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mercoledì 14 maggio 2014

Forse dovrei dirlo... Esiste (2)

L'avventura di questo blog è iniziata il 4 agosto 2011, con il post "Esiste", in cui raccontavo l'inizio dell'avventura con "robino", ancora tenuto nascosto alla maggior parte degli amici e dei parenti. A rileggerlo ora, mi vengono quasi le lacrime agli occhi. Saranno gli ormoni?

Chi mi segue da allora sa che questo blog è in gran parte dovuto a lui: "robino", diventato poi nei mesi di gestazione un "robone" (4,060 kg alla nascita) e infine rinominato Valerio perché all'anagrafe il nome "robino" non andava bene.

Siamo a quasi tre anni di blog e Valerio, che ora ha due anni e tre mesi, mi impedisce di scrivere quotidianamente o quasi come quando era ancora nella pancia: ora vorrebbe scrivere lui ("chivo io atticolo!") ma purtroppo la sua capacità di espressione scritta è ancora scarsa.

Prima che sia troppo tardi però, ho una notizia da dare. Da ormai 7 mesi esiste un altro "robino", che a differenza di Valerio ha un nome già prima di nascere. Siamo tutti in attesa di Irene!

P.S: l'immagine a corredo di questo post non è casuale. Chi mi sa dire che cosa rappresenta? (Eddai, è facile!)

martedì 14 febbraio 2012

San Valentino? San Remo? Piuttosto vorrei un San Simone!

Nonostante il bannerino dica che "Robino" dovrebbe già essere fuori, in realtà siamo ancora tutti in attesa, con più o meno ansia. Il nonno ligure mi chiama ogni sera chiedendo almeno tre volte se ci sono novità, se sento male, se va tutto bene. "Ma stai proprio bene bene bene?". Credo che abbia paura di non essere informato della nascita del nipote. La zia che sta in Spagna tenta disperatamente ogni giorno di chiamarci su Skype, scontrandosi con un diverso "fuso orario" tra le nostre vite: quando per lei è l'ora dell'uscita dal lavoro, per noi è l'ora di cena; quando sta per uscire per la serata, noi siamo già pronti per il letto. Gli amici intanto invadono di messaggi la bacheca di Facebook e il cellulare. "Allora, è nato?" Ma la risposta è invariabilmente la stessa: no.

L'ostetrica del corso l'aveva detto: se una mamma è del tipo "precisino", che arriva sempre puntuale agli appuntamenti o meglio un po' in anticipo, che a febbraio prepara già le valigie per le vacanze estive, che ha tutto sotto controllo... il bimbo tende a nascere in anticipo. Se al contrario la mamma è del tipo "tutto all'ultimo minuto" e arriva tardi agli appuntamenti, il bimbo tenderà ad arrivare con calma. Io? Solitamente esco di casa correndo, non prima dell'ora a cui dovrei già essere ad un appuntamento, allacciandomi le scarpe in ascensore e mettendomi il cappotto nell'androne.

Per di più, c'è la questione freddo. Qui è l'unico posto d'italia dove non nevica, non fa freddo e sembra quasi primavera. Però io sono una freddolosa cronica, freddolosa per davvero. Se a luglio esco la sera, una felpa me la porto dietro "perché non si sa mai". I guanti sono in tasca fino alla primavera inoltrata e gli anfibi non mi abbandonano nemmeno d'estate, al massimo sostituisco i calzettoni di pile con quelli di cotone. Uscire dalla doccia è un'impresa, sempre a dire "ancora 1 minuto e... no, non posso, fa troppo freddo fuori!".


Date queste premesse, capisco bene che per "Robino" sia un trauma l'idea di uscire. Entro la fine della prossima settimana però dovrà decidersi a farlo, se non spontaneamente, in ospedale troveranno un modo per convincerlo. Un po' come quando qualcuno apre l'acqua calda in cucina: un ottimo modo per farmi saltare fuori dalla doccia in 2 secondi netti.


Ah, il titolo del post? Senza spiegazioni solo i torinesi possono capirlo... Il San Simone è un liquore di un'azienda torinese, la "Amaro San Simone", che lo produce seguendo una ricetta medicamentosa dei monaci di una confraternita del 16° secolo. 
Dopo mesi di astinenza (che continueranno, purtroppo, durante l'allattamento) posso sbilanciarmi confessando che è sicuramente il santo che preferisco!

martedì 17 gennaio 2012

Aspettando Robino


Il widget qui sotto mi ricorda che manca meno di un mese alla data presunta del parto. O meglio, manca "un febbraio", cioè 28 giorni. Anzi, nemmeno, dato che quest'anno è bisestile. Considerando però che potrebbe nascere anche 15 giorni prima, la data si avvicina.
Se già col post precedente vi raccontavo di come fervono i preparativi, potete immaginare come in casa le cose non possano essere altro che peggiorate.
Ieri abbiamo provato la culla, che non è altro che la carrozzina del trio. Ero convinta che mancasse il materasso, invece dev'essere proprio così: i neonati dormono con un materasso sottilissimo e niente cuscino. Nella foto qui accanto, Swiffer in un sacco nanna, prova la comodità della culla.

In questi giorni, abbiamo cominciato anche a definire meglio la scorta di pannolini. Per l'ospedale e i primi giorni ci siamo orientati sugli usa-e getta Ecowip, che sono biodegradabili. Prodotti a Prato, vengono venduti anche pacchi da 120 di "seconda scelta" ad un prezzo decisamente conveniente. Consigliati da un amico neo-genitore, ne abbiamo subito approfittato.
Aumenta intanto la nostra scorta di lavabili. Nelle foto qui sotto il babbo si esercita coi ciripà: prima il pannolino di cotone... poi la mutandina...
... ed ecco Swiffer perfettamente pannolinato. Proprio perfettamente no... il cotone avrebbe dovuto rimanere all'interno della mutandina... ma per essere la prima volta, direi che è un successone, io non avrei saputo fare di meglio!

Oltre ai ciripà, ci siamo fatti tentare dagli Ecobu, produzione italiana di pannolini pocket in bambù. E' una fibra tessile molto particolare, soffice, che ha come unico difetto il tempo di asciugatura, che è  piuttosto elevato, ma a quanto sembra ha ottime proprietà assorbenti. Dopo il primo lavaggio effettivamente l'inserto ci ha messo un'intera giornata SOPRA il termosifone, prima di asciugarsi.

Nelle foto qui sotto il babbo si esercita anche con questo pannolino. Prima mette un inserto dentro l'altro, poi tutto dentro la mutandina, adagia Bella (la pecora... giuro che ha più anni di Twilight e non si chiama così in onore dell'aspirante vampira ma perché, come tutte le pecore, beeeela!) e chiude la mutandina.



Ed ecco anche Bella, vestita di tutto punto. Spero però che Robino non sia mai così ciccione e deforme!

Abbiamo anche provato a sistemare il seggiolino sull'auto, che come si può vedere dalle foto è una capiente Seicento. Siamo effettivamente un po' preoccupati all'idea di stivare due adulti, un Robino e due cani in cotanta automobile, ma al momento cerchiamo di resistere alle facili battute degli amici che ci consigliano di cambiare auto. Intanto abbiamo verificato che il seggiolino ci sta, e il sistema di ancoraggio è anche piuttosto semplice. Ce la possiamo fare.


Le ultime due fotografie sono per illustrare due delle mie recenti autoproduzioni.


Qui a sinistra, Bella mostra un bavaglino realizzato riciclando una tovaglia impermeabile e un asciugamano ormai quasi morente. Devo ancora mettere un bottoncino o un velcro, ma direi che il più è fatto. Ovviamente non ci baseremo solo su bavaglini autoprodotti (sembra che le bave dei neonati siano corrosive peggio che quelle dei mostri dei film di fantascienza), ma ho sempre ammirato le mamme che in rete postano le loro creazioni, e partire da questo mi sembrava la strada più semplice.

Al momento è in fase di realizzazione un sacco-nanna in pile, che però credo verrà usato tra qualche mese (la dimensione è da marcantonio, non da neonato... avrò scaricato il tutorial per realizzare un sacco a pelo da campeggio per scaricatori di porto invece che un sacco nanna?) Swiffer dentro ci naviga, Robino chissà.

Qui a destra c'è mio cugino con un mei tai contenente Bella. Anche questa è una mia autoproduzione, che segue il modello illustrato sul blog di Mamma Canguro. Il materiale è tutto riciclato: una stoffa pesante per l'esterno (credo che in origine fosse un copriletto) e un pile leggero per l'interno (in origine era una coperta regalata ehm... da una compagnia aerea).
Anche qui, per non sbagliarmi, la taglia è per un bimbo cresciutello e non per un neonato, per questo motivo ho regalato questo primo esperimento ad amici che hanno una figlia di quasi un anno. Se l'esperimento andrà a buon fine, proverò a ripeterlo con materiali più leggeri, per l'estate.

Infine mi sono data alle scatole. Per romperle, a quanto dicono il babbo e gli amici intimi, ero già una professionista. Il salto di qualità è invece rifasciarle. Dopo il trasloco sono rimaste alcune scatole piccole, con coperchio, che sono perfette per contenere i pannolini, i vestitini, i giochini, i cosini... insomma, tutte le cose in -ini di Robini... ehm, Robino. Unico difetto: sono brutte. Spazio alla fantasia e alla creatività, ne ho ricoperta una con la stoffa ricavata da una vecchia camicia del babbo, la seconda con una vecchia tovaglia impermeabile e la terza è in fase di lavorazione perché... è finita la colla! Ho implorato la cartolaia di farsi arrivare una confezione formato famiglia di vinavil prima che mi passi la vena creativa (e che nasca Robino), ma devo pazientare tutta la settimana.
Dato che il lavoro per il censimento non è ancora finito, dirotterò la mia creatività sulla revisione dei questionari, i risultati potrebbero essere esilaranti!

giovedì 5 gennaio 2012

Centra il buco, non il bruco!

Post veloce veloce perché in questi giorni ho troppe cose da fare, forse sta arrivando quella che viene chiamata la "sindrome del nido", quando la mamma sente l'urgenza di preparare la casa per l'arrivo del nascituro. Che nel mio caso significa spostare da una stanza all'altra i vestitini prestati dagli amici, dividerli per tipologie e taglie, montare un'anta di un mobile Ikea in camera di Robino, scrivere interminabili liste di cose da fare che poi puntualmente non faccio etc.

Una parentesi sui vestitini: capisco che non si possano uniformare le indicazioni delle taglie, ma perché i produttori si ostinano a mettere etichette con su scritto "1 mese", "3 mesi" che sono totalmente casuali? Considerando normale un  peso alla nascita da 2,5 a 4 kg non  sarà facile etichettare, ma trovare tutine da 3 mesi più piccole di quelle da 1 mese fa girare la testa anche alle future mamme mentalmente più stabili di me.

Solo un aggiornamento su Robino: l'ecografia del 30 dicembre ha mostrato ancora una volta la sua ritrosia nel voler farsi fotografare (l'ecografista per fortuna era giovane e gentile nonostante abbia faticato non poco e abbia poi dovuto lavorare in una posizione assai scomoda). Robino è già in posizione cefalica e speriamo che ci resti, è cresciuto molto e ora si colloca al 90° percentile, il che - se ho capito bene - vuol dire che il 90% dei bimbi della stessa "età" sono più piccoli di lui. Peso stimato (+ o - 15%) è di 2.700 grammi. Se continua così, nasce un ciccione di 5 kg. Qualcuno avrà comunque il coraggio di dire che i bambini vegani sono piccini.

Infine, la foto qui accanto è per accontentare Herby (ma sono sicura che non sia l'unica curiosa!) che voleva vedere la tazza del water che io e il babbo ci siamo regalati per Natale. Gli ospiti che sono venuti a trovarci durante le vacanze hanno confessato che le prime volte sono stati un po' a disagio nel fare i propri bisogni sentendosi osservati da Bruco e Coccinella, ma noi siamo già abituati ad ignorare le occhiate torve, impietosenti, pazze, accigliate, coccolone dei cani, specialmente quando vengono ad implorare cibo mentre siamo a tavola. E comunque, per un tocco di colore in una stanza fredda (e bianca... come raccontavo nel post "Colori di genere" a me non piace il bianco) si possono sopportare le occhiate degli insettini.
L'importante è centrare il buco e non il bruco!

lunedì 5 dicembre 2011

Schiena dolente, pancia crescente

La scorsa settimana si è chiusa con una buona notizia: non ho il diabete gestazionale. Non sarebbe stato nulla di particolarmente grave: il diabete gestazionale capita in quasi il 10% delle gravidanze e generalmente non ha implicazioni per il futuro della mamma o del bambino, ma c'è il rischio di eccessiva crescita intra uterina (cioè bimbo che alla nascita è molto grosso) e bisogna tenere sotto controllo l'alimentazione, eliminando i dolci e gran parte della frutta.
In Toscana il controllo del diabete gestazionale si fa attraverso la mini-curva glicemica alla 28a settimana, quando viene misurata la glicemia a digiuno (io ce l'avevo bassa) e poi dopo aver ingurgitato un beverone ultra dolce e aver aspettato un'ora. Se il secondo valore è troppo alto, come nel mio caso, si fa la curva "normale", col doppio di glucosio nel beverone (che a quel punto diventa disgustoso anche per una appassionata di dolciumi come me) e un prelievo dopo una, due e tre ore. Mentre il primo esame può dare falsi positivi, il secondo è solitamente più indicativo, e nel mio caso ha indicato che... non ho il diabete gestazionale! Sospiro di sollievo per le mie papille gustative, che all'idea di passare un natale senza poter mangiare nemmeno una fettina di dolce né i fichi secchi, né i datteri della Palestina del commercio equo e solidale... stavano già piangendo miseria.

Nel frattempo la pancia continua a crescere (non si sa come, dato che i chili più o meno rimangono invariati), "Robino" tira sempre più testate (o culate?) contro le costole (con mia grande gioia, soprattutto quando sto per addormentarmi) e io cerco inutilmente di razionalizzare il fatto che con 8 kg in più, tra l'altro sistemati male (al posto della pancia, non si potrebbe avere uno zainetto?) non posso rincorrere i treni come una volta o cucinare con la pancia sui fornelli (sì, lo ammetto, qualche giorno fa ho rischiato di cuocere Robino. Poi dicono che i comunisti mangiano i bambini, ma cuocerli prima ancora che nascano forse è troppo).

Non essendo riuscita a cuocerlo, ho poi tentato di intossicarlo col peperoncino. Da giorni volevo provare la ricetta della confettura di peperoncini di Nadir. Ho avuto in regalo 200 grammi di peperoncini da un'amica del babbo, che alla consegna aveva avvertito "attenzione perché tra gli altri ce ne sono anche di Habanero, cioè quelli ultra piccantosissimi", ma io niente, imperterrita. Ho comprato 800 grammi di peperoni, anche se fuori stagione. Ieri è stato il gran giorno, ma presa dall'entusiasmo non ho seguito il consiglio: "Per pulire i peperoncini armatevi di guanti usa e getta, le vostre mani ringrazieranno". Risultato: un bruciore insopportabile, da piangere e urlare per tutta la sera. Per le successive 5 ore ho tenuto le mani dentro l'acqua (che si scaldava al ritmo di una bacinella ogni 15 minuti, se troviamo dei volontari disponibili potrebbe essere una fonte energetica ecologica!), poi sono andata a letto tenendo tra le mani un panetto di ghiaccio. Col passare delle ore, e dopo aver superato la notte nonostante le mie previsioni catastrofiste di ieri, la situazione è decisamente migliorata, con un effetto collaterale non da poco: le mie mani che solitamente sfidano la temperatura corporea dei vampiri, oggi raggiungono e forse superano i 36°.
La confettura? Il sapore non è male, ma è super piccantoso: stamattina ne abbiamo assaggiato 1/4 di cucchiaino a testa sul pane, e la bocca è rimasta infuocata per 10 minuti. Il babbo ha calcolato che mangiando questa quantità tutti i giorni, ci metteremo tre anni a finirla (però potrà essere utile se Robino non si decide ad uscire dopo la "data di scadenza", ho letto che il peperoncino stimola il parto)

Nel fine settimana abbiamo comprato i primi pannolini lavabili. Sono 6 prefold Pagù (made in Italy) con una mutandina Imse Vimse, perché il negozio non aveva mutandine della stessa marca. A quanto ho capito girovagando sul web, comunque, la Imse Vimse produce in Svezia, quindi anche se non è proprio a km0 non è poi così male. Nella foto il mio peluche Swiffer (si chiama così perché attira la polvere...) si presta a fare da modello. Ultimamente è vittima dei miei esperimenti con la fascia e da oggi anche con i pannolini, ma nonostante lo strapazzi un po' troppo per un neonato, almeno lui non si lamenta. Quando lo metterò sul seggiolino per provare a sistemarlo in auto, temo che i vicini chiameranno la neuro!

martedì 15 novembre 2011

Pannolini lavabili? Sì. Ma quali?

"Robino" ha ormai compiuto -3 mesi, siamo entrati nel terzo trimestre da pochi giorni, e i preparativi si fanno più concitati. In casa ci sono ancora scatoloni in cui inciampare, ma cominciamo già a vedere chiazze sempre più ampie di pavimento. La futura cameretta di "Robino" è al momento un ripostiglio, ma comunque non servirà prima di alcuni mesi. Insomma, ci stiamo preparando.

Fervono i preparativi anche dal punto di vista delle informazioni da raccogliere, gli ultimi due giorni sono stati dedicati ai pannolini lavabili.

Questo non vuole essere un post in cui spiegare i motivi a favore dei pannolini lavabili, altri prima di me ne hanno già parlato esaurientemente. Per maggiori informazioni, consiglio i post su questo argomento nel blog di Claudia (EcoMammaeBimbo), l'esperienza di MammaFelice con il primo figlio su Cotto al Vapore, e gli utilissimi siti pannolinilavabili.info e nonsolociripa.it. Ok, sono convinta della bontà dei pannolini lavabili. E ora?

Sembra facile. Invece la scelta tra pannolini lavabili e usa e getta è solo la prima (e più semplice) che deve fare un futuro genitore che si avvicina all'argomento, perché non c'è solo UN tipo di pannolino lavabile. Per dare solo un'idea della complessità, bisogna scegliere il tipo di pannolino (ci sono tre categorie: tutto in uno, pocket, due pezzi, più alcuni prodotti che stanno a metà tra l'una e l'altra categoria), il materiale (cotone, bamboo, micropile), la taglia (ci sono i "taglia fissa", ideali per bimbi di un determinato peso, e i "taglia unica" che hanno un sistema regolabile per allargarsi durante la crescita), le chiusure (velcro o bottoncini)... Come orientarsi? Il consiglio che ho ricevuto e ho fatto mio è che non esiste "il pannolino perfetto". Inutile comprare pacchi di pannolini dello stesso tipo, perché oggi al bimbo ne andrà meglio uno e domani con le cosciotte più ciccie sarà più adatto un altro, per stare a casa sarà più adeguato un terzo e per uscire coi nonni sarà necessario averne uno di un altro tipo ancora.

Andando a vedere dove sono stati prodotti, ho notato che molti sono, purtroppo "Made in China". Quindi, di fatto, prodotti con sfruttamento del lavoro (salari bassi, nessun diritto sindacale, tante ore di lavoro ogni giorno...) Una delle marche (che non citerò) scrive che i pannolini sono "prodotti eticamente in Cina", ma le risposte alle mie, credo legittime, richieste di chiarimenti sono state troppo vaghe per essere credibili.
Molti altri sono prodotti in Usa, Canada, Australia: il problema qui è diverso e riguarda il trasporto. Col babbo ci siamo chiesti se ha senso far arrivare dall'altra parte del mondo un pannolino che sì, sarà sicuramente più ecologico che un pacco di usa e getta, ma di fatto già nasce "inquinato" da tutti i chilometri percorsi. La nostra risposta è stata che no, non ha senso, soprattutto perché l'alternativa italiana c'è. Anzi, cercando con cura si trovano tantissime marche che producono in Italia. Certo, le materie prime non sempre sono made in Italy (non ho mai visto piantagioni di cotone o di bambù... forse nella pianura padana?), ma quasi sempre lo sono i tessuti e molte marche si impegnano ad avere una filiera trasparente.

Ecco quindi una panoramica dei risultati delle mie ricerche. (Sono certa di non aver citato tutte le possibilità esistenti, ma accetto segnalazioni tra i commenti!)

Bio'n'Happy
Due tipologie di pannolini, entrambe pocket a taglia unica (cioè "dalla nascita al vasino"), una solo per uso diurno e l'altra anche per la notte.
Materiale: cotone bio per l'interno e poliestere o PUL per l'esterno. Inserti in flanella di bamboo. I tessuti sono tutti prodotti in Italia e certificati.
Costo circa 22/23 euro.
Si comprano sul sito biobimbo.it, che vende anche altre marche (non Made in Italy), oltre a wetbags, sacchi nanna, accessori di ogni tipo. Fino a 2 kg il costo è di 8.80 euro. Consegna gratuita oltre 90 euro.

Ecobimbi
Vende pannolini due pezzi composti da una parte assorbente (taglia unica) e una mutandina impermeabile in diverse taglie.
Materiale: cotone naturale non sbiancato per la parte interna. Tessuto tecnico per la mutandina esterna.
Il kit 5 pannolini + 1 mutandina costa 86 euro.
Si comprano sul sito dedicato bottegadeibimbi.it, in cui si possono comprare anche wet bags, retine per secchio e altri accessori.
Spese di spedizione: 10 euro.
Il sito non è chiarissimo e non ho capito come comprare solo le parti interne (che vengono vendute insieme alla mutandina... ma serve una sola mutandina per 5/6 pannolini!)

Ecobu
Pannolino AIO (All in One) che in realtà è un AI2 (tutto in due) perché la mutandina è staccabile. Veste da 3,5 a 16 kg. Con doppia cucitura sulle gambe, chiusure in velcro. Difetto: asciuga lentamente.
Della stessa marca anche wet bags, fasciatoio, copripasseggino etc.
Ci sono anche molti negozi (elenco completo) tra cui uno anche vicino a Firenze (Mariluna). Altrimenti il sito "ufficiale" su cui comprarli è ecopannoli.it  che ha anche tante altre marche (non di produzione italiana) e permette anche di noleggiare i pannolini. Inoltre vende anche stoffe per realizzare in casa i pannolini (se qualcuno sa cucire...).
Spese di spedizione: 6 euro, gratis oltre i 90 euro.

L'infanzia by Chiara
Due tipologie di pannolini, entrambi pocket taglia unica regolabile da 3 a 20 kg, "Trico" e "Zefiro". In particolare il secondo sembra essere molto leggero e adatto per prevenire allergie e dermatiti. Interno in cotone ciniglia/cotone bamboo, inserti in cotone/fibra di bamboo.
Il sito, a mio parere, non è fatto molto bene, ma comunque si possono ordinare i pannolini via mail, con 12 euro di spese di spedizione, gratis oltre i 300 euro.
Per fortuna il negozio vicino a Firenze vende il pannolino "Zefiro" (23 euro)
Italmami
Ha pannolini pocket taglia unica (da 4 a 18 kg) sia con chiusura velcro che con chiusura a bottoncini. In bamboo (22,50 euro) o in micropile (21,50 euro) per un'asciugatura più veloce. Tutti i tessuti sono certificati Oeko-tex e prodotti preferibilmente in Italia o al massimo in paesi confinanti.
Sul sito si possono comprare anche wet bags e altri accessori. Il costo scende all'aumentare del numero di pannolini comprati.
Spedizione con corriere espresso bartolini a 6 euro, gratis oltre 90 euro.


Mammaflò
Ha due tipologie di pannolini: quelli pocket (costo 20,50 euro, in poliestere e micropile, con inserti in bambù o microfibra. Uso diurno) e quelli 2 pezzi in spugna di bambù (interno: 15,80 euro, regolabili) e poliestere (esterno: servono 2 mutandine per taglia) anche per uso notturno.
Ci sono kit scontati (anche con entrambe le tipologie di pannolino).
Spedizione: 8,80 euro.


Pagù 

100% cotone per pannolini prefolds. 2 taglie di inserto (piccola e grande) e 5 taglie di mutandina.
(I prefolds sono particolarmente indicati per i neonati perché, anche se più complicati, si adattano alle piccole misure dei bimbi. Inoltre gli inserti possono essere poi riutilizzati nei pannolini pocket)
Costo: 32 euro per 5 pannolini + 16 euro per 1 mutandina.
Si trovano anche in molti negozi, a Milano, Genova, Bologna e in altre città (elenco completo)
Dal sito si possono comprare kit e pannolini. Spedizione: 6,5 euro.

Tretopini
Tutto quello che è venduto qui è realizzato a mano sul momento da una sarta. Ci sono diverse tipologie di pannolini, tutte pocket, che costano circa 21 euro. E' possibile scegliere le fantasie (bellissime!).
Oltre ai pannolini si possono comprare anche wet bags, assorbenti da donna etc.
Fino a 350 grammi viene mandata una raccomandata. Fino a 7kg un corriere espresso. Consegna gratuita oltre 120 euro.

Conclusioni:
cosa faremo noi? Al momento l'idea è la seguente:
- un po' di prefold  Pagù (5 panni + 1 mutandina neonato), da comprare a Milano quando andiamo a trovare i cugini.
- 1 Ecobu e 1 Zefiro (L'infanzia by Chiara) da comprare nel negozio vicino a Firenze
- 1 Tretopini con fantasia gatti-cani, che non potrà essere usato subito perché veste bimbi dai 4 kg in su, ma è troppo bello (da farci mandare con raccomandata)
- qualche altro pannolino da uno dei siti rimasti (Bio'n'happy, Ecobimbi, Italmami o Mammaflò) E' un vero peccato che non ci siano (o almeno, io non ho trovato) siti che vendano contemporaneamente più di una tra queste marche!

Consigli e suggerimenti?

lunedì 7 novembre 2011

Maternità ieri e oggi

Nel fine settimana, bloccata in casa dalla pioggia (eravamo in Liguria, proprio il fine settimana giusto per beccare in pieno l'alluvione, ma questa è un'altra storia...) ho scovato e letto un libro dei primi anni '70 sulla gravidanza: Avere un figlio - Nove mesi di vita della coppia di Jaqueline Dana e Sylvie Marion (ne ho parlato anche nella pagina dei libri)
Il libro è dei primi anni settanta e non si legge di certo per avere informazioni aggiornate sulle ultime tendenze in fatto di gravidanza e parto, ma per un interesse storico e una curiosità riguardo a come la generazione di mia madre ha vissuto questo momento della propria vita. Leggendolo con gli occhi di oggi, ho trovato alcuni aspetti che reputo positivi, ad esempio un primo embrionale coinvolgimento del padre nella gravidanza e nel parto, o l'attenzione alla donna non solo come futura mamma ma anche come portatrice di propri interessi da continuare a seguire (sport, lavoro, viaggi, hobby etc)
Contemporaneamente però ho letto in questo libro l'inizio di un processo di cui oggi vedo le estreme conseguenze: la medicalizzazione del parto, la promozione dell'allattamento con il biberon, l'accento posto sull'importanza della coppia a scapito del neonato (che, ad esempio, deve dormire fin da subito in un'altra stanza per garantire la privacy dei genitori)
Il primo impatto è stato di rifiuto rispetto a quanto stavo leggendo. Ad esempio ho giudicato in modo negativo le prescrizioni sulla dieta rigidissima da seguire in gravidanza (che sembra più una dieta dimagrante, senza sale né spazio per nessun tipo di concessione...) per non ingrassare più di 8, al massimo 10 kg. Ma andando avanti nella lettura, mi si è accesa una lampadina.
Ho capito che il libro è stato scritto in un periodo di transizione, da un lato posso contestare la piega che hanno preso successivamente gli eventi, ma dall'altro mi ha fatto riflettere che, se non ci fossero stati questi estremi opposti, forse oggi non sarei abbastanza consapevole delle mie future scelte quali ad esempio l'allattamento al seno.
Oggi contesto l'eccessiva medicalizzazione del parto, le troppe ecografie imposte dai ginecologi privati, il fatto che troppo spesso si ricorre al cesareo anche quando non ce ne sarebbe bisogno. E nel libro si consiglia a spada tratta di andare a partorire in ospedale, di effettuare una radiografia intorno all'ottavo mese, di fidarsi ciecamente del medico e delle ostetriche... Sono la prima a dire che sì all'ospedale, ma no ad interventi medici non necessari, che non c'è nulla di male (anzi!) nel parto in casa, che le radiografie fanno rabbrividire solo all'idea e che cambierò la mia ginecologa perché non mi fido... però pensiamoci, cosa c'era "prima"? Oggi non mi preoccupo di morire di parto perché è più probabile finire all'obitorio per una tegola in testa, ma qual era invece la situazione quando non era possibile monitorare eventuali problemi (placenta previa, posizione podalica, diabete gestazionale...)? Sempre mio padre mi ha raccontato che, 16 anni prima di me, alla nascita dei miei fratelli ("fratellastri" non mi piace) lui e la madre si erano trovati in difficoltà perché... non avevano idea che sarebbero nati due gemelli! Oggi una cosa del genere fa ridere.

Anche sul discorso dell'allattamento con il biberon, il libro mi ha fatto riflettere. Non perché mi abbia convinta ;-) Però è vero che prima di quella che è stata chiamata la rivoluzione sessuale la donna era considerata moglie e madre, il suo compito era quello di allevare figli ed essere l'angelo del focolare. Poi il Sessantotto, gli anni Settanta, gli slogan su "il corpo è mio e me lo gestisco io", la possibilità di pianificare le nascite con la diffusione dei contraccettivi. Mia madre non mi ha allattata al seno perché sapeva che dopo qualche mese dalla mia nascita avrebbe partecipato ad un concorso pubblico per diventare dirigente scolastica (all'epoca si diceva ancora "preside"): avrebbe quindi dovuto affrontare un viaggio a Roma, qualche giorno di permanenza in albergo, alcune ore chiusa in una stanza per la prova scritta e poi forse l'orale. Parlandone qualche giorno fa con mio padre, lui continua ad essere convinto della bontà di quella scelta dato che nella sua visione l'alternativa era tra l'allattamento al seno e la realizzazione professionale di mia madre. Trent'anni fa non era pensabile l'idea che il padre si prendesse un paio di giorni di ferie per fare insieme il viaggio, tenere il neonato durante l'esame, chiedere eventualmente che la mamma potesse uscire durante la prova scritta per allattare o ancora dare sì il latte con il biberon, ma quello materno, tirato nei giorni precedenti. Contemporaneamente però credo che sessanta anni fa - la generazione di mia nonna, per capirci - non fosse pensabile l'idea che un marito concedesse alla moglie la possibilità di realizzarsi professionalmente.
Dopo la lettura di questo libro ho realizzato che, a differenza di mia nonna, io scelgo di allattare al seno, anche grazie al gesto - all'epoca forse quasi rivoluzionario - di mia madre e di tutte le donne come lei che avevano scelto di non allattare.

Sono consapevole del fatto che sono ancora pochi i genitori che si ribellano all'attuale medicalizzazione del parto, al consumismo (ad es. i pannolini usa e getta) e alle idee che, a partire dagli anni '70 in poi, ci sono state inculcate da medici e opinione pubblica. Però, forse, senza queste idee, saremmo tutti meno consapevoli, meno protagonisti delle nostre scelte. Forse ne valeva la pena.

mercoledì 2 novembre 2011

Ultima nomi-nescio(n) e classifica finale!

L'unico rimpianto è che non posso dire "stop al televoto!" In queste settimane mi ero immedesimata nella conduttrice dei vari Grandi Fratelli, X-factor, Isole dei (poco) famosi ed è dura affrontare la realtà: anche se tanto voluto da parenti e amici, il televoto non ci sarà.

Questa settimana finisce il grande gioco delle nomi-nescio(n) spiegato nel post "Il nome ai tempi del Grande Fratello": l'ultimo escluso lascia il podio ai tre nomi finalisti. Il prescelto si deciderà più avanti, forse solo quando ci troveremo faccia a faccia col nuovo nato.

Insomma, ci saluta Francesco. Nome molto diffuso in Italia, si colloca primo tra i nati nel 2008/2009, ed è sesto considerando l'intera popolazione italiana. Insomma, un evergreen, che deriva dal latino tardo e medievale, quando indicava l'appartenenza al popolo dei Franchi. La sua diffusione inizia nel Trecento col culto di San Francesco d'Assisi (quello che, prima di Del Piero, parlava agli uccelli). Molti i santi con questo nome, ma anche i personaggi storici (ricordiamo l'imperatore Francesco Giuseppe, marito di Sissi). I filosofi Voltaire (che si chiamava François-Marie Arouet) e Francis Bacon, il pittore Francesco Goya, il poeta Cecco Angolieri, lo scrittore Franz Kafka, il musicista Shubert, il regista Truffaut. Tra i viventi, non posso dimenticare i "miei" cantautori Francesco De Gregori e Francesco Guccini. Insomma, ce n'è per tutti i gusti. Forse troppo. Il rischio di avere due o tre compagni di classe con lo stesso nome è piuttosto alto.

Scacciata la tristezza per l'abbandono di Francesco, squillino le trombe e rullino i tamburi! I tre finalisti sono... in ordine alfabetico:

Andrea!

Leandro!

Valerio!

Andrea ha, come Francesco, il difetto di essere molto diffuso. Soprattutto però, sembra, in Lombardia. Quindi la cosa ci tocca un po' meno. Rimane comunque il 5° nome tra i nati in Toscana nel 2007 e il 4° tra i nati nel 2008/2009. Di Andrea si ricorda il martirio del santo apostolo su una croce obliqua con travi disposte a X, da allora chiamata "croce di S. Andrea". E' un nome utilizzato in tutte le lingue, e nonostante il significato greco di "uomo, guerriero", è usato anche al femminile (e questo è un vantaggio non da poco, nell'eventualità che il ragazzo decida di cambiare sesso) ;-) Gli Andrea famosi sono tantissimi, ricordo solo alcuni tra i miei preferiti: l'autore di fumetti Andrea Pazienza e gli scrittori Andrea Camilleri e Andrea De Carlo. Infine "Andrea" è un personaggio (che dà il nome alla canzone) di Fabrizio De André.

Il nome Leandro è del tutto inaspettato. L'abbiamo trovato nell'elenco iniziale dei 1600 nomi e a me è subito piaciuto. Dopo qualche giorno ho contagiato anche il babbo, tanto che in queste settimane è quasi sempre rimasto in testa nelle nostre classifiche. Nome greco, affermatosi durante il periodo del Romanticismo per la rilettura della vicenda mitologica narrata da Ovidio di Leandro ed Ero (che io non conoscevo, ma che è citata anche nella Divina Commedia!). Leandro, che abitava sulla sponda asiatica dello stretto dei Dardanelli, amava Ero, che stava invece sul lato europeo. Ogni notte raggiungeva l'amata nuotando attraverso il miglio di mare che li separava. Ero per aiutarlo accendeva una lucerna. Una notte una tempesta spense la luce e Leandro disorientato morì tra i flutti. Insomma, una storia romantica e tragica come al giorno d'oggi non ce ne sono più. Il poeta Byron fu talmente colpito dalla storia da volerla verificare attraversando di persona l'Ellesponto a nuoto.
Il significato può essere quello di "uomo-leone" o "uomo calmo" o ancora "uomo del popolo". Un vantaggio del nome Leandro è che in Spagnolo e Portoghese è uguale. Non conosco Leandri famosi, salvo, nella variante "Aleandro" il cantautore Aleandro Baldi.

L'ultimo nome è, nuovamente, un tipico nome latino che riprende il gentilizio Valerius. Tre sono gli imperatori romani che hanno portato il nome Valerio. Di questo stesso periodo storico (anche se uno del primo secolo d.C. e l'altro del primo a.C.) anche i poeti Valerio Flacco e Publio Valerio Catone. Tra i personaggi più recenti, Valerio Bacigalupo, portiere del Grande Torino originario di Savona (oggi lo stadio di Savona è intitolato a lui), l'attore Valerio Mastandrea, lo scrittore Valerio Massimo Manfredi e... lo cito o no Valerio Scanu? Acc, mi è scappato. Valerio è anche il nome del terrorista di estrema destra Fioravanti, ma è bilanciato dal brigatista rosso Valerio Morucci. Ah, il significato è estremamente di buon augurio: di buona salute. E quando c'è la salute, c'è tutto.

Come sarà "Robino"? Avrà più lo sguardo da uomo guerriero? O sarà calmo e tranquillo (ed esperto nuotatore!) Oppure sarà un bambino in salute? Ancora tre mesi e mezzo, prima di saperlo con certezza. Solo allora potrò dire: "Stop al televoto!"

venerdì 28 ottobre 2011

Maternità vs paternità

Premessa: quanto segue è stato detto ridendo. So benissimo che nessuno di noi pensa veramente le cose che ha detto.

Però, dalle mie parti c'è un detto: "Arlecchin, schersandu, u diva a veitè" ("Arlecchino scherzando diceva la verità", ma non sono sicura che si scriva così): quando si parla, anche scherzando, qualcosa di vero c'è sempre.

E poi... abbiamo riso per mezz'ora!


Babbo: "La mia collega A. dice che, se i babbi usufruissero della maternità come le mamme, ogni famiglia avrebbe un solo figlio, perché non è facile star dietro ad un bimbo, agli uomini passa la voglia!"
Io: "Guarda, facciamo così: tu ti prendi i dolori del parto, e io mi assumo tutti i fastidi e le noie del crescere il robino"
Babbo: "Ma non si può fare come sempre, che fai tutto te?"

mercoledì 26 ottobre 2011

Quinta nomi-nescio(n): salutiamo Giulio

Ebbene sì, dopo Claudio ci saluta un altro nome della tradizione classica. Continuano le votazioni per le nomination (come raccontato nel post "Il nome ai tempi del Grande Fratello") ma siamo alle battute finali: la prossima settimana verrà annunciato l'ultimo escluso e proclamati i tre finalisti.
Dopodiché partirà il televoto! Ehm, no... mi ero calata troppo nella parte, il televoto non è previsto...

Insomma, l'escluso di questa settimana è Giulio, che deriva forse dal latino Iulius (della gens da cui discendeva Giulio Cesare) col significato di "sacro a Giove", oppure dal greco "ioulus" che vuol dire "lanugginoso". Tra i personaggi famosi, oltre al savonese papa Giulio II (Giuliano della Rovere) che commissionò a Michelangelo la decorazione della volta della Cappella Sistina, e al già ricordato Giulio Cesare, ricordiamo l'editore Giulio Einaudi, il chimico premio nobel Giulio Natta,  l'attore Giulio Scarpati, lo scrittore Jules Verne. Dimentichiamo invece volentieri due politici dell'attualità recente e passata.

Giulio ha il difetto di non piacere al babbo. Che, effettivamente, non è un difetto da poco. E' però riuscito a rimanere in gara quasi fino all'ultimo.
Chi sarà l'ultimo a lasciarci? La sfida è ancora aperta!

P.S: aggiornata la pagina "Stupidario medico"!

mercoledì 19 ottobre 2011

Quarta nomi-nescio(n): via Claudio, resta Claus ;-)

Continuano le esclusioni per trovare un nome a "robino", come spiegato nel post "Il nome ai tempi del Grande Fratello". Con un po' di ritardo sul programma di marcia (domenica eravamo in Liguria), lunedì scorso la classifica ha visto uscire definitivamente dalla gara il nome "Claudio".

Nome romano (forse di origine sabina) che corrisponde anche a due imperatori (Tiberio Claudio Germanico e Claudio Nerone Cesare Druso), più recentemente è stato portato da artisti nel campo della pittura e della musica: il pittore Claude Monet, i compositori Claudio Monteverdi e Claude Debussy, il direttore d'orchestra Claudio Abbado, i cantautori Claudio Lolli e Claudio Baglioni, oltre all'attore comico Claudio Bisio e all'astronomo Claudio Tolomeo.

"Claudio" ha però un grave difetto: la nostra famiglia ha già un cane che si chiama Claus (nella foto, quello più scuro nella cuccia insieme a Nina. Sono teneri, vero? In realtà Nina stava cercando di riconquistare a culate la propria cuccia, occupata "illegalmente" da Claus).
Mi immaginavo la scena, ai giardinetti a gridare  "Claus, vieni qua! No, non tu Claudio, dico al cane..."

Che poi, diciamolo, il significato (zoppo, claudicante) è perfetto per il cane, che ha 16 anni e l'artrite, non si regge sulle zampe dietro e ha bisogno di aiuto per camminare senza cadere ogni pochi passi. Un po' meno di buon auspicio per "robino".

Restano in gara ancora 5 nomi. Alla prossima settimana, per conoscere il penultimo escluso!

martedì 11 ottobre 2011

Libri sulla gravidanza

Inauguro oggi una nuova sezione del blog: la pagina dei libri.
Al momento sono presenti tre libri sul tema della gravidanza che ho letto o sto leggendo.

Si tratta di:
- La Tua Gravidanza di settimana in settimana di Lesley Regan
- Mamme Zen di Jacopo Fo e Monica Traglio
- Partorire senza paura di Elisabetta Malvagna.

Tra i prossimi libri da comprare/prendere in biblioteca:
- Bebè a costo zero di Giorgia Cozza
- Bésame mucho di Carlos Gonzales

Assolutamente graditi, tra i commenti di questo post o sull'altra pagina, ulteriori consigli sull'argomento!

lunedì 10 ottobre 2011

Terza nomi-nescio(n): addio Arturo

Il testa a testa col penultimo in classifica non mi ha permesso di azzardare previsioni prima, ma alla fine non ce l'ha fatta, Arturo lascia la nostra gara per dare un nome a Robino.
Nato da una mia stupidaggine (avevo osservato che avremmo potuto chiamarlo Arturo e poi soprannominarlo "Artù", dato che la figlia di cari amici, che ha un anno più di lui, si chiama Morgana), nelle settimane scorse è tornato prepotentemente alla ribalta, fino ad entrare nella top-nine. L'origine è etrusca (o celtica, su questo ci sono varie ipotesi), è anche il nome di una stella nella costellazione di Boote e tra le persone che portano questo nome c'è il "mio" poeta dell'adolescenza Arthur Rimbaud e lo scrittore Arthur C. Clarke (co-autore di uno dei miei film preferiti: 2001 Odissea nello spazio e scrittore di tanti romanzi di fantascienza che ho letto e apprezzato). Come non citare poi Arthur Conan Doyle, con i romanzi di Sherlock Holmes che tanto mi hanno affascinato?

Però... Arturo è anche il cane protagonista del cartone "Le ricette di Arturo e Kiwi". Avete presente quelli di "con 'sto piatto vai sicuro, te lo dicon Kiwi e Arturo"? Se no, vi conviene andare subito sul canale "on demand" della Rai (attenzione perché dà dipendenza) e farvi delle grasse risate. Simpaticissimi.
E quindi? ... no, dai, "robino" ci avrebbe odiato per sempre!

lunedì 3 ottobre 2011

Seconda nomi-nescion: se ne va Alessio!

In attesa di sapere come saranno i prossimi tre mesi della mia vita (ancora nessuna notizia dal futuro lavoro, ma tanto comincia tra BEN una settimana!), ieri ci sono state le nomi-nescion, come descritto nel post "Il nome ai tempi del Grande Fratello".
Dopo Simone della scorsa settimana, questa domenica ci lascia Alessio. L'origine greca e il significato di "difensore" non sono serviti a mantenerlo nella lista dei papabili: il rischio di un bimbo con difetti di pronuncia sulla "esse" come avevo io fino a vent'anni l'hanno fatto scendere nella classifica (questa è la mia motivazione, non conosco quella del babbo). Dai, sinceramente... "Aleffio" è terribile quasi quanto "Lu'ha"!
Salutiamo quindi Alessio, che pur non essendo riuscito a salire sul podio, è arrivato settimo su 1600, non male comunque!
Ah, a proposito di nomi-nescion, chi sa cosa vuol dire "nescio" in ligure? ;-)

lunedì 26 settembre 2011

Il nome ai tempi del Grande Fratello

Qualche giorno fa l'ecografia (morfologica del quinto mese... non sembra ma siamo già a metà!) ci ha confermato quello che già era nell'aria e che aveva previsto anche la nonna: il "robino" è un maschio. Siamo contenti, ma questo ci ha mandato in crisi: avevamo già pronti un paio di nomi da bambina, mentre non abbiamo mai avuto un'idea così precisa per i nomi da bambino.
Che si fa?

In una famiglia di altri tempi avrebbe deciso il babbo, e sarebbe stato più facile. Poi magari la mamma avrebbe chiamato il bambino nella vita di tutti i giorni diversamente da come è registrato all'anagrafe, con risultati paradossali come quelli che si vedono ad esempio nelle liste elettorali tipo "Giacinto detto Marco", quando scopri che quell'amico di infanzia che hai sempre chiamato Gigi in realtà all'anagrafe si chiama Mario...

In una famiglia di oggi, ma "normale", la mamma avrebbe detto un paio di nomi che le piacciono, idem il babbo, e si sarebbe arrivati ad un compromesso, magari coinvolgendo i futuri fratellini nella scelta del nome. No, tranquilli, non abbiamo coinvolto i cani.

In una famiglia normale, dicevamo. Ma la nostra evidentemente non è abbastanza normale: tanto per cominciare partiamo da tutta una serie di vincoli auto imposti:
- no ai nomi di parenti e amici intimi
- nomi di origine italiana (latina, greca, etrusca... per capirci niente Maicol, Chevin etc etc)
- no ai nomi che in fiorentino si leggono "strano" (Luca che diventa Lu'ha mi fa rabbrividire. Per fortuna è già nella lista di parenti e amici)
- no ai nomi che significano "Dio ha fatto questo, quello, è così, è cosà" (io sono già traumatizzata dal mio "il mio Dio è perfezione" e il babbo dovrebbe essere un "dono di Dio"... accidenti che nomi impegnativi!)
- no ai nomi di fiori, piante, frutti, elementi chimici, animali esotici etc
- dubbi sui nomi troppo comuni: Francesco mi piace tantissimo, ma sembra che oggi si chiami così quasi 1 bambino su 20... l'idea di gridare al parco "Francesco vieni qui" e di trovarmi intorno 15 bambini di cui 14 sconosciuti non mi entusiasma... però l'abbiamo tenuto!

Dati questi vincoli iniziali, il primo passo è stato cercare un elenco. L'abbiamo trovato sul sito http://www.nomix.it/ che tra maschili e femminili ha una lista di 1600 nomi.

Successivamente, dopo una prima cernita radicale (non ho dovuto chiedere conferma per escludere Archippo e Maccabeo) alcuni nomi sono stati raggruppati tra quelli molto comuni, quelli in uso tra parenti e amici, e - insieme al babbo - quelli scartati senza possibilità di appello.

Alla fine la nostra lista, ormai ridotta all'osso, comprendeva 10 nomi (ridotti poi a 9 perché ci siamo accorti che Diego è il nome di un parente, anzi due!). Ma adesso comincia il bello. Dato che la scelta di un nome è un atto molto impegnativo, non si può decidere da un giorno all'altro, giusto? Ci siamo presi due mesi. Detta così sarebbe quasi normale.

Invece è un reality show. O quasi. Ogni settimana elimineremo un nome: ognuno di noi dovrà stilare due graduatorie (una il martedì e una il sabato) in cui ad ogni posizione corrisponde un voto (al primo 10, al secondo 9 e così a scalare). La domenica si sommano i voti e si scarta l'ultimo. Arriveremo a novembre con 3 nomi, sui quali poi avremo tempo di riflettere fino a febbraio. E poi chissà, magari decideremo all'ultimo.
Non siamo fan del Grande Fratello (io ho guardato alcune puntate della prima stagione per una tesina di Teorie e Tecniche del Linguaggio Televisivo) né di altri reality, ma era l'unico modo per spronare il babbo ad impegnarsi: ci mette sempre un po' a prendere le decisioni, anche quelle importanti, e questa proprio non può delegarla solo a me!

Al momento nessuna indiscrezione sui nomi rimasti in lista.
Posso però dirvi che il nome scartato ieri è Simone (che solo dopo abbiamo scoperto significa "colui che ascolta e ubbidisce a Dio"... ecco, appunto...)

Ricomincia una nuova settimana, altre classifiche e altre nomination. Sperando che il "robino" non ci vorrà troppo male per il nome che sceglieremo!

P.S. Un saluto affettuoso a tutti gli Archippo e i Maccabeo che seguono questo blog. ;-)

lunedì 19 settembre 2011

Colori di genere

Ho sempre pensato che ogni colore avesse la stessa dignità. Ammetto che forse sono un po' razzista con il bianco (non amo i muri bianchi, i vestiti bianchi, i capelli bianchi...) ;-) e ho le mie preferenze: mi vesto spesso di nero, amo il viola, ho dipinto le pareti di casa di verde e azzurro (il salotto sarà color argilla) uso l'henné per i capelli rossi, ho comprato per Nina una pettorina e un guinzaglio blu...

Ecco, credo di aver rovinato la vita al mio cane. Un primo segnale ce l'ho avuto al negozio di articoli per animali, il giorno stesso dell'adozione di Nina, provandole la pettorina. Blu, avevamo deciso, perché nera ce l'ha già Claus, rossa ce l'ha il cane dei nonni, gialla si sporca subito... blu invece piaceva a tutti i bipedi della famiglia (abbiamo provato a chiedere ai quadrupedi ma non si sono espressi). Proviamo la pettorina, chiamando la negoziante per chiederle di aiutarci a capire come si infila, e mentre cerchiamo il guinzaglio, della dimensione giusta e dello stesso colore, la lasciamo addosso al cane. Poi ci mettiamo a chiacchierare con la negoziante, che scopre così che Nina è appena stata adottata, viene da un canile, sembra aver retto bene il viaggio, è femmina...
"Ah, è femmina?"
"Sì" (te l'ho appena detto, e poi si chiama Nina... saremmo un po' carogne a chiamare Nina - con la A - un cane maschio...)
"Io ho lasciato la pettorina che aveva provato, ma se vuole cambiarla..."
"No, quella le sta bene, è della dimensione giusta, no?"
"Sì sì, ma... è blu... se vuole ci sono anche altri colori..."
"Ah, no grazie, va benissimo blu!"

Pensavo che fosse una sciocchezza. Che il blu avesse la stessa dignità, chessò, del rosso, o del giallo. Uscendo dal negozio ci avevamo anche scherzato su: "Cominciano già a farci problemi di colore con il cane? Figuriamoci quando sarà il momento di mettere i pigiamini a 'robino', dato che sicuramente non ci faremo problemi di rosa o azzurro"
Scherzavamo, ma non sapevamo che stavamo condannando Nina ad una vita da reietta. 

"Bobo, vieni via!". "Fido, lascia stare quel cane, che tu non vai d'accordo coi maschi!"
"Ma... è femmina"
"Ah, scusi, pensavo fosse maschio, sa, il collare blu..."
Due episodi in soli due giorni. Sarebbero forse molti di più, ma nel giardino davanti a casa ormai ci conosciamo tutti (i padroni di Pippo, Billy, Kira e Leo sanno che Nina, nonostante il degradante marchio blu, è femmina) ma basta che Nina vada due giorni in luoghi sconosciuti per essere bollata come cane maschio, a causa del colore della pettorina. L'unica soluzione sembrerebbe procurarci una coccarda rosa, da appuntarle sul collare. Avevo pensato anche ad un cartello con su scritto "I miei padroni sono insensibili alle mie esigenze etologiche primarie di cane femmina, per favore regalatemi una pettorina rosa", ma mi sono scontrata coi dettagli tecnici: se lo faccio bianco con le scritte nere sarà abbastanza femminile? Devo scrivere in corsivo, preferibilmente con molti svolazzi, anche se è meno comprensibile?

Non saprò mai, credo, se Nina è traumatizzata. Invece temo che, col mio comportamento da madre degenere, traumatizzerò 'robino'. Magliette rosa a fiorellini o azzurre con gli aereoplanini, che differenza fa per un cucciolo così piccolo? 

Pensandoci, ho capito tutto. Vegana, animalista, equo-solidale, ecologista... se sono "strana" è tutta colpa di mio cugino. Sì, proprio quello nato due anni prima di me, da cui, neonata, ho "ereditato" tutti i vestitini.  Ovviamente azzurri. Mia madre mi raccontava che durante la gravidanza, non sapendo se sarei stata maschio o femmina (ho scoperto ieri che il suo ginecologo era contrario alle ecografie) ma ben consapevole che avrei indossato i pigiamini e le tutine del cuginetto, aveva fatto a maglia una copertina di lana rosa, così in ogni caso avrei avuto qualcosa di entrambi i colori. Ma il danno ormai era fatto, rovinata a vita. 
Tutto per colpa di un colore sbagliato.

Aggiornamento
Scrive mio cugino (quello dei vestitini azzurri): "Non puoi attribuire a me la "discoloria"! Ero troppo piccino!". Vero. Non è colpa sua. Sta di fatto però che i vestiti erano i suoi. E io non glie l'ho mai perdonato. Tanto da obbligarlo, trenta anni dopo, ad essere il mio testimone di nozze. Tié. ;-)

sabato 10 settembre 2011

Conferenza "Gravidanza veg"


Ieri ho partecipato ad un incontro dal titolo "Gravidanza veg". E la relatrice ero io! Che emozione. Sono arrivata preoccupata perché pensavo di fare brutta figura, invece alla fine mi sono divertita, ho conosciuto un'altra mamma (con bimbo vegano già grandicello! Di 20 mesi) e ho parlato direttamente con un po' di persone. Insomma, una bella esperienza.
Riporto qui il testo che mi ero preparata, che ho più o meno seguito. Mi scuso in anticipo per la lunghezza.

Se siete venuti qui per sentire indicazioni mediche per le donne che vogliono intraprendere una gravidanza da vegane, mi dispiace ma avete sbagliato conferenza. Non sono un medico. Non sono una nutrizionista. Sono una futura mamma alla 18a settimana di gravidanza, vegetariana dal 2000 e vegana da circa 5 o 6 anni, che ha deciso di mantenere il suo stile di vita anche durante questi nove mesi. So di non essere un'irresponsabile e sono convinta che questo stile di vita sia sano sia per me che per il bambino o la bambina che nascerà a febbraio. 
Quando mi è stato chiesto di partecipare ad una conferenza sulla gravidanza vegana, portando le mie esperienze, ho avuto un momento di stupore e mi sono chiesta il senso di questo intervento. D'altra parte, pensavo, non sto facendo nulla di speciale. Mi sono ricreduta, ricordando quello che mi aveva raccontato poche settimane prima una mia amica, vegetariana, dopo una visita ginecologica in previsione di una gravidanza. L'amica si è sentita dire dalla ginecologa che, durante i mesi di gravidanza avrebbe fatto bene a “nascondersi” un po' di carne nei piatti, aggiungendo che negli anni, di due pazienti vegetariane, una si era convinta a cambiare dieta, l'altra purtroppo no. Quindi questo medico, con il potere che ha, soprattutto in un periodo di fragilità e di enormi dubbi come quello che passa una donna incinta, è riuscita a far avere ad almeno una paziente su due tali paure da convincerla a cambiare il suo stile di vita. Questo, a quanto ho potuto scoprire attraverso una ricerca su internet, è purtroppo frequente: la donna incinta, vegana o vegetariana, si trova spesso ad avere contro i medici e la stessa famiglia. 
Posso dire, da questo punto di vista, che per il momento sono stata fortunata. Ho un marito vegetariano che non ha avuto nessun dubbio nel sostenermi nel continuare il mio attuale stile di vita in gravidanza. Fino ad ora ho trovato medici competenti, da quelli che non mi hanno dissuasa a quelli che invece mi hanno dato utili informazioni. Devo soprattutto ringraziare il sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana e gli amici del forum di Informazione Alimentare che mi hanno indicato come bilanciare al meglio quello che mangio tutti i giorni per adattarlo ad un diverso fabbisogno energetico del mio corpo. 
Prima di raccontarvi la mia esperienza, una precisazione è d'obbligo: non sto parlando di quella vegan come di una "dieta", ma di uno stile di vita che riguarda altri campi oltre a quello dell'alimentazione. Quando sento parlare di Dolce e Gabbana, vegani per un mese per disintossicarsi, o del ciclista vegano al Tour de France, che due volte a settimana mangia salmone, mi chiedo se ci stanno prendendo in giro. La parola "dieta" deriva dal termine greco dìaita, che significa stile di vita. Quando parliamo di "dieta dimagrante", ad esempio, stiamo commettendo un errore, dovremmo parlare di "terapia alimentare". La dieta vegan, è quindi uno stile alimentare che fa parte di uno stile di vita. Un vegan esclude l'uso di prodotti di origine animale come cibo e per qualsiasi altro scopo, quindi non solo niente carne e pesce, latte, latticini, uova etc, ma anche prodotti di qualsiasi genere la cui realizzazione implichi lo sfruttamento degli animali. Un vegano non mette scarpe di pelle, né sciarpe di seta, né maglioni di lana o di cachemire. Un vegano non compra cosmetici che contengono miele e cera, ma nemmeno quelli testati sugli animali e quindi sceglie prodotti di quelle marche che hanno dichiarato di non utilizzare più ingredienti messi in commercio dopo una certa data, e che quindi di fatto non finanziano i test sugli animali.
Questo è da tenere ben presente, anche in gravidanza e temo soprattutto dopo, perché alle mamme in attesa vengono proposti unguenti e creme di ogni genere contro le smagliature. Serviranno? Non ve lo so dire, perché (come avevo raccontato nel post "Idratare la pelle") io ho usato soltanto l'olio di mandorle della marca “i Provenzali”, 100% naturale e di una azienda che aderisce allo standard cruelty free “Icea-LAV” e “Vivo” del Comitato per un consumo consapevole. Al momento le smagliature non ci sono e il mio giudizio è ottimo. 
Ma partiamo dall'inizio della mia esperienza. Dicevo di essere stata fortunata perché la mia scelta è condivisa dai familiari più stretti e non osteggiata dai medici. Sono fortunata anche perché tutto sta andando bene, anzi più che bene. Durante i primi tre mesi ho avuto pochissime delle nausee tipiche e per il momento non noto nessun disturbo. Gli esami del sangue eseguiti fino a questo momento sono perfetti e questo ha rassicurato anche i parenti più scettici. 
Appena ho scoperto di essere incinta mi sono rivolta alla dottoressa Luisa Mondo, nutrizionista di Torino, che è stata molto gentile e mi ha dato un unico consiglio: almeno per i primi tempi, non cambiare di una virgola le mie abitudini alimentari, a parte qualche spuntino in più qua e là durante la giornata per prevenire la nausea (consigliate a questo proposito sono le barrette di semi o frutta secca) che effettivamente mi sono state molto utili.
Qui voglio però puntualizzare una cosa. Sto dicendo che l'alimentazione vegana in gravidanza è salutare, non è per nulla dannosa. Ma attenzione, chiariamoci sui termini, seguire un'alimentazione vegana non vuol dire semplicemente “togliere” carne, latticini, uova etc. L'alimentazione vegana non è solo pasta e insalata, tra l'altro... ci pensate che noia sarebbe? Non possiamo nemmeno considerare l'alimentazione vegana come un doppione di quella onnivora, con cibi da sostituire ad altri. E' semplicemente un'altra cosa. Mi è stata suggerita un'analogia che trovo molto di impatto: chiedersi con quali cibi bisogna sostituire carne e derivati, sarebbe come voler parlare una lingua straniera usando la grammatica italiana.
Tornando alla mia esperienza, il consiglio della dottoressa Mondo nasceva dal fatto che le mie analisi del sangue, che ricevo annualmente quando vado a donare il sangue, non hanno mai mostrato nessun valore sballato. Negli ultimi cinque anni, così come nei dieci precedenti, non ho avuto problemi di salute legati all'alimentazione (anzi, come dicevo prima, il mio ferro è ora oltre i limiti, mentre prima ero quasi anemica). Alla nutrizionista è quindi bastato chiedermi una tabella tipo di quello che mangio ogni giorno, per confermarla senza cambiamenti. 

Ho concluso il mio intervento con gli spunti alimentari che avevo già scritto nel post "Vegana Informata".

lunedì 15 agosto 2011

La famiglia si allarga

Il "robino" è stato presentato ufficialmente ieri al nonno n°1. Domani invece sarà la volta dei nonni n°2 e della zia.
Nel fine settimana anche alcune amiche hanno appreso la notizia: ormai "robino" è entrato in società (chissà se aveva la cravatta? Conoscendo il padre credo proprio di no)

Prima dell'arrivo del "robino" però passeranno ancora i mesi e le stagioni. Imminente è invece un primo allargamento della famiglia: siamo infatti in fremente attesa dell'arrivo del cane n°2, anche detto "la sorellina". Il cane n°1 è quello nella foto qui accanto, ha circa 16 anni ed è con me da quasi tre. Prima stava in un canile, prima ancora... non si sa. C'è chi dice che potesse essere un cane da caccia (da tana) il che sarebbe confermato dalla totale indifferenza verso i rumori forti, anche petardi, quando ancora il suo udito funzionava bene. Attualmente non caccia nemmeno le mosche.
Sabato andremo a fargli conoscere "la sorellina", una cagnolina che arriva da un sequestro di un canile-lager nel nord Italia. "ina" per modo di dire, perché è alta almeno il doppio di lui. Al momento non posso raccontare nulla di più, né pubblicare la foto. Se andranno d'accordo (e speriamo di sì, di solito lui con le femmine è molto affettuoso o al massimo le ignora), lei verrà a casa con noi.

Quindi la famiglia si allarga. Il nonno n°1 ha saputo quasi contemporaneamente (durante lo stesso pranzo) dell'arrivo della cagnolina e del fatto che, appunto, diventerà nonno. Spero solo che non abbia capito che diventerà nonno di un cane. Commento a caldo: "Ora prendete un cane... e poi avrete questo bambino... ma come farete con tutte queste complicazioni? Ci avete pensato bene?" Speravo in una reazione meno catastrofica, ma non si può pretendere troppo. La sua compagna, per fortuna, era contenta.

Per fortuna le reazioni delle amiche sono state più confortanti: tutte contente per me, compresa quella che alla notizia ha dovuto sedersi e poi, come San Tommaso, ha voluto toccare la pancia. Non è mancato il commento "Allora almeno il formaggio dovrai cominciare a mangiarlo", ma è bastato spiegare che le analisi sono tutte a posto e i medici che ho sentito mi hanno incoraggiata nel proseguire la mia alimentazione abituale senza derivati animali. Devo avere sempre con me le analisi che mostrano che ho il ferro alto, oltre i limiti: questo rassicura sempre tutti!

giovedì 4 agosto 2011

Esiste!

Il "robino", come l'abbiamo sempre chiamato in queste settimane, esiste: lo dice l'ecografia. Dopo quasi 3 mesi di dubbi continui ("ma è possibile che non abbia quasi mai la nausea? Ma è normale che non mi senta stanca? Ma ci sarà per davvero?") ora ne abbiamo la certezza.

Ieri l'ecografia: il "robino" saltellava qua e là, non voleva farsi fotografare ("ha preso dalla mamma..."), stava a pancia  in giù quando l'ecografa voleva che stesse a pancia in su ("dorme a pancia in giù? Sì, allora ha proprio preso dalla mamma..."), si succhiava la mano ("secondo me sta facendo il pugno chiuso...") e faceva sentire il battito del cuore. Dimensioni: nella norma per gravidanza alla 12a settimana e 2 giorni (perfetto). Translucenza nucale nella norma. Gli esiti del test combinato, per avere una stima della probabilità delle malformazioni più diffuse, arriveranno la prossima settimana. O meglio, si spera che non arrivino: se ricevo una telefonata entro martedì il test è positivo (speriamo di no!), altrimenti non mi devo preoccupare. Dita incrociate per 5 giorni e ancora silenzio stampa con tutti, parenti e amici, dato che col papà abbiamo deciso di attendere gli esiti prima di comunicare la notizia.

Sarà un "robino" vegano (con qualche rara trasgressione) già dai mesi precedenti alla nascita. Poi rimarrà vegano per i 6 mesi di allattamento, in seguito, comunque, non mangerà carne e pesce finché sarà sotto la nostra tutela. Poi deciderà lui.

Per il momento, per me, nessun problema, anzi! Il ginecologo del consultorio, che mi ha visitata due giorni fa, ha visionato gli ultimi esami del sangue.
"Ferro a 177, oltre il limite massimo, complimenti... mangia tutti i giorni salamelle?" "veramente sarei vegana..." Temo non abbia colto e che sia ancora convinto che, per avere il ferro nella norma, sia necessario mangiare la carne...

L'unico problema registrato in queste settimane è stato il glucosio. Troppo alto dopo il primo esame del sangue. Mamme che state per fare l'esame, attenzione, attenzione! IMPORTANTE! La sera prima dell'esame del sangue che andrà a verificare la glicemia (glucosio) dovete mangiare insieme alle galline. Praticamente fare merenda. Nessuno ve lo dirà, ma se farete cena ad un'orario vagamente umano, ad esempio alle 20.30, terminando come spesso capita dopo le 21, e il giorno dopo (maledetti laboratori gestiti da insonni!) sarete già in ambulatorio alle 7.30 (contendendo il posto ai vecchini che si alzano due ore prima dell'alba per essere lì alle 6 a prendere il numerino...) il risultato dell'esame sarà falsato. Glicemia a mille. Niente più dolci, poca frutta, bibite gassate nemmeno a parlarne, rischio diabete per voi e il feto, e non so quali altre tragedie bibliche. Insomma, per me è stata una settimana da martire. Poi ho rifatto il test. Ho cenato alle 20. Prima proprio non ce la potevo fare, tutto ha un limite. Sono andata all'ambulatorio alle 8, disposta a lasciar passare avanti tutti i vecchini (non me l'hanno permesso, alle 8.10 ero già fuori, per una volta che volevo restare in coda più tempo possibile...). Risultato: glucosio che sfiora il valore più basso della scala. Respiro di sollievo, indigestione di confetti al cioccolato per compensare la settimana di astinenza e dal giorno successivo nuovamente qualche concessione zuccherosa, senza mai esagerare, ma nemmeno con la salivazione aumentata (stile cane di Pavlov) ogni volta che qualcuno parla di cioccolato o di angurie. Che tra l'altro a me le angurie nemmeno piacciono, ma quella settimana ne avrei mangiata una al giorno. Insomma, il primo esame del sangue, quello per valutare la glicemia, va fatto per davvero 12 ore DOPO l'ultimo pasto. Non era una paranoia del mio medico. La prossima volta vado preparata, mi eviterò una settimana di rinunce. Il gelataio sotto casa, già ringrazia.