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venerdì 11 dicembre 2015

Ciao Nina, ci mancherai

Da tempo non scrivo su questo blog. Tante idee, spesso mi dico che dovrei pubblicare qualcosa, ma il tempo è tiranno.

Oggi però voglio scriverti, Nina. Perché tante volte ho parlato di te su queste pagine virtuali.
Avevo raccontato il tuo arrivo nella nostra famiglia che si stava allargando. Arrivavi da un canile abusivo, avevi paura degli uomini e dei bastoni.

La paura degli uomini ti è rimasta, ma a poco a poco hai cominciato a fidarti dei familiari. Non di tutti... non si sa se avevi più paura tu di mio fratello o più lui di te... 

Ti avevamo anche regalato una pettorina blu, suscitando riprovazione nella negoziante: ma come, il blu per una cagnolina femmina? Ed era solo l'inizio, tutt'ora Irene viene regolarmente scambiata per un bambino... Ma che ci vuoi fare, all'idea della divisione dei sessi per colore mi viene l'orticaria...

Avevi poi perso la pettorina blu in una delle tue escursioni ad inseguire le lepri. Eri anche brava, dicevano i cacciatori che ti incontravano per strada. Il vicino di casa, cacciatore, era letteralmente innamorato: un paio di volte mi aveva fermato per dirmi che bell'esemplare che eri. Noi non ce n'eravamo accorti, per noi eri una della famiglia, non un "esemplare". Però devo dire che ogni volta che vedo la tua foto in Trentino anche io mi riempio di orgoglio: eri davvero, a modo tuo, un bel cane...

La pettorina te l'avevamo poi ricomprata, stavolta rossa per evitare di scandalizzare ancora i benpensanti. Te l'eri meritata dopo giorni di babysitteraggio a Valerio. Ricordi quella volta a Torino? Addirittura due bambini, il tuo cucciolo Valerio e la "grande" Irene, figlia di un'amica. Ti avevano portato a spasso per un'ora, ma in realtà eri tu che badavi a loro, col tuo istinto di mamma.

 Da un mese avevi cominciato a stare male, erano i reni. I primi anni di vita, in condizioni pessime, devono aver influito molto sulla tua salute. E comunque non eri più giovanissima, quasi 13 anni. Avevamo provato con una cura, ma senza risultato. 

Fino all'ultimo, sei stata un cane orgoglioso e selvatico, col tuo istinto di cane da caccia più lupo che pantofolaio. Hai deciso tu che la cura andava interrotta, strappandoti la flebo. Hai deciso che non aveva più senso continuare in quelle condizioni, smettendo di mangiare.

Ciao Nina, ci mancherai.

lunedì 7 luglio 2014

E' vietato... ma solo un po'!

Vicino a casa ci sono molti parchi. Uno piace particolarmente a Valerio perché in un percorso abbastanza breve (meno di un km) si incontrano tanti animali: anatre, conigli, tartarughe, uccelli di vario genere, pesci e, qualche volta, anche porcospini.


Nel parco è vietato dare da mangiare agli animali, ma nessuno controlla. Il divieto è espresso chiaramente nel cartello che accoglie i visitatori all'ingresso del parco, con il regolamento.

Ed è ribadito in due ulteriori cartelli posizionati nelle bacheche informative.

In estate la situazione degenera perché il parco diventa una meta ambita per centinaia di bambini accompagnati da genitori e nonni, tutti muniti di pane secco per nutrire le anatre. Durante la nostra passeggiata di stamattina abbiamo notato cumuli di pane ammuffito ai lati dei vialetti e, quel che è peggio, anche nell'acqua.

A Valerio piace fermarsi a guardare le tartarughe. Proprio qui abbiamo incontrato una bambina, più o meno coetanea, che già prima del nostro arrivo stava dando da mangiare alle anatre, pescando da un sacchetto della spesa ricolmo di pane. Dopo una decina di minuti in cui Valerio osserva minuziosamente una ad una le tartarughe, la bambina, peraltro gentilissima, offre del pane anche a Valerio che (non è il massimo della socialità, lo so bene), scappa verso di me.

La bambina non capisce e insiste. Segue Valerio con un pezzo di pane in mano. Lui, che sta dimostrando di essere addirittura più "orso" del Babbo, le dice un secco "no" e si volta verso di me. A quel punto intervengo. Spiego alla bambina che Valerio non vuole tirare il pane perché sa che dentro il parco non si può, dato che il pane alle anatre fa male perché gonfia dentro al loro pancino.

Interviene il nonno "ma noi ne diamo poco!" e poi la porta via, qualche metro più in là, probabilmente per allontanarsi da una mamma così rompiscatole.

Sono rimasta a bocca aperta e questa frase mi ha fatto riflettere. Cosa vuol dire "noi ne diamo poco?" Sarebbe un po' come dire...

"E' vietato parcheggiare nel parcheggio dei disabili/sulle strisce/in seconda fila"
"Ma noi ci stiamo solo 10 minuti!"

"Non si butta la spazzatura in terra"
"Ma questa è solo una carta di caramella!"

"Non si va in treno senza biglietto"
"Ma noi facciamo solo poche fermate"

"Le cacche dei cani vanno raccolte e buttate via!"
"Ma ne ha fatta solo un pochino"

"I bambini in auto devono essere legati con il seggiolino"
"Ma noi facciamo solo qualche chilometro!"

Mmmm... già... ecco... si spiegano tante cose...

lunedì 23 giugno 2014

Aggiornamenti da Ippoasi: Irene

Sono arrivate nuovamente notizie da Irene, la gallina di Ippoasi che abbiamo adottato a distanza.


Eccoci nuovamente con le ultime novità dal rifugio e qualche aggiornamento su Irene.
L'inizio del nuovo anno è stato alquanto spumeggiante: quattro nuovi ospiti hanno infatti varcato la soglia del cancello in brevissimo tempo. Si tratta del gigante buono Lorenzo, un bue di oltre 900 kg; del piccolo Enea, maialino fortunato in quanto all'anagrafe non è un numero ma un nome (è infatti registrato non come animale “da reddito”, bensì “d'affezione”) e delle due anatrine Rebecca ed Anastasia.
Lorenzo è attualmente adottato a distanza da un'associazione tedesca, la Tierhilfe Sueden, e questo per noi è molto importante in quanto segna una collaborazione tra due realtà simili collocate però in due contesti diversi.
Le frequenti piogge hanno messo a dura prova il terreno, ma gli animali ospiti non sembrano averne risentito granchè, a parte alcune capre e pecore che hanno avuto qualche problema derivante l'umidità del terreno e che ha causato loro dei dolori alle zampe... curate settimanalmente dai volontari del rifugio. Gli unici animali duramente provati dall'acqua continua sono stati proprio gli umani, ma si sono muniti di impermeabili, stivali, guanti e... molta pazienza... portando a termine sempre e comunque tutti i lavori, nonostante l'acqua battente.

L'inverno è finito ed ora iniziano le belle giornate, il caldo ormai ha asciugato il terreno e riscaldato tutti noi. I cavalli hanno perso il folto pelo invernale per lasciare spazio al leggero pelo estivo... insomma... tutta la natura si è risvegliata!
Nuove entrate nel pollaio!!! Due anatrine, Rebecca ed Anastasia sono entrate a far parte di questa grande famiglia. Forse anche per la somiglianza di colori queste due dolcissime nuove ospiti hanno subito stretto amicizia con Adele e Sasha, il quale non le perde di vista un attimo. La sera le richiama tutte dentro la loro casetta e queste non entrano fino a che non è entrato pure lui...più romantico di cosi!
L'inverno è stato abbastanza bagnato e le grandi piogge hanno talvolta allagato parte del terreno del pollaio...inutile chiedersi chi fossero i più felici di questo evento... Ad Ugo non sembrava vero di avere una piscina cosi grande tutta per sé!
Al termine di questo inverno freddo e piovoso purtroppo ci ha lasciati Anna... le galline sono tra gli animali ospiti quelli che più di tutti sembrano soffrire degli effetti della selezione genetica operata dall'uomo e che rende questi individui estremamente deboli e poco longevi.
Michele e Silvia continuano la loro love story, oramai la loro coppia è super collaudata e Silvia non pare essere gelosa dei corteggiamenti che Michele riserva alle altre galline del pollaio.
La dolce Kamuran trascorre le sue giornate tranquilla nell'ospedale, anche se in questi giorni è stata nuovamente sfrattata da Ursus, entrato in calore prima del previsto... a breve ultimeremo una sistemazione per le anatre per i mesi primaverili ed estivi cosicchè la nostra piccola amica possa rimanere la regina incontrastata dell'ospedale!
E i pulcini? Oramai sono cresciuti e sono stati rinominati “pulcioni”. Con la primavera abbiamo potuto appurare che 3 di loro sono maschi, e pare anche molto ben chiaro chi sia il padre: il gigante Coscialunga! Ora Tamburrino, Michele, Cosimo e appunto, Coscialunga hanno altri tre galli con cui misurarsi. L'unica femminuccia ha un gran da-fare nel farsi rispettare da questi tre spavaldi fratelli, però si vede subito che ha un carattere molto determinato. In questi giorni ha deposto il suo primo uovo... piccino piccino!
Paola, Lusia, Miriam, Alina e Gina continuano a correre di qua e di la, alla ricerca di non si sa cosa...si fermano solamente la sera, quando vanno a dormire tutte vicine vicine nella loro casetta... come bambine scalmanate che si addormentano esauste dopo una giornata di giochi!
Federica, Luisella, Gloria, Lia, Pia, Simona, Elisa, Emma, Irene, Cassiopea, Stellina, Clara, Lucrezia e Grazia hanno un temperamento molto più mite anche se tutte, al momento dell'arrivo del cibo fresco quotidiano (verdure e frutta) si scatenano! In particolar modo è facile vederle svolazzare sopra la carriola piena di quese cibarie succulente pronte ad accapparrarsi la prima fogliolina fresca fresca!

Dania ha passato gran parte dell'inverno a fare da mamma ai pulcini... e che mamma! Amorevole come non mai li seguiva ovunque e qualora qualcuno si attardasse lo chiamava con ansia...ha insegnato loro tutto, da come scavicchiare con le zampine per smuovere la terra e cercare piccoli insetti a come pulirsi le piume...una madre con i fiocchi! Una volta cresciuti è tornata in compagnia delle sue amiche Dulcita e Stevia, che l'attendevano pazienti!
A proposito di compagnie... durante l'inverno, ma anche ora con la primavera poco prima del tramonto, tutte le galline sono solite appollaiarsi nella mangiatoia per il fieno di legno che lasciamo nel pollaio per l'utilizzo da parte di qualche ospite occasionale. E' meraviglioso notare la varietà di suoni che emettono, sembra che stiano raccontandosi le loro giornate, o scambiandosi delle informazioni...
Come sempre, per mantenere un rapporto diretto con gli animali adottati è possibile venire a trovarli.
Le visite, in estate, si effettuano il sabato e la domenica alle 9.00 e alle 17.00. E' necessario prenotare chiamando il numero 389-7629476 o 050-9335360 o inviare una mail a visite@ippoasi.org.
Siamo a disposizione anche per visite su misura per gruppi, scolaresche e comitive.

Un caloroso saluto e un grande ringraziamento da Irene e da tutti noi.

martedì 11 febbraio 2014

Giocare a due anni nelle lunghe giornate invernali

Sempre di corsa, sto decisamente trascurando il blog. Con Valerio, che ormai ha quasi due anni, facciamo mille cose, tra andare in ludoteca, portare a spasso i cani, guardare la pioggia che da giorni cade e rende più difficile le uscite, inventare nuovi giochi. In piscina ci va con il Babbo, quasi sempre.

Qualche spunto fotografico per far passare queste lunghe giornate invernali, in cui ogni giorno bisogna inventarsi qualcosa da fare per non soccombere alla malinconia.

Giocare con le tempere.
In questo caso il colore è molto diluito, per stenderlo meglio sul cartone. Abbiamo usato il dentro dei rotoli della carta igienica e della carta casa, che avrebbero dovuto servire per il calendario dell'avvento (che poi è stato realizzato diversamente). Il cartone sottostante dovrebbe servire per proteggere il pavimento... e in effetti ha protetto dalla maggior parte delle pennellate... così come il super bavaglino "camicia di forza". Alla fine però una ripulita generale (del pavimento, dei vestiti, del bambino...) è necessaria. Da lì non si scappa!

Un'altra versione del gioco delle tempere ha previsto nel nostro caso una "tela" appesa ad una parete e una patata al posto del pennello. Ovviamente la parete (insieme al pavimento sottostante) è stata opportunamente ricoperta dai soliti cartoni salvavita.
La patata, tagliata a metà, è stata intagliata a formare una "V" come Valerio... e poi utilizzata in mille modi fuorché quello classico di timbrino.
Infatti le "V" che si vedono in foto... sono state timbrate da me e non dall'artista in erba.
A proposito di "erba", la mezza patata è stata poi riciclata per un esperimento botanico. Messa in una tazzina, nonostante gli avanzi di tempera rimasti sulla parte superiore, ha fatto tantissime radici e anche due piccoli "rametti". proprio in questi giorni stanno anche spuntando alcune foglie. Valerio è molto incuriosito e ogni sera chiede di andare a verificare la crescita della patata.
Non credo la pianteremo nella terra: vedremo come si evolve e monitoreremo ogni piccolo cambiamento. Probabilmente a breve dovremo cambiare contenitore!

Forbici
Chi l'ha detto che un bambino non può usare le forbici? Beh, io lo pensavo. Poi quell'incosciente del Babbo lo ha assecondato e gli ha messo in mano le forbici da cucina... il danno ormai era fatto. Valerio ora ha una passione sfrenata per le forbici e non si accontenta delle forbicine da bambino. L'importante è tenerlo d'occhio quando fa i suoi esperimenti: facendo un po' attenzione non è assolutamente pericoloso. Prima o poi cercheremo di convincerlo ad usare forbici più alla sua misura...

Travasi
Continuano i travasi. Avevamo già sperimentato la farina e in ludoteca vanno alla grande quelli con riso e lenticchie. A casa si utilizza un pacco di pasta comprata appositamente per questo scopo (non gli do certo la pasta di farro integrale super bio che costa un occhio della testa...) La foto è scattata all'inizio del gioco. Dopo pochi minuti, metà dei rigatoni gocciola bava e l'altra metà è mordicchiata. Per non parlare di quelli che finiscono in terra. Ma anche questo è divertente ed è un ottimo modo per sperimentare che la pasta non è buona da mangiare cruda (o sì?)

Giochi con l'acqua
I travasi più divertenti però sono quelli con l'acqua. A volte aggiungiamo una goccia di colorante alimentare per dare un tocco "chic"... o meglio per vedere più facilmente il liquido da travasare. Nella foto, il colore è stato ottenuto da un mix selvaggio di colorante blu e rosso. A volte nel gioco entra anche il povero Nemo, che viene travasato da un bicchiere all'altro. C'è da dire che Valerio deve aver preso la precisione nei travasi da qualche altro parente e non da me né dal Babbo, perché quando si impegna riesce a non versare nemmeno una goccia.

Quando si impegna, ho detto, vero? Perché quando si impegna diciamo... diversamente... riesce ad allagare il bagno in pochi secondi. Però è troppo divertente usare la spugna nel bidet. Soprattutto dopo aver rassicurato la mamma:
"Nooo f(u)ori!! Agua dent(r)ooo!" (Agua, e non acqua. Dice così da mesi, avendo imparato da un'amichetta argentina)
Certo, e io ci credo anche. Mi metto nell'ordine di idee che tanto il bagno aveva bisogno di una bella ripulita, così come la maglia, i pantaloni, le calze, le calzine antiscivolo...

Trucchi
Approfittando del carnevale, abbiamo acquistato un set di colori da viso. Prima il gioco era ugualmente divertente con la matita nera per gli occhi, con cui però non riuscivo a fare altro che un musino da topo, baffi compresi.
Valerio si diverte abbastanza a farsi truccare (per il momento solo da farfalla e da gatto... devo ingegnarmi e trovare altri trucchi facili facili) ma il divertimento maggiore è truccare la mamma! E poi, magari, obbligarla ad uscire così conciata. Qualche giorno fa mi sono presentata in ludoteca con una guancia rigata di rosso e di nero. Per fortuna le educatrici e gli altri genitori non mi hanno guardata troppo male. Evviva il carnevale!

Giocare con la colla
A Valerio piace tantissimo e abbiamo comprato una confezione di colla gigante (non quella che si vede in foto, che è da pivellini... ma è ancora da finire)
Il collage, su cartone, è stato realizzato incollando immagini ritagliate (dalla mamma) da un depliant pubblicitario.
Al termine della realizzazione il risultato lasciava un po' a desiderare perché sembrava un enorme impasto bianco. Quando la colla si è asciugata però tutto è tornato a risplendere. Ora dobbiamo solo trovare una giusta collocazione per questo capolavoro.

Cucinare
In particolare i dolci. A Natale abbiamo realizzato degli ottimi biscotti, che sono stati regalati a tutti i parenti, che li hanno graditi molto. Ultimamente il nostro piatto forte è la torta di mele. Una volta a settimana, circa, Valerio si sbizzarrisce nel preparare le sue merende preferite, sempre sotto la mia supervisione. Ma devo dire che sta diventando sempre più bravo. A parte le dosi casuali (ma perdonatelo: non sa ancora leggere i numeri sulla bilancia) si ricorda meglio di me gli ingredienti da aggiungere.
Volete le ricette?

Uscire, appena si può
L'ultimo "trucco" per sopravvivere alle grigie e cupe giornate invernali è di uscire di casa appena la pioggia lo consente, oppure armarsi di ombrello e stivaletti e uscire anche con la pioggia! (In questo caso però non porto la macchina fotografica, quindi non ho mai immortalato le attività sotto l'acqua).
Valerio adora mettere i piedi nelle pozzanghere, come credo tutti i bambini della sua età. A volte anche con le scarpe... aaahhh! Per fortuna il ricambio è sempre a portata di mano.
Qualche volta invece utilizza il suo carretto per andare a spasso. In questo caso ha deciso di riempirlo di foglie cadute dagli alberi. Ecco, diciamola tutta, ha riempito il carretto di foglie e fango insieme. Per fortuna che in questo caso aveva gli stivaletti!

Infine, appena la pioggia ci dà un po' di tregua, portiamo a spasso i cani. Già, perché c'è un nuovo arrivo! Oltre alla vecchia e ormai quasi santa Nina, da qualche giorno la nostra famiglia ospita un amico peloso. Si chiama Frollino, oppure Follino, oppure Pollino. Qualche volta viene soprannominato Frullino, specialmente quando abbaia al tritatutto. Incurante di questo trattamento irriguardoso, il giovane simil barboncino proveniente ovviamente da un canile si è ormai ambientato, non litiga più con Nina, che ormai l'ha accolto con rassegnazione e non fa (quasi) più pipì in casa. Non vediamo l'ora di giocare un po' più spesso all'aperto! (E finalmente abbiamo trovato un cane che gioca!!)


martedì 21 maggio 2013

La famiglia si allarga

Non mi faccio più sentire da giorni, ma sono parzialmente giustificata. Abbiamo un nuovo componente della famiglia e abbiamo dovuto accoglierlo al meglio.
Da qualche giorno infatti ospitiamo un topino: una presenza non ingombrante: sta in una scatola di plexiglass grande per lui ma relativamente piccola per noi, mangia poco, non abbaia, non fa la pipì in terra - o meglio, fa la pipì in terra ma viene assorbita dalla lettiera - e la maggior parte delle ore del giorno rimane rannicchiato nella cuccetta che s'è costruito con pezzetti di carta igienica. La notte invece lo sentiamo correre nella ruota e nei rotoli di cartone che gli abbiamo fornito. L'abbiamo chiamato Tapullo.


Proprio pochi giorni fa avevo scritto "Se mai adotterò un cane che non ha ancora un nome, vorrei chiamarlo Tapullo"; l'animaletto che è arrivato è molto più piccolo di un cane, ma va il nome è rimasto.
Per chi non conosce il ligure, dicesi "tapullo" una riparazione di emergenza che però spesso aggiunge nuovo valore all'oggetto riparato.

Il "nostro" Tapullo viene dal Dipartimento di Farmacologia dell'Università di Milano, è un maschio e quindi purtroppo deve rimanere da solo perché i maschi adulti tendono ad essere tra loro aggressivi.

Nel frattempo Valerio ha già imparato a dire "Ta-puuu", probabilmente con grande disappunto di Nina ("Nina" invece non è ancora tra le parole conosciute)


E a proposito di famiglia, è arrivata una nuova foto di Irene, la gallina dell'Ippoasi che abbiamo adottato a distanza.

Guardate che meraviglia, nonostante sia come sempre un po' spelacchiata (anzi, spiumacchiata), sembra molto contenta della piscina di fango dietro le sue spalle! Urge una nuova visita all'Ippoasi.

venerdì 5 aprile 2013

Primi passi all'Ippoasi

Domenica (non a pasqua, la settimana precedente) siamo tornati in visita all'Ippoasi, dopo un anno e mezzo di lontananza. Ci eravamo infatti andati per il mio compleanno di due anni fa, con l'allora "Robino" nella pancia.
Questa volta siamo tornati con Valerio, che ha visto per la prima volta tanti animali che per lui, bambino di città, erano sconosciuti. Per chi ancora non lo sapesse, l'Ippoasi è un rifugio per animali da reddito (cavalli, mucche, galline, maiali, capre etc) salvati dal macello e ora liberi di vivere lontani dallo sfruttamento.

In realtà "tornati" non è la parola giusta, in quanto nel frattempo l'Ippoasi ha cambiato sede, spostandosi a San Piero in Grado, nel parco di San Rossore (vicino a Pisa). Qui gli animali hanno a disposizione un terreno molto grande (il perimetro è di 800 metri!), in parte aperto e in parte boschivo. Il trasloco è avvenuto da poco, e c'è ancora molto da lavorare: chi vuole offrirsi come volontario anche solo per qualche giorno, trova tutte le informazioni sul sito di Ippoasi.

Le visite (gratuite, ma sono gradite offerte!) si svolgono il sabato e la domenica, al mattino e al pomeriggio. Domenica al pomeriggio eravamo solo noi, gli unici che non si erano fatti spaventare dalle previsioni del tempo (per fortuna! Alla fine la temuta pioggia non è arrivata) quindi la visita è stata molto informale: siamo infatti stati coinvolti nel momento pappa/sverminamento degli equini, attraverso fieno misto a semi di zucca. E' stato un momento divertente e contemporaneamente anche istruttivo.



Per i cavalli erano pronte delle ciotole (simili a quelle dei cani) legate ad una specie di sacchetto con una lunga cinghia, da mettere al collo di ogni cavallo. Gli asini e il poni Lola, invece, non riescono ad infilare il muso in queste ciotole e quindi per loro erano pronti dei secchi. Per loro però è necessario un volontario di vedetta perché non rovescino il secchio e non si facciano rubare il cibo dalle capre.


Io e Valerio ci siamo occupati di Lola, che è piccoletta ma ha un bel caratterino e ha allontanato in malomodo uno degli asini che aveva osato lanciare uno sguardo al suo secchio.


Quando Lola ha finito, abbiamo raggiunto gli altri e siamo stati seguiti dagli asini Cagliostro e Abramo. Valerio è rimasto molto colpito dagli asini ed è riuscito ad accarezzarli. Dei cavalli aveva un po' paura, le caprette si muovono troppo veloci, gli asini invece si sono fermati a farsi coccolare.


Il Babbo è stato scelto da uno dei due (non so se Cagliostro o Abramo) come massaggiatore ufficiale. Dopo qualche grattino sulla schiena, Christian ha avvertito il Babbo: "Si sta girando, ti dà la schiena". Il Babbo subito si è spostato, per evitare eventuali calci, ma Christian, ridendo, gli ha detto che non c'era nessun pericolo... solo quello di dover rimanere ore ed ore a grattare il culo di un asino... Infatti appena il Babbo si spostava di un metro, subito anche l'asino arretrava e riposizionava il suo sederone proprio sotto la mano.



La visita s'è conclusa nel pollaio, dove le galline hanno uno spazio enorme e si sono anche costruite alcuni giacigli all'interno di un cespuglio. Purtroppo ce n'era una che non stava bene e non sappiamo se è la "nostra" Irene.

Torneremo presto a trovare gli animali di Ippoasi, sperando anche nel bel tempo: non se ne può più di questa pioggia!
Nel frattempo probabilmente Valerio avrà imparato a camminare. Forse ispirato dai tanti animali liberi, i primi cinque passi senza appoggio li ha fatti proprio domenica all'Ippoasi!

venerdì 22 febbraio 2013

Uguaglianza, cous cous e l'Isola sotto il mare

Nel film d'animazione Gli Incredibili c'è una scena in cui la moglie telefona al marito dicendo che il trasloco è ufficialmente finito perché ha svuotato l'ultimo scatolone. "Ma abbiamo traslocato tre anni fa!" risponde lui. "Appunto", dice lei (sto citando a memoria, non ricordo le parole precise).

Casa nostra sembra la casa degli Incredibili pre-fine trasloco. Abbiamo traslocato quasi due anni fa, e ci sono ancora gli scatoloni. Per questo non mi sono stupita più di tanto quando qualche giorno fa ho trovato il libro "L'Isola sotto il mare" di Isabel Allende che cercavo da mesi perché avevo voglia di rileggerlo.

Dato che le cose non succedono mai per caso, proprio questo mese Bibi della Tavola Rotonda ha lanciato la discussione sul tema dell'uguaglianza.

Funziona così:
Ogni mese da gennaio a dicembre 2013 a partire da oggi, una volta al mese il post sarà dedicato ad una discussione aperta che ho chiamato "La Rubrica della Tavola Rotonda" ,  cioè un post in cui si parlerà di un argomento preciso (uno diverso per ogni mese dell'anno) : inizio io scrivendo sul mio post cosa penso su questo argomento e chiedendo a voi cosa ne pensate e le vostre eventuali esperienze in merito.


Cosa c'entra questo con il romanzo della Allende? Un attimo che ve lo spiego.

Il libro tratta l'argomento della schiavitù dei neri nelle colonie francesi e americane a fine Settecento. Non mi interessa parlare qui della trama, che è molto coinvolgente, né dei singoli personaggi (solo un cenno al fatto che la protagonista, una schiava, fa co-sleeping, allattamento prolungato e marsupio-terapia col nipote nato prematuro... tutte cose che noi abbiamo "riscoperto" recentemente).
Mi interessa piuttosto raccontare qui la mia lettura, tutta particolare, della storia, che va persino oltre le reali intenzioni dell'autrice.

Mi sono resa conto, leggendo il libro, che in molte pagine, sostituendo la parola "schiavo" con "animale" e "piantagione" con "allevamento", il discorso fila lo stesso.

Una prova? Ecco qui:
Su un tavolato erano esposti in vendita quattro schiavi adulti e un bambino nudo, di circa due o tre anni. Gli interessati esaminavano loro i denti per calcolare l'età, il bianco degli occhi per verificare la loro salute e l'ano per assicurarsi che non fosse tappato con stoppa, il trucco più frequente per nascondere la diarrea. Una signora anziana, con un ombrello di pizzo, stava soppesando con la mano guantata i genitali di uno degli uomini. 
[...]
L'unica donna del lotto stringeva il bambino contro il suo corpo e implorava una coppia di compratori di non separarli, suo figlio era sveglio e obbediente, diceva, mentre Pierre Laffitte la descriveva come una buona riproduttrice: aveva avuto diversi figli ed era ancora fertile.

Nel romanzo si propone anche la diatriba tra gli abolizionisti e chi invece pensa che gli schiavi si debbano trattare meglio ma debbano comunque essere schiavi (non ricorda l'annosa questione tra chi, animalista, vuole gabbie più grandi e confortevoli e chi vuole abolire il concetto di sfruttamento degli animali?)
"I neri hanno bisogno del pugno di ferro. E sia chiaro che che mi riferisco alla fermezza, non alla brutalità"
"Non esistono mezzi termini. Una volta accettato il concetto stesso di schiavitù, il trattamento non ha molta importanza" ribatté il medico.
"Non sono d'accordo. La schiavitù è un male necessario, l'unico sistema per dirigere una piantagione, che si può tuttavia praticare in modo umano."
"Non può essere umano possedere e sfruttare un'altra persona" replicò Parmentier.
"Non ha mai avuto uno schiavo, dottore?"
"No. E non lo avrò neanche in futuro."
"Mi congratulo. Lei ha la fortuna di non essere un piantatore" disse Valmorain. "Non mi piace la schiavitù, glielo assicuro, e ancor di meno mi piace vivere qui, ma qualcuno deve pur amministrare le colonie perché possa addolcire il suo caffè e fumare una sigaretta. In Francia fanno uso dei nostri prodotti, ma nessuno vuole sapere come si ottengono"

La violenza - fisica e psicologica - sugli schiavi è giustificata dal fatto che i neri hanno una soglia del dolore più alta dei bianchi.
[...] Tété scoppiò a piangere. Ne rimase sorpreso, perché non l'aveva più vista versare una lacrima da quando le aveva tolto il suo primo figlio. Aveva sentito dire che i neri soffrono meno e prova ne era che nessun bianco avrebbe retto quello che loro sopportavano e, così come si tolgono i cuccioli alle cagne o i vitelli alle vacche, si potevano separare le schiave dai loro figli; dopo poco tempo si riprendevano dalla perdita e in seguito nemmeno se ne ricordavano.

Insomma
"Non penserà che i neri siano come noi, vero?"
"Dal punto di vista biologico è evidente che lo sono."
"Si vede che lei ha molto poco a che fare con loro. I neri hanno la costituzione adatta per i lavori pesanti, sentono meno il dolore e la fatica, il loro cervello è limitato, non sanno discernere, sono violenti, disordinati, pigri, sono privi di ambizione e di sentimenti nobili."

Inoltre la schiavitù, così come lo sfruttamento degli animali, non può essere abolita perché
L'economia mondiale poggia su di essa

Come per gli animali, non tutti gli schiavi sono uguali. Come oggi la maggior parte degli europei si scandalizza di chi mangia i cani o ne fa pelliccia, magari proprio mentre sta mangiando un maiale e con indosso scarpe di pelle, così certi schiavi sono "cose" e altri quasi membri della famiglia.
Di solito non prestava attenzione agli schiavi - a eccezione di Loula, li considerava merce - ma quella creatura le suscitava simpatia.

E potrei andare avanti a lungo se non fosse per l'interruzione del "primo della classe"...
"Ma sì, ma sì, abbiano capito... Per fortuna ora la schiavitù non c'è più e i neri non vengono trattati come animali perché abbiamo capito che siamo tutti uguali." 

Ecco, il "primo della classe" stavolta non ha capito niente. Se mi lasciava finire di parlare magari si evitava questa figuraccia.
No, non era questo, quello che volevo dire. La Allende sì, voleva dire questo. Io mi spingo un po' più in là. E dico che non solo i neri e i bianchi sono uguali, ma umani, mucche, cani e galline sono uguali.

"Ma cosa stai dicendo? Non penserai che una mucca sia come noi! L'uomo è intellettualmente superiore"
Vero. Questo non lo nego. Una mucca non filosofeggia e non sa risolvere equazioni di secondo grado. Ma anche Nina, il mio cane, non è capace. Eppure Nina in Italia è tutelata da una legge che mi punisce se la maltratto, mentre una mucca, come tutte le mucche (tranne poche fortunate), viene messa incinta forzatamente, le viene allontanato il figlio, le viene munto il latte e quando non ce la fa più viene uccisa e diventa dado da brodo o scatoletta per gatti. La sua vita può essere un po' migliore o un po' peggiore se parliamo di un allevamento biologico piuttosto che intensivo, ma la sua sorte non cambia.

"Non hai risposto. D'accordo, un cane e una mucca sono pur sempre animali. Ma noi e la mucca non siamo uguali"
Cosa intendi per uguali? Come due gocce d'acqua? Come due gemelli? Allora no, non siamo uguali. Ma anche io e mio marito non siamo uguali: chi allatta nostro figlio? Chi dei due apre i barattoli chiusi ermeticamente? Anche io e un nero non siamo uguali, la mia pelle dopo mezz'ora al sole si ustiona. Però siamo ugualmente portatori di diritti.

"Sì, e diamo il diritto di voto ai polli..."
Non voglio fare battute scontate sul voto...
Non sto dicendo che dovremmo dare il diritto di voto agli animali, anche perché non saprebbero cosa farsene. Come, d'altra parte, un bambino non ha il diritto di votare. Sto parlando di diritti che ognuno ha fin dal momento della nascita, come il diritto alla vita.
Dal dizionario Treccani: Diritti Naturali - Diritti dei quali ogni individuo è titolare fin dalla nascita, che trovano la loro legittimazione non nel fatto di essere riconosciuti e accettati da un governo che li concede, ma nel fatto di essere costitutivi della natura stessa dell'uomo (per es. diritto alla vita, alla libertà personale).

"Stai dicendo che non dovremmo più mangiare carne e bere latte? Ma si è sempre fatto così, arrivi tu e vuoi stravolgere le consuetudini..."
Vero. Ma anche la schiavitù, prima che venisse abolita, esisteva da sempre. Come ben racconta il libro della Allende. E oggi? Non c'è più...

Barbara chiede di abbinare al post una ricetta attinente all'argomento. E qui viene il difficile. Un piatto da proporre ce l'avrei ed è la njera (o injera), una specie di piadina tipica eritrea. Due natali fa alcune donne eritree le avevano preparate e vendute ai GAS fiorentini e il ricavato era stato devoluto alle famiglie di Mor e Moudou, due senegalesi uccisi da un estremista di destra che aveva anche ferito altri tre immigrati. Quelli che oggi sono i nuovi schiavi.

Ho cercato la ricetta, ma è troppo complicata per me. Ripiego quindi sull'unica ricetta africana che conosco, anche se so che il Maghreb è molto lontano dall'immaginario comune sull'Africa Nera, da cui provenivano gli schiavi. Questo piatto però è diventato "mio" dopo essermi stato spiegato passo passo da un amico algerino.

COUS COUS DI VERDURE
Ingredienti (per 4 persone):
  • cous cous (va bene anche quello precotto, ma io consiglio quello in grani, molto più saporito. Solitamente uso quello del commercio equo e solidale, proveniente dalla Palestina)
  • verdure miste. Per la versione estiva:
    • 1 cipolla
    • 1 pomodoro
    • 1 melanzana
    • 2 zucchine
    • 1 peperone
    • 4 carote
  • Per la versione invernale:
    • 1 cipolla
    • 2 patate
    • 1 pezzo di zucca
    • 1/2 broccolo
    • ... quello che vi viene in mente!
    • 4 carote
  • olio, sale, curry

Procedimento:
In una pentola capiente (meglio se antiaderente) versare un filo d'olio. Tagliare la cipolla a fette spesse e versarle sull'olio già un po' caldo. Aggiungere una per volta le verdure tagliate a fette spesse (o cubetti). Per la ricetta a me tramandata, in quest'ordine: pomodoro (comprese bucce e semi), melanzana, zucchine, infine 2 carote. Aggiungere un bicchiere di acqua salata e lasciar cuocere per 40 minuti o più. I pezzi di carota daranno il tempo: devono essere molto morbidi. 5 minuti prima di spegnere il fuoco, aggiungere un cucchiaio di curry (facoltativo: se non vi piacciono le spezie si può evitare, ma... non sapete cosa vi perdete...)

Durante questo tempo, tagliare a metà e poi in quattro spicchi le 2 carote rimaste e cuocerle per una decina di minuti in acqua bollente (che può poi essere utilizzata per fare il cous cous, seguendo la ricetta riportata sulla scatola)

Quando il cous cous è pronto, dividerlo in 4 porzioni. Riempire una scodella con la prima porzione, pressarlo leggermente e rigirare la scodella nel centro di un piatto piano. Ripetere l'operazione per tutte le porzioni.
Guarnire il contorno del cous cous con le verdure. Sulla cupola di cous cous disporre a croce quattro spicchi di carote.

Il cous cous può essere mangiato anche freddo. Buon appetito.

lunedì 28 gennaio 2013

Scatenare Diritti

Mentre la maggior parte di noi festeggiava l'arrivo dell'anno nuovo, il 31 dicembre del 2012 il 46enne di Ravenna Davide Battistini cominciava uno sciopero della fame per chiedere la messa al bando in Emilia Romagna delle catene come mezzo di detenzione dei cani.
Da 28 giorni Davide si sta alimentando solo con acqua, sale e tisane senza zucchero.

In questi giorni ci siamo scambiati un paio di mail in cui gli ho espresso alcuni dubbi (che ho tutt'ora) ma gli devo dare atto di grande coraggio e determinazione in questa battaglia di civiltà, come la definisce.

Davide intende andare avanti con il suo digiuno fino alle elezioni politiche di fine febbraio, cioè ancora quasi un mese, se non verrà approvata una legge regionale che vieti l'uso delle catene. Anzi, il suo sciopero diventerà totale la settimana prima delle elezioni e si asterrà anche dal bere, con grande rischio per la sua vita.

Cito dal suo blog scatenarediritti.blogspot.com (che sono riuscita a vedere solo oggi, non è facilmente accessibile da tablet o cellulare)

Cosa si prova a digiunare così a lungo?
I primi due giorni un mal di testa molto forte. Sembra siano tutte le tossine, farmaci, vaccini, inquinanti entrati con il cibo, bevande, aria inquinata respirata che nei decenni il corpo deposita nel grasso. Sciogliendosi questo per il digiuno, queste tossine vanno nel sangue e da qui al cervello provocando il mal di testa.
La fame scompare, almeno nel mio caso, il quarto giorno.
Dal quinto giorno, almeno la fame smette di tormentarti.
Sogno un bel piatto stracolmo di spaghetti aglio, olio e peperoncino, ma non ho fame. Mentre dal primo giorno ho lo stomaco stretto in una morsa, sofferente.
Cammino, penso, dormo e lo stomaco è di fronte alla mia mente e pretende cibo.
Stranamente le energie non mi mancano. Ma credo siano energie psichiche, motivazionali. Il sonno che il mio corpo mi ha negato i primi 7 giorni, adesso si è quasi normalizzato.
Riesco a vivere normalmente o quasi, riesco a guidare l'auto ma se accenno un lavoretto, tipo portare la legna in casa, dopo un minuto ansimo e devo sedermi con i polmoni in fiamme.

E ancora:

Se questa proposta di di civiltà avrà successo, dipenderà da due cose.

  • La mia resistenza al digiuno
  • L'impegno quotidiano di ogni persona civile, non solo animalista, a diffondere il blog e chiedere civiltà, rispetto per esseri senzienti titolari di diritti animali. Questo vostro impegno, come il mio digiuno, deve essere costante e quotidiano. Da qui alle elezioni di fine febbraio. In ufficio, a casa, con gli amici e parenti. Fate mail ai vostri contatti e amici in FB. Parlatene, fate firmare la petizione e diffondete il blog. Insieme stiamo costruendo civiltà. Stiamo portando la civiltà dell'Europa in questa Italia indecente. Grazie a tutti.


Quindi cosa state aspettando? Smettetela subito di leggere qui e andate a dare un'occhiata al blogscatenarediritti.blogspot.com
Poi iscrivetevi alla pagina Facebook: Scatenare Diritti
Infine, la cosa più importante, firmate la petizione "Per i diritti animali stop cani alla catena"

Fatto tutto? Bene, ora... diffondete!

lunedì 21 gennaio 2013

SOS, c'è un Tomte sul termosifone

Già da tempo sappiamo di avere un Tomte. L'idea ce l'aveva data un'amica che abita in Svezia e ci aveva parlato di questi folletti della casa, tipici della tradizione scandinava, generalmente benigni, che aiutano nella cura degli animali e fanno piccoli scherzi agli abitanti. Per capirci, quando si perde un calzino, è il Tomte che l'ha nascosto.
Il nostro Tomte, oltre a farci sparire decine di calzini e nascondere nei posti più strani le chiavi di casa e il cellulare, ha un rapporto conflittuale con Nina. A volte capita di vedere Nina che esce dalla sua cuccia, le si posiziona davanti e la guarda con aria truce. Per noi dalla percezione limitata la cuccia è innegabilmente vuota, ma di sicuro i cani possono vedere il folletto che chissà cosa sta facendo lì dentro.

Anche Valerio vede il Tomte. A volte rimane minuti interi a fissare un punto sopra la spalla del Babbo o l'angolo di una mensola, o lo spazio sopra la televisione. Capita anche che dopo qualche minuto il suo sguardo si sposti verso un altro punto, e di nuovo resta lì a fissare il vuoto, pardon, il Tomte. Perché dev'esserci qualcosa, anche se noi non vediamo nulla.

Ultimamente però il nostro Tomte sta esagerando. D'accordo nascondere i calzini, va bene perdere le penne e scaricare le pile del telecomando. Ma spaventare Valerio no, piccino. Cos'ha fatto di male? Ieri sera mi abbracciava terrorizzato, guardando alternativamente un punto sul muro e un altro sopra il termosifone.
Anche Nina è più strana del solito.

Che il Tomte ce l'abbia con noi? Forse ora che Claus non c'è più pensa di andarsene? Se qualcuno di voi conosce un modo per comunicare con lui, ce lo faccia sapere al più presto. Sono disposta ad imparare il norvegese antico (via, qualche parola!) per riportare la pace tra il Tomte e i nostri animaletti di casa.

lunedì 14 gennaio 2013

La gallina Irene

Vi ricordate di Irene? E' una delle galline ospiti di Ippoasi, che abbiamo adottato a distanza due anni fa.
Per le feste sono arrivate sue notizie e una foto aggiornata.


L'inverno sta ormai bussando forte alla porta, ma Irene, così come le sue compagne, non se ne preoccupa più di tanto, continuando a trascorrere le sue giornate serenamente, tra mangiate di verdure e squisito becchime, super bagni di terra e corse sfrenate verso le uova, di cui è golosissima...
... e che bello poi la notte avere un pollaio ben chiuso e riparato, una lettiera di fieno soffice e pulito ed il calore delle “coinquiline” con le quali riposare...


Buone notizie intanto sul fronte trasferimento: gli animali di Ippoasi hanno una nuova casa in cui vivere! Per maggiori informazioni visitate il sito www.ippoasi.org, ricordando che il modo migliore per aiutare gli animali ospiti è di sostenerli tramite un'adozione a distanza.

Attraverso l'adozione a distanza e le notizie che periodicamente arrivano da Ippoasi, si instaura un rapporto davvero speciale con gli animali della fattoria, ve l'assicuro. Anche tra noi e la nostra spelacchiata amica Irene!

venerdì 11 gennaio 2013

Ciao Amico cane

Non mi pento di adottare sempre cani vecchi. Il tempo che si passa insieme sarà forse più breve, ma vedere gli occhi adoranti di un cane che ha trascorso metà della sua vita in canile e ora ha una sua cuccia al calduccio non ha prezzo.


Claus era da un pezzo in canile, il rifugio per animali "Il Cascinotto" di Collegno, e quando era arrivato aveva circa sei anni. I volontari non riuscivano a spiegarsi come mai fosse rimasto in canile tutto quel tempo: di solito i cani di quella taglia sono i più facili da far adottare.
Ma io stessa, dopo averlo quasi scelto sul sito del canile, lo avevo poi lasciato altri due anni nel suo recinto, adottando inizialmente un altro cane. Patata aveva già sedici anni, era appena stato operato ai legamenti di una zampa, e si presentava riverso nella sua pipì sul pavimento della casetta. Non potevo abbandonarlo. Claus invece all'epoca aveva appena dieci anni ed era ancora considerato più facilmente adottabile. C'è da dire poi che il canile in cui stavano è un rifugio "a cinque stelle", con tanto spazio e molti splendidi volontari. Claus stava in un recinto enorme con altri cani di piccola taglia e non se la passava poi male.

Due anni dopo, Patata decise che ne aveva abbastanza di questo mondo. Era il 2008. Dopo qualche mese, in occasione del mio compleanno, arrivò Claus, le cui condizioni di salute nel frattempo erano peggiorate e che rischiava di non arrivare alla fine dell'inverno.

Ne ha vissute, eh! Dato che in casa da solo c'è sempre stato poco volentieri, quando stavo a Torino lo portavo spesso anche al lavoro. Si metteva sulla sua copertina e dormiva tutto il tempo. A volte veniva qualche collega a fargli un po' di coccole. Alcuni addirittura gli portavano i croccantini. E' stato un cane giramondo, e ha assistito anche a qualche concerto. I ragazzi de La Rosa Tatuata, uno dei miei gruppi musicali del cuore, quando mi vedevano arrivare, prima ancora di sapere come stavo io mi chiedevano sue notizie.
Qualche anno dopo l'arrivo in casa, ha vissuto anche la separazione tra me e la persona con cui vivevo a Torino, il periodo travagliato, le lacrime, il non avere più punti di riferimento, l'essere ospitato a turno da due persone, in due case diverse. Spesso quando mi vedeva triste si alzava e veniva a posare la sua testa sulle mie gambe. Poi l'arrivo in casa di una coinquilina e nella mia vita di un'altra persona. Il nostro trasferimento a Firenze. L'arrivo di Nina e poi quello di Valerio.

Nel frattempo i suoi peli diventavano sempre più bianchi e le sue gambe sempre più storte e deboli. Ultimamente aveva scelto il Babbo come sua figura di riferimento, forse perché era quello che più spesso gli dava le medicine.

Da quest'estate anche fare la pipì non era più una passeggiata, nel senso letterale del termine: doveva essere portato giù di peso in braccio e per lui alzarsi era sempre più doloroso. Passava le sue giornate nella sua cuccia, ultimamente mugolando e abbaiando.

Io non so se c'è un paradiso, ma se c'è dev'essere pieno di animali felici.
Buon viaggio, amico Claus, e non dimenticare di salutarci Patata!

lunedì 6 agosto 2012

Siamo tornati!

Quest'anno le vacanze sono state al risparmio ma molto rilassanti, prima una settimana in Trentino con amici e la figlia che ha un anno esatto più di Valerio, poi quindici giorni a Savona. In Trentino siamo addirittura riusciti a fare un paio di passeggiate coi passeggini/mei-tai. A Savona non siamo MAI andati alla spiaggia. Vacanze sì, ma non esageriamo: rischieremmo di smentire la nostra fama di pantofolai.
Nella foto, Nina con una fiera aria da cane dolomitico.

Alcune novità:
- dopo una pausa nell'uso del mei tai (dovuta al fatto che Vale era diventato troppo pesante e per me intrasportabile sul davanti) ho ricominciato ad usarlo prima sul fianco e poi sulla schiena. Un successo. A Savona siamo anche andati a fare una passeggiata, di quelle ultra soft (scarpette da passeggio, coperta su una spalla, sacchetto per il pic nic a penzoloni...), finendo sul cocuzzolo di una montagna da cui abbiamo faticato per scendere. Valerio dormiva tranquillo sulle mie spalle.

- Valerio ora sta seduto. Ha cominciato a Savona a stare "a gorilla", sorreggendosi con le braccia davanti. Ora sta seduto per davvero.

- Stando seduto è più facile per lui rapportarsi col mondo, cibo compreso. Un giorno stavo mangiando una pesca con Valerio seduto sulle mie gambe. All'improvviso sento tirare il braccio: era Valerio che, approfittando di un mio momento di distrazione, aveva agguantato la mia mano e si era portato il frutto alla bocca. Abbiamo ipotizzato che questo fosse un chiaro segnale di interesse per il cibo e abbiamo cominciato a dargli qualche assaggio.

- Seduto vuol dire anche che la nostra EC si è ampliata all'uso del riduttore per il wc. Per ora solo in modo saltuario, la ciotolina e il lavandino sono ancora i posti preferiti in cui fare pipì. L'EC prosegue tra alti e bassi, ma l'afa di questi giorni aiuta l'idea di tenere il culetto all'aria, senza pannolino.

- Da seduto interagisce anche con chi lo circonda, in particolare i cani. Guarda Nina e ride. Guarda Claus e ride. I cani non sembrano particolarmente felici, soprattutto Claus che spesso si imbarazza e se ne va. Probabilmente non diventerà un veterinario.

- A questo proposito, aumenta la lista di possibili professioni future del "piccolo". Il nonno lo vuole ingegnere. Io suggerisco giocatore di rugby. Il babbo propone piuttosto judo. Ma siamo passati anche da: filosofo (suggerito da mio fratello), messia (suggerito da mio cugino), trapezista, idraulico, cuoco, traduttore o comunque esperto di lingue... Guardando le olimpiadi ho scoperto che le sue orecchie a sventola sono perfettamente compatibili con la scherma: tra gli italiani, due medagliati su quattro sembrano Dumbo.

Infine, Valerio ha ricevuto la sua prima proposta di matrimonio! Da Jodie, la bimba di Stella di creargiocando, che con tutta la famiglia è venuta a trovarci a Savona. La mia futura nuora ha assicurato, tutta seria: "Quando cresce lo sposo!" Ormai è fatta, con Stella stiamo già discutendo per la dote, io ho chiesto come da tradizione che sia pagata in cammelli, lei ha proposto gatti e forse è meglio così: per trovare spazio per i cammelli dovremmo cambiare casa!

domenica 15 aprile 2012

Diventa anche tu mamma di una gallina

Ricordate che vi avevo già parlato dell'Ippoasi? La Fattoria di Marina di Pisa in cui sono ospitati animali "da reddito" salvati dal macello? Là avevo trascorso il mio trentunesimo compleanno e lì abita Irene, la gallina che abbiamo adottato a distanza e che fa parte della nostra "grande famiglia".

Ora l'Ippoasi, sotto sfratto e in cerca di un nuovo terreno su cui trasferirsi, lancia un appello: con un piccolo contributo potrete adottare a distanza un cavallo, una mucca, una gallina o un altro degli animali ospiti. Fateci un pensiero.

La Fattoria della Pace Ippoasi è un rifugio per animali domestici, detti da reddito, tutti strappati dallo sfruttamento zootecnico e dalla morte in macello.
Si trova a Marina di Pisa ed ospita 9 cavalli, 2 asini, 2 mucche, 2 maiali, 11 capre, 5 pecore, 2 galli, 25 galline, 2 conigli, 1 anatra e 5 cani.
L'omonima associazione di volontariato, che in questi giorni si sta trasformando in Onlus, nata nel 2010, li accudisce giornalmente, somministrando loro il cibo e pulendo i grandi spazi dove finalmente vivono liberi, oltreché guidare le visite al rifugio, organizzare eventi di autofinanziamento e diffondere la cultura non violenta, antispecista e vegan.
In questo momento sta attraversando una delle fase più cruciali che si siano mai verificate, essendo sopraggiunto lo sfratto, esecutivo in pochi mesi, e dovendo quindi liberare il terreno dove gli animali ospiti avevano finalmente trovato un angolo di serenità.
Tutti i componenti dell'associazione stanno lavorando alacremente per poter dare un nuovo spazio all'Ippoasi, ma in vista di questo sforzo eccezionale, anche e sopratutto economico, di dover ricostruire un nuovo rifugio e di dover quindi affrontare spese straordinarie, è di fondamentale importanza che le spese ordinarie, del mantenimento in cibo dei nostri amici, siano il più possibile coperte dalle adozioni a distanza (ricordiamo che questi animali sono tutti a carico dell'associazione, non essendo previsto nessun impegno pubblico per la tutela ed il salvataggio degli animali da reddito, a differenza di quanto avviene per gli animali d'affezione).
In questo modo, ogni animale ospite, avrà dei sostenitori che gli assicureranno un futuro più sereno e meno incerto in un momento tanto turbolento.
Ci troviamo quindi a lanciare questa campagna di adozioni a distanza, per guardare alla vita degli animali dell'Ippoasi con meno ansia e per non sentirci soli in questo sforzo di donare loro una esistenza degna di essere vissuta. Ogni contributo su cui loro potranno contare è di fondamentale importanza.
Tutte le informazioni su come adottare un animale a distanza si trovano sul nostro sito, oppure scrivendo alla nuova e-mail dedicata adozioni@ippoasi.org.
Un ringraziamento dagli ippoasiani tutt*, anche da quelli che parlano una lingua diversa dalla nostra ma che in fondo ai nostri cuori possiamo capire.

martedì 3 aprile 2012

Che cavolo d'agnello!

Tra qualche giorno sarà Pasqua, e al di là del significato religioso che ognuno può o meno condividere, una cosa è certa: 7 milioni di agnelli finiranno sulle tavole degli italiani, che siano credenti o meno: costolette di agnello fritte (come le preparava mia madre) o abbacchio alla romana, in umido, in padella, al forno... sono mille le possibilità per soddisfare le papille gustative di chi non si chiede da dove arriva la carne che ha nel piatto.

Perché chi se lo chiede sa che deriva da un animale che ha poco più di un mese di vita, che pesa a stento 7 kg, più spesso tra i 4 e i 6. E scrivere queste cose mi fa salire un brivido su per la schiena e venire le lacrime agli occhi, perché mi sembra di parlare di Valerio, un cucciolo che ha avuto la fortuna di nascere "homo sapiens" e non pecora, e per questo nessuno lo obbligherà a salire su un camion sovraffollato da altri suoi simili, non lo costringerà a subire un viaggio estenuante verso un macello, non lo stordirà per poi appenderlo per un gancio lasciandolo dissanguare.

L'uccisione di ogni animale, che si tratti di pecora, maiale, cane o gatto, per me non fa differenza, ma il sacrificio degli agnelli è un'atrocità superiore alle altre, perché si tratta di cuccioli e perché viene giustificata da una follia rituale vecchia di duemila anni.


Se proprio non potete rinunciare all'agnello sulla vostra tavola, ve ne propongo una versione totalmente cruelty free.

Ingredienti:
1 cavolfiore
1 patata
1 carota
2 grani di pepe
2 semi di cumino

Cuocete il cavolfiore intero (io l'ho cotto al vapore in pentola a pressione). Fate bollire e pelate la patata e la carota. Togliete un'infiorescenza al cavolfiore nella parte inferiore e inserite per metà la patata. Tagliate due rondelle della carota e inseritele nel cavolfiore. Decorate la patata coi semi di cumino come narici e i grani di pepe come occhi.

Sentitevi leggeri nello stomaco e con la vostra coscienza.
Buon appetito!

lunedì 23 gennaio 2012

E se la mucca è tenuta bene? Qualche calcolo per il "latte animalista"

Aggiornamento del 29/08/2012
Considerate le numerose visite e i commenti che sta ricevendo questo post, penso sia doverosa una precisazione. Quello che segue NON è un saggio di zootecnica, ma un racconto ironico e paradossale.
La "morale" di questa sorta di spiegazione NON è che i vegani possono bere il latte. Il "latte animalista" del titolo è volutamente tra virgolette, perché - in quanto vegana - sono convinta che l'unico latte animalista sia quello della mamma per il proprio figlio e che mungere una mucca sia in ogni caso uno sfruttamento.
Buona lettura!


Di domenica, si sa, ci si riposa, si fanno le pulizie in casa, si terminano tutti i lavoretti che non si sono finiti durante la settimana. Questo nelle famiglie normali. Ma, ormai l'avrete capito, la nostra non è una famiglia normale. In un momento di relax, io e il Babbo ci siamo messi a risolvere un problema aritmetico / animalista che ci attanagliava da qualche tempo.

Tra le domande che i vegani si sentono porre, ce ne sono alcune che non sono poi così assurde, ad esempio: "Se tu hai una mucca, la tieni nel migliore dei modi e non la uccidi, che male c'è a prenderle un po' di latte?" L'antispecista risponderà che si tratta comunque di uno sfruttamento da parte dell'essere umano su un animale e... per questo vi rimando ad altri siti che spiegheranno molto meglio di me la questione. Quello che interessava a noi era capire quanto è sostenibile tenere nel migliore dei modi una mucca per ricavarne il latte. Interessa? Tranquilli, una volta che il problema è impostato, i calcoli sono piuttosto semplici.

Partiamo da un concetto che dev'essere chiaro: la mucca non produce il latte "gratis": come tutti i mammiferi per farlo deve avere un figlio. Negli allevamenti viene continuamente ingravidata (con l'inseminazione artificiale) e il vitellino viene separato dalla madre dopo poco. Questo avviene per circa 6-7 anni, poi la mucca comincia a produrre sempre meno latte e quindi viene portata al macello. In natura vivrebbe oltre 30 anni.

Consideriamo ora il nostro "allevamento modello", con una mucca "tenuta bene", che non viene uccisa, né lo sono i suoi figli. Per semplificare, abbiamo arrotondato tutto all'unità di misura di un anno: un vitello arriva a maturità sessuale a 2 anni, la gravidanza dura un anno e l'allattamento dura un anno (nella realtà sono 10 mesi). A 15 anni mandiamo in pensione la nostra mucca. Nella nostra semplificazione, tutte le mucche vivono fino a 30 anni e poi muoiono naturalmente.
Il primo anno, quindi, avremo una vitella e la manteniamo "a sbafo", senza produrre latte. Il secondo anno la nostra vitella è cresciuta, ma ancora è piccola e non è arrivata a maturità sessuale. Il terzo anno rimane incinta (una scappatella?) e ovviamente durante la gravidanza non produrrà latte. Finalmente siamo all'inizio del quarto anno, è nato un vitellino, e noi possiamo bere il primo bicchiere di latte dalla nostra mucca "tenuta bene". La nostra mucca è così felice che... rimane incinta appena nato il primo figlio, continuando a produrre latte, col risultato che l'anno dopo, quando il vitellino è svezzato, nascerà un secondo vitello senza interrompere la produzione di latte. (Ecco, qui ho dei dubbi che la mucca sia proprio "tenuta bene", ma stiamo facendo un calcolo teorico e quindi non focalizziamoci troppo su questi dettagli). Siamo dunque al quinto anno, abbiamo una mucca che produce il latte per un vitellino e un po' anche per noi, e una "mucchina" che ovviamente non uccidiamo e teniamo al pascolo. L'anno successivo la nostra grande famiglia si arricchisce di un nuovo nato, continuiamo ad avere una mucca che produce latte, ma ora sono tre (un vitello, una mucca e una "mucchina") gli animali che ci gironzolano per casa senza essere produttivi. Attenzione, da questo momento (dato che siamo "buoni" e non vogliamo sfruttare troppo la nostra mucca iniziale) se nelle tornate precedenti sono nate mucche femmine, possiamo far sì che la mucca che produce il latte non sia sempre la stessa, ma a rotazione un anno per ognuna. Se sono nati tori, invece, ci conviene rinforzare le staccionate.
Tornando al nostro calcolo, con una mucca che ogni anno fa nascere un vitello e produce latte (per il figlio e un po' anche per noi) ma senza uccidere nessuno, avremo l'incremento di un animale l'anno. Dopo 29 anni siamo arrivati ad avere 27 animali, di cui una produttiva e gli altri 26 "mangiapane ad ufo". Finalmente (anche se ci eravamo affezionati) dopo 30 anni la nostra prima mucca muore, e così sarà per ogni anno successivo dopo il 30°, quindi ci attestiamo sulla cifra non più crescente di 27 mucche per avere qualche litro di latte al giorno. E' sostenibile?

Qualcuno ora potrebbe dire: hai tante mucche e ne rendi produttiva una soltanto? Perché non tutte? Proviamoci. Lasciando invariate le premesse, facciamo un'ulteriore ipotesi semplificativa: tutte le mucche partoriscono solo mucche femmine. A loro volta ogni vitella, dopo 2 anni, raggiunta la maturità sessuale, resta incinta e comincia a produrre latte. Vi risparmio i calcoli, fidatevi. Dopo 10 anni abbiamo 15 mucche. Dopo 20 abbiamo un numero satanico di mucche: 666. Al trentesimo anno, quando "finalmente" la nostra matriarca muore, siamo a 29133 mucche. Alla soglia del 60° anno saremo arrivati alla cifra invidiabile di 1 milardo e 665 milioni di mucche. Forse sono un po' troppe per un solo allevamento, che dite?

In conclusione, siamo partiti dalla domanda sbagliata, non "se tu hai una mucca, la tieni nel migliore dei modi e non la uccidi, che male c'è a prenderle un po' di latte?", bensì "se tu hai VENTISETTE mucche..."! Tralasciando tutti gli altri discorsi animalisti e antispecisti, se siamo interessati alla sostenibilità ambientale e alla diminuzione della sofferenza degli animali, dovremmo almeno ridurre i nostri consumi di latte di 1/27. Quindi la risposta alla domanda qui sopra è: sì, se hai un appezzamento di terreno abbastanza grande e puoi mantenere 27 mucche, puoi permetterti un bicchiere di latte al mese. Che costerà - più o meno - come un bicchiere di Barolo. Cin cin!

ATTENZIONE - non commentate come anonimi. Tutti i commenti non firmati verranno cancellati. Mi sembra corretto presentarsi, per confrontarsi sullo stesso piano.

venerdì 21 ottobre 2011

Compleanno all'Ippoasi

Domenica scorsa abbiamo festeggiato un doppio compleanno. Il mio (ma l'età delle signore non si dice! oppure a 31 anni posso considerarmi ancora giovane?) ;-) e quello di Claus. In realtà, non possiamo sapere quando è nato Claus, il cagnotto vecchiotto arrivato in canile intorno ai sei anni e rimasto lì per altrettanti. Il 9 ottobre è la data in cui, tre anni fa, dal canile ne è uscito per approdare a casa mia. Insomma, un regalo di compleanno per me e l'inizio di una nuova vita per lui.

Per festeggiare, abbiamo approfittato della giornata di sole per una gita all'Ippoasi, una fattoria che si trova a Marina di Pisa in cui sono ospitati animali cosiddetti "da reddito" (mucche, cavalli, maiali, galline etc) salvati dalla soppressione. All'Ippoasi è ospitata anche Irene, la gallina che abbiamo adottato a distanza, di cui avevo parlato nel post "Nina, Irene, Shereen e la grande famiglia". 
Mentre Claus rimaneva a dormicchiare in auto, insieme a Nina e a molte altre famiglie interessate, tante con bambini, abbiamo visitato la fattoria.

Gli animali sono quasi tutti liberi all'interno di un recinto molto grande. Alcune eccezioni solo per due cavalli e un pony che purtroppo, a causa della gestione sbagliata negli anni precedenti all'arrivo all'Ippoasi, hanno sviluppato allergie al fieno e che quindi devono rimanere separati dalla zona comune durante la primavera e l'estate (nei maneggi di provenienza sarebbero stati soppressi). Anche le galline e i conigli sono in uno spazio a parte, al riparo dai predatori. Inizialmente la giornata avrebbe dovuto essere dedicata al volontariato per costruire un nuovo recinto per i conigli, ma purtroppo questo è stato rimandato a causa di problemi della struttura (l'associazione che gestisce Ippoasi ha avuto lo sfratto e forse dovrà trovare un'altra sistemazione: se qualcuno ha un terreno da regalare o da affittare a buon si faccia avanti!) All'arrivo dei visitatori, i più curiosi si avvicinano. Quello in foto, se non ricordo male, è Oliver, il primo cavallo che ci viene incontro.

Questa è la mucca Luna, insieme al volontario Christian che ci ha accompagnato nella visita. Le piacciono i "grattini" vicino alle corna e quando viene accontentata fa una faccia appagata per ringraziamento. L'altra mucca che attualmente vive all'Ippoasi si chiama Terra, ma è più paurosa di Luna.
Nella fattoria ci sono due asini, padre e figlio, entrambi molto socievoli. All'inizio avevamo tutti un po' paura a stare dietro ai cavalli e agli asini, perché temevamo potessero scalciare. Invece ci ha spiegato Christian che, così come il "padrone" di un cane sa se il suo quattrozampe morde o no gli estranei, stessa cosa si può dire per i calci degli equini e soltanto uno tra i molti presenti all'Ippoasi è, in questo senso, "pericoloso". Gli altri non scalciano e anzi, quasi tutti adorano essere grattati proprio sopra la coda.
Gli asini erano entrambi molto incuriositi da Nina, che finalmente ha trovato due animali più grossi di lei, che hanno vendicato a musate tutti i cagnolini a cui lei si approccia in modo invadente. Non so se ha capito la lezione (temo di no) però non era granché contenta delle effusioni degli asini, e cercava rifugio dietro alle nostre zamp... ehm, gambe.

Questo è Gorgo, uno dei due maiali (l'altra si chiama Peppa). Il suo nome deriva dall'Isola della Gorgona, dove si trova l'unico carcere aperto d'Italia.  
Peppa invece arriva da un allevamento intensivo, dove le è stata mozzata la coda per evitare episodi di cannibalismo tra maiali, purtroppo frequenti in situazioni di stress estremo. Insomma, invece di eliminare la causa (lo stress degli animali), negli allevamenti si segue la strada più semplice: mozzare la coda o il becco delle galline.
Gorgo è stato il protagonista della copertina del numero di ottobre del giornale Terre di Mezzo, in cui è pubblicata un'inchiesta sul mondo del veganismo a cura del giornalista Lorenzo Guadagnucci (consiglio di cliccare sul link e guardare la foto perché è troppo tenera!).
Gorgo e Peppa, col tempo, hanno scavato una buca sotto un rubinetto dell'acqua, che usano come piscina. Domenica, al termine del bagnetto di fango, Gorgo si è sdraiato ai piedi di una visitatrice, buttandosi giù con un gran tonfo e chiedendo coccole, che non gli sono state negate da tutti i presenti, in particolare i bambini. Chissà se le immagini di questi animali liberi e simpaticissimi torneranno in mente la prossima volta che bimbi e genitori se li ritroveranno nei piatti sotto forma di prosciutti. E' quello che sperano i volontari dell'Ippoasi e infatti durante la visita Christian sottolinea più volte la diversità tra la loro fattoria e quelle "tradizionali", in cui gli animali vengono sfruttati per tutta la vita e uccisi quando non servono più, oppure allevati per essere mangiati, o ancora, come i cavalli da corsa, soppressi quando si fanno male o sono troppo vecchi per partecipare alle gare. Qui l'atmosfera che si respira è totalmente diversa, come si spiegherebbe altrimenti la presenza pacifica all'interno dello stesso spazio di animali più o meno dominanti e di specie diverse? Ad esempio, nel pollaio ci sono 5 galli che convivono pacificamente e sembrano voler sfatare il pregiudizio secondo il quale non ci può essere più di un gallo per ogni pollaio. Ma chi l'ha detto? Se le condizioni di vita sono buone, anche i galli sono tranquilli!

L'animale che Nina ha trovato più simpatico è Peter, una pecora rimasta orfana a 5 giorni e cresciuta in un canile. Peter si crede un cane: ha annusato Nina e ha tentato di giocare con lei. Ma Nina non gioca nemmeno coi cani "veri", quindi temo che Peter sia rimasto deluso dall'incontro. Nina invece era attonita ma incuriosita: un suo simile così diverso dai cani a cui è abituata non l'aveva mai visto, non si incontrano spesso pecore all'area cani!

Gli animali all'Ippoasi hanno uno spazio grande per passeggiare, ma almeno una volta al giorno devono essere stimolati a correre, altrimenti rimarrebbero ad impigrire (come li capisco!). Christian ci ha mostrato il suo metodo per obbligarli a fare un po' di movimento: un sacchetto attaccato ad una scopa fa un rumore fastidioso, che scatena una corsa di tutti. In testa i cavalli da corsa, dietro quelli da tiro insieme agli asini, ultimi le capre e la pecora. I maiali trotterellano per qualche metro e poi si fermano (in una vita precedente devo essere stata un maiale...) Gli altri invece, a seconda della propria natura, fanno uno o più giri intorno al recinto, alla velocità consentita da zampe e muscoli. Le capre, dopo mezzo giro, vanno a tenere compagnia al pony che deve rimanere dentro al recinto, lì si sentono al sicuro e possono tirare il fiato.
Quando il rumore cessa, tutti tornano a mangiare o a farsi coccolare, mostrando che non sono offesi con Christian e che considerano quello che è successo come un esercizio o un gioco.

Prima che me lo chiediate: no, purtroppo il metodo del sacchetto non funziona anche per spingere gli umani a fare sport. Per questo serve una motivazione più forte... accetto consigli! ;-)

La giornata finisce con la visita alla casa in cui stanno i volontari, dove sono ospitati anche alcuni cani, tra cui Trombino e Pompadour (non so chi dei due sia quello in foto), due beagle che vengono da un laboratorio di vivisezione. Vivaci e tenerissimi, chissà se ricordano quello che hanno vissuto.
I loro occhioni ci ricordano che, se loro finalmente sono al sicuro, tanti altri animali sono ancora chiusi nei laboratori o negli allevamenti. Nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa, incominciando a non mangiare prodotti animali né utilizzare cosmetici testati sugli animali, ma anche adottando a distanza uno degli ospiti dell'Ippoasi con una piccola donazione mensile. Su, dai, fate almeno un salto sul sito www.ippoasi.org, non vi costa nulla!