giornata. Una mattina siamo andati al Templo de Debod, che è un edificio egizio risalente al secondo secolo a.C, smontato pietra per pietra e ricostruito fedele all'originale. Il tempio è visitabile anche all'interno, ma noi c'eravamo già andati precedentemente e ci torneremo con Valerio più grande. Tutto intorno c'è un parco, che è considerato dagli abitanti della città un posto molto spirituale. Si possono trovare ragazzi che praticano tai chi chuan all'aperto, e dietro ad un cespuglio scoprire tre signore che stanno praticando una specie di yoga a contatto con un albero.

Un altro posto carino sono i giardini di palazzo reale. Qui i bambini più grandicelli si divertono nei labirinti di siepi, mentre i più piccoli vengono tranquillamente allattati davanti a tutti perché, come dice la zia, "Non siamo nella bigotta Italia!". Noi ci siamo stati il sabato pomeriggio e abbiamo giocato a contare le coppie di sposi che vengono qui a fare le foto. Io sono arrivata a 6 in mezz'ora. Valerio invece è rimasto incantato da un giovane vestito da metallaro che avrei visto bene con una chitarra elettrica ad urlare cose incomprensibili in un microfono e invece suonava delicatamente l'arpa. Splendido!

La domenica invece siamo andati al Parco del Retiro. Lungo la strada siamo stati accolti da una quantità incredibile di biciclette: tutte le strade del centro erano bloccate per la giornata delle due ruote. Persone di tutte le età su mezzi a pedali di ogni genere hanno sfilato per ore davanti ai nostri occhi. C'erano quelli sportivi, i bambini spinti dai genitori, i genitori che inseguivano i bambini, i ragazzi sul tandem o su biciclette con tre ruote. Insomma, una bella moltitudine colorata. Faceva una bella impressione vedere i viali laterali totalmente vuoti dalle auto.
Il Buen Retiro è un parco molto grande, dove a detta di un'amica della zia in alcune ore si possono trovare anche gli scoiattoli. Probabilmente alle 6 del mattino e non la domenica a pranzo. Comunque qui è il posto ideale per zampettare sull'erba, se si hanno sette mesi e si comincia a gattonare.

Domenica sera infine siamo stati ad Atocha, che è una stazione della metropolitana dentro cui c'è una jungla tropicale. Hanno piantato palme e banani e c'è un clima caldo umido tenuto appositamente per far crescere le piante.
L'ambiente è molto suggestivo, ma probabilmente è meglio visitarlo nei mesi invernali. Il laghetto intorno alle piante pullula di tartarughe di ogni dimensione.
La zia ci ha spiegato che sono tante non perché si riproducono qui, ma perché qui le porta chiunque voglia sbarazzarsi della propria piccola tartarughina comprata in una vaschetta quando era poco più grande di un'unghia e ora comincia a dare fastidio. Fa impressione vedere tutti questi animali insieme. E anche un po' tristezza pensare che passeranno la loro vita stipate in una pozza d'acqua, come se noi fossimo perennemente su un autobus. Forse meglio qui che in una vaschetta, ma di sicuro era meglio pensarci prima di comprarle.

Pannolini
Viaggiare in aereo, con solo il bagaglio a mano, portandosi dietro i pannolini lavabili per 4 giorni era impossibile. Fare EC in vacanza è ancora prematuro. Ci siamo rassegnati a portare solo 7 pannolini lavabili (per il viaggio e per la notte) e a comprare un pacco di usa e getta a Madrid. Dopo aver letto che i pannolini spagnoli sono peggiori di quelli italiani (di cui, d'altra parte, non abbiamo molta esperienza) ci siamo fatti consigliare dalle amiche della zia e abbiamo scelto i Dodot. Peccato che in Spagna i bimbi devono essere più cagoni che qui (o le dispense sono più grosse), abbiamo trovato solo pacchi da 70 pannolini. Risultato: ne abbiamo usati meno di 1/4, e poi li abbiamo compressi nel passeggino per riportarli in Italia. Anche perché grazie al clima secco madrileno, i pannolini lavati un giorno erano già asciutti il giorno successivo, così abbiamo usato i lavabili più del previsto. Ora un'enorme confezione di pannolini 9-15 kg ci guarda dall'armadietto del bagno. Dato che si spera che Valerio non arrivi a 15 kg entro breve, forse in un paio d'anni riusciremo ad esaurirla.

Gli orari dei pasti
A Madrid, come credo in tutta la Spagna, gli orari dei pasti sono slittati di un paio d'ore rispetto alle nostre abitudini. I ristoranti aprono alle 13.30. Abbiamo provato ad invitare a pranzo un'amica della zia per quell'ora e ci ha detto che lei prima delle 14.30 proprio non ce la fa a mangiare. Alla sera chi mangia presto comincia alle 21. Anche noi ci siamo adeguati a questa usanza, complice il fatto che Valerio non ha troppe necessità: quando ha fame, qualunque ora sia, sa che il suo latte caldo è sempre a disposizione. Per i bambini un po' più grandi però conviene portarsi dietro qualche snack per placare la fame.

Dove mangiare
C'è solo l'imbarazzo della scelta!
Ne consiglio due, che sono poi quelli in cui abbiamo pranzato, e sono entrambi in centro a due passi dalla Gran Via.
Loving Hut, in Calle de Los Reyes 11. A pranzo abbiamo mangiato con 13,5 euro (acqua compresa) un antipasto/zuppa, un piatto unico e un dolce. Tutto molto buono. Le zuppe erano una con fagioli e seitan, l'altra con alghe, tofu e zucchine. I piatti unici erano invece tutti con riso e poi seitan al curry, uno tradizionale spagnolo e l'altro iraniano. Il mio dolce al dattero era da leccarsi i baffi. Porzioni abbondanti. Hanno anche un seggiolino a disposizione per i bimbi. L'orario di apertura è un po' ostico per chi è abituato agli orari italiani: a pranzo si apre alle 13.30. Noi siamo arrivati alle 14.30 ed era praticamente vuoto. Si è riempito alle 15.
B13 in Calle de la Ballesta 13. E' un bar vegano, con menu nei giorni feriali. Noi abbiamo mangiato per 8 euro a testa (eravamo in 4 e abbiamo diviso varie portate): 1/2 porzione di tortilla, 1/2 kebab, 1/4 di sandwitch, 1/4 di hamburger di soia, 1/4 di hamburger di verdure e 1/2 porzione di torta alla panna veg (enorme e ottima) più acqua, birra e succo d'uva a scelta, lasciando anche 2 euro di mancia. Siamo usciti barcollando per il troppo cibo, tutto ottimo. Nella foto qui sopra, il Babbo e la zia divorano un kebab veg.
Al prossimo viaggio!





martedì 3 aprile 2012

Che cavolo d'agnello!

Tra qualche giorno sarà Pasqua, e al di là del significato religioso che ognuno può o meno condividere, una cosa è certa: 7 milioni di agnelli finiranno sulle tavole degli italiani, che siano credenti o meno: costolette di agnello fritte (come le preparava mia madre) o abbacchio alla romana, in umido, in padella, al forno... sono mille le possibilità per soddisfare le papille gustative di chi non si chiede da dove arriva la carne che ha nel piatto.

Perché chi se lo chiede sa che deriva da un animale che ha poco più di un mese di vita, che pesa a stento 7 kg, più spesso tra i 4 e i 6. E scrivere queste cose mi fa salire un brivido su per la schiena e venire le lacrime agli occhi, perché mi sembra di parlare di Valerio, un cucciolo che ha avuto la fortuna di nascere "homo sapiens" e non pecora, e per questo nessuno lo obbligherà a salire su un camion sovraffollato da altri suoi simili, non lo costringerà a subire un viaggio estenuante verso un macello, non lo stordirà per poi appenderlo per un gancio lasciandolo dissanguare.

L'uccisione di ogni animale, che si tratti di pecora, maiale, cane o gatto, per me non fa differenza, ma il sacrificio degli agnelli è un'atrocità superiore alle altre, perché si tratta di cuccioli e perché viene giustificata da una follia rituale vecchia di duemila anni.


Se proprio non potete rinunciare all'agnello sulla vostra tavola, ve ne propongo una versione totalmente cruelty free.

Ingredienti:
1 cavolfiore
1 patata
1 carota
2 grani di pepe
2 semi di cumino

Cuocete il cavolfiore intero (io l'ho cotto al vapore in pentola a pressione). Fate bollire e pelate la patata e la carota. Togliete un'infiorescenza al cavolfiore nella parte inferiore e inserite per metà la patata. Tagliate due rondelle della carota e inseritele nel cavolfiore. Decorate la patata coi semi di cumino come narici e i grani di pepe come occhi.

Sentitevi leggeri nello stomaco e con la vostra coscienza.
Buon appetito!

giovedì 5 gennaio 2012

Centra il buco, non il bruco!

Post veloce veloce perché in questi giorni ho troppe cose da fare, forse sta arrivando quella che viene chiamata la "sindrome del nido", quando la mamma sente l'urgenza di preparare la casa per l'arrivo del nascituro. Che nel mio caso significa spostare da una stanza all'altra i vestitini prestati dagli amici, dividerli per tipologie e taglie, montare un'anta di un mobile Ikea in camera di Robino, scrivere interminabili liste di cose da fare che poi puntualmente non faccio etc.

Una parentesi sui vestitini: capisco che non si possano uniformare le indicazioni delle taglie, ma perché i produttori si ostinano a mettere etichette con su scritto "1 mese", "3 mesi" che sono totalmente casuali? Considerando normale un  peso alla nascita da 2,5 a 4 kg non  sarà facile etichettare, ma trovare tutine da 3 mesi più piccole di quelle da 1 mese fa girare la testa anche alle future mamme mentalmente più stabili di me.

Solo un aggiornamento su Robino: l'ecografia del 30 dicembre ha mostrato ancora una volta la sua ritrosia nel voler farsi fotografare (l'ecografista per fortuna era giovane e gentile nonostante abbia faticato non poco e abbia poi dovuto lavorare in una posizione assai scomoda). Robino è già in posizione cefalica e speriamo che ci resti, è cresciuto molto e ora si colloca al 90° percentile, il che - se ho capito bene - vuol dire che il 90% dei bimbi della stessa "età" sono più piccoli di lui. Peso stimato (+ o - 15%) è di 2.700 grammi. Se continua così, nasce un ciccione di 5 kg. Qualcuno avrà comunque il coraggio di dire che i bambini vegani sono piccini.

Infine, la foto qui accanto è per accontentare Herby (ma sono sicura che non sia l'unica curiosa!) che voleva vedere la tazza del water che io e il babbo ci siamo regalati per Natale. Gli ospiti che sono venuti a trovarci durante le vacanze hanno confessato che le prime volte sono stati un po' a disagio nel fare i propri bisogni sentendosi osservati da Bruco e Coccinella, ma noi siamo già abituati ad ignorare le occhiate torve, impietosenti, pazze, accigliate, coccolone dei cani, specialmente quando vengono ad implorare cibo mentre siamo a tavola. E comunque, per un tocco di colore in una stanza fredda (e bianca... come raccontavo nel post "Colori di genere" a me non piace il bianco) si possono sopportare le occhiate degli insettini.
L'importante è centrare il buco e non il bruco!

lunedì 19 dicembre 2011

Lo strano Natale della famiglia Vegan

Mio marito mi racconta che in ufficio è diventato il tuttologo delle curiosità sui vegani. D'altra parte ne ha sposata una. Ogni tanto gli arrivano domande sugli argomenti più svariati.
Finché si limitano a "come si sostituisce il burro nei dolci?" o "capisco vegetariano, ma qual è il problema delle uova?", le risposte sono abbastanza semplici. A volte però il campo si allarga e le difficoltà aumentano. La scorsa settimana è arrivato il quesito più bello: "che cosa ne pensano i vegani degli alberi di natale? Meglio di plastica o vero?"
Al di là del fatto che al vegano magari degli alberi non gliene può importare nulla e li brucerebbe tutti (faccio per dire) mi fa sorridere questa idea per cui ci debba essere una soluzione "vegana" a tutti i problemi del mondo. Quindi, fiera di essere diventata una opinion leader, ecco la panoramica del nostro Natale.

L'albero.
Ci abbiamo provato e non ci stava. Proprio da nessuna parte. Il babbo ha proposto di metterlo sul divano, ma mi sono rifiutata, avrei dovuto spostare i questionari del censimento, che già stanno invadendo casa. Alla fine ci siamo arresi all'evidenza. L'abete (di plastica) che aveva addobbato la casa di Torino negli ultimi 5 anni è rimasto in cantina. Al suo posto abbiamo ben due alberi. Il primo è un altro sempreverde, finto. Alto meno di 15 cm, vaso compreso. In bilico sul mobile della televisione, rischia di cascare ogni volta che prendiamo il telecomando. Per fortuna capita di rado.
Il secondo è un pesco giapponese. O cinese (così ha detto mio padre, le mie competenze di arboricultura si fermano alle specie europee). Insomma, una normale pianta da appartamento che è stata spostata dal balcone al salotto perché non soffra troppo per le temperature polari di questo strano inverno. Addobbato come un abete, non sembra nemmeno troppo triste.

I regali.
Sotto l'albero, o meglio, tra i due alberi (nel mobile della televisione) ci sono i regali da fare e quelli ricevuti. Natale di crisi, con un "robino" in arrivo, quest'anno ci siamo limitati al minimo indispensabile. Però ci siamo concessi un regalo alla (nostra) famiglia: una tazza del water a forma di mela, bruco compreso. Per gli altri, regali rigorosamente del commercio equo e solidale, quasi tutti mangerecci. Fa eccezione il regalo della nipotina, su cui sorvolo per non rovinare la sorpresa. Agli amici lontani, un biglietto che arriverà forse per capodanno. Conoscendo le poste, anche dopo la befana.
Per noi, agli amici che l'hanno chiesto, abbiamo fornito l'indirizzo della "lista nascita" che abbiamo creato on line per "Robino". Non saranno sorprese, ma preferisco un regalo utile piuttosto che scartare un oggetto che finirà in un cassetto fino al prossimo trasloco.

Panettone o pandoro?
Il dubbio amletico che divide l'Italia e che molti propongono ai vegani per coglierli in fallo. Per fortuna io sono fortunata. Anzi, tre volte fortunata.
1) il dolce tipico del Natale di Genova è il pandolce, una specie di panettone con l'uvetta, ma più compatto e basso. Si trovano nei negozi anche versioni vegane (con la margarina). Ottimo inzuppato al mattino nel the o nel latte per colazione.
2) a Firenze c'è la pasticceria vegana più buona del mondo: Dolce Vegan. Vuoi che non prepari dolci natalizi già impacchettati, da portare ai parenti?
3) ho scoperto qualche giorno fa che anche in Toscana ci sono dolci tipicamente natalizi con ricetta vegana. Ad esempio i Cavallucci, che definire biscotti è quasi dispregiativo. Una delizia di sapori, tra canditi, noci e uvetta. In alcune versioni è previsto il miele, non in quella attualmente in vendita alla Coop sotto casa. Evviva.

Il pranzo di Natale.
Ormai da anni nella mia famiglia di origine il Natale si festeggia al ristorante. Però al cinese. La compagna di mio padre odia i ristoranti con menu fisso, dove ti siedi a mezzogiorno e il dolce arriva quando ormai da due ore non ce la fai più, fuori sarebbe buio anche se fosse agosto, ma pensi al conto che sta per arrivare e sfidi l'indigestione imminente cercando di far stare nel tuo povero stomaco anche quella fetta di panettone. Non ha tutti i torti. La mia pretesa di un menu veg-compatibile, quindi, al confronto non è così strana. Sfido chiunque a trovare un ristorante aperto il giorno di Natale, che non faccia menu fisso. Provateci e fatemi sapere. In Liguria sembrerebbe impossibile. La soluzione trovata, in tutti questi anni, è il ristorante etnico: menu alla carta e dopo un paio d'ore puoi uscire soddisfatto. E magari fare anche merenda. L'unico problema è che a Savona, tra gli etnici, ci sono solo ristoranti cinesi. In realtà di ristoranti cinesi ce n'è una quantità spropositata: un ristorante ogni 10 savonesi, contando anche i gabbiani. Egiziani, argentini, thailandesi, turchi... vade retro! Ci sono solo ristoranti cinesi. Dopo dieci anni, mio fratello si è ribellato. "Il cinese mi fa schifo!" ha comunicato alla famiglia, lasciando tutti di sasso. Dopo qualche giorno di panico mio padre ha accettato la soluzione che avevo già proposto anni fa: restare sull'etnico ma spostarsi a Genova. All'epoca scartata perché Genova è troppo lontana da Savona (sono 40 km e giuro che non pretendo che li faccia a piedi o in bicicletta) ma davanti alla minaccia di rimanere a digiuno proprio il giorno di natale, alla fine ha ceduto. Quest'anno romperemo la tradizione decennale e andremo all'indiano. Mio fratello suggerisce di telefonare al "nostro" cinese per chiedere scusa per l'assenza.

Natale con i tuoi, e Capodanno?
Capodanno, non c'è dubbio, con gli amici a quattrozampe, evitando i botti che spaventano tutti gli animali, in particolare gli uccelli. Ogni anno sono tantissimi i cani che vengono smarriti perche scappano terrorizzati. Per non parlare dei volatili che perdono l'orientamento.
Alcuni consigli della LAV:

  • non lasciate che i cani affrontino in solitudine le loro paure e togliete ogni oggetto contro il quale, sbattendo, potrebbero procurarsi ferite;
  • evitate di lasciarli all'aperto: la paura fa compiere loro gesti imprevedibili, il primo dei quali è la fuga;
  • non teneteli legati alla catena perché potrebbero strangolarsi;
  • non lasciateli sul balcone perché potrebbero gettarsi nel vuoto;
  • dotateli di tutti gli elementi identificativi possibili (oltre al microchip, medaglietta con un recapito);
  •  se si nascondono in un luogo della casa, lasciateli tranquilli: considerano sicuro il loro rifugio;
  • cercate di minimizzare l'effetto dei botti tenendo accese radio o TV;
  • prestate attenzione anche agli animali in gabbia e non teneteli sui balconi;
  • nei casi di animali anziani, cardiopatici e/o particolarmente sensibili allo stress dei rumori rivolgersi con anticipo al proprio veterinario di fiducia;
  • se l’animale scompare presentate subito una denuncia di smarrimento, e seguire i consigli riportati sul sito LAV alla pagina “cosa fare se…"
Tanti auguri di buone feste a tutti e a tutte!