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venerdì 2 marzo 2012

Di cicogne, cavoli e roseti

"Robino" ha deciso che era arrivato il momento di uscire ad esporare il mondo la sera di domenica 19 febbraio, proprio mentre io e il babbo stavamo per andare a cena da amici. Considerando che alla cena sarebbero stati presenti tre infermieri, tre medici, una specializzanda in pediatria e una psicologa dell'età evolutiva, abbiamo messo da parte ogni preoccupazione e siamo usciti lo stesso.
Il travaglio vero e proprio è cominciato il giorno successivo verso le 10 e alle 18 è nato Valerio, un elefantino di 4,066 kg.

Come degente vegana posso dire che l'esperienza ospedaliera (Ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri) è stata decisamente superiore ad ogni mia aspettativa. La sera il babbo ha comunicato alle infermiere che al letto 7 la nuova arrivata era vegetariana (dopo aver appena partorito non avevo voglia di litigare e vegetariano è "normale", pensavo avrei dovuto al massimo scartare il formaggio o la frittata). La mattina dopo arriva un'infermiera che mi spiega che per i pasti di quel giorno non posso scegliere, ma che ha fatto sapere in cucina la mia richiesta; invece posso scegliere per i pasti del giorno successivo e... incredibile... è contemplata la possibilità di avere un menu vegano.
Un vassoio ricolmo di piatti tutti vegani mi arriva anche quel giorno - incredibile ma vero! - e dopo aver dovuto discutere solo 5 minuti con l'inserviente convinta che il menu vegetariano fosse quello con le seppioline ("No, guardi, non le mangio le seppioline... l'avevo detto che sono vegetariana" "Strano, di solito le nostre pazienti vegetariane il pesce lo mangiano" "...") ma che poi, cercando bene, finalmente trova il MIO vassoio con pastasciutta, lenticchie e carote... gnammi!

Dopo due giorni in ospedale siamo stati dimessi e lì è iniziato il travaglio vero e proprio. Sì, perchè tutti parlano dei dolori del parto (che non nego ci siano, ma l'overdose di ormoni rende tutto più sopportabile) e nessuno mette in guardia sul dopo. Anche Eva, cacciata dal paradiso, non ha letto le scritte in piccolo al fondo del contratto. Accanto al "partorirai con dolore", scritto in bella evidenza tanto che ce lo ricordiamo ancora oggi,  di sicuro c'era un asterisco: "ma sappi che il peggio verrà dopo". Insomma, tra dolori per i punti, impossibilià a stare seduta (ma anche, nei primi giorni, sdraiata sul fianco sinistro), montata lattea con febbre che è arrivata a 39.7 e altri dettagli che tralascio per pudore, direi che non mi sono fatta mancare nulla.

Nel frattempo Valerio mangia con la disperazione di chi ha già deciso che da grande farà il lottatore di sumo. Secondo tutti gli amici e i parenti che si sono espressi è indiscutibilmente identico al babbo, ma con il naso della mamma (c'è chi s'è spinto a commentare "per fortuna")

Nei prossimi giorni seguiremo il consiglio di un'amica che sostiene che il cordone ombelicale che si è ormai staccato debba essere seppellito sotto un roseto, perché così - vuole la tradizione - Valerio diventerà un tenore. Abbiamo poi scoperto che anche la madre di Gianna Nannini aveva seguito questa pratica stregonesca e quindi ci siamo convinti a farlo anche noi (e io preferirei un figlio cantante rock piuttosto che un tenore, ma deciderà lui)
Pensandoci bene, forse Valerio non vuole diventare un lottatore di sumo... ma non potendo ancora lavorare sulla voce (per il momento da soprano) cerca di raggiungere almeno nella stazza il suo futuro idolo: Pavarotti!

lunedì 7 novembre 2011

Maternità ieri e oggi

Nel fine settimana, bloccata in casa dalla pioggia (eravamo in Liguria, proprio il fine settimana giusto per beccare in pieno l'alluvione, ma questa è un'altra storia...) ho scovato e letto un libro dei primi anni '70 sulla gravidanza: Avere un figlio - Nove mesi di vita della coppia di Jaqueline Dana e Sylvie Marion (ne ho parlato anche nella pagina dei libri)
Il libro è dei primi anni settanta e non si legge di certo per avere informazioni aggiornate sulle ultime tendenze in fatto di gravidanza e parto, ma per un interesse storico e una curiosità riguardo a come la generazione di mia madre ha vissuto questo momento della propria vita. Leggendolo con gli occhi di oggi, ho trovato alcuni aspetti che reputo positivi, ad esempio un primo embrionale coinvolgimento del padre nella gravidanza e nel parto, o l'attenzione alla donna non solo come futura mamma ma anche come portatrice di propri interessi da continuare a seguire (sport, lavoro, viaggi, hobby etc)
Contemporaneamente però ho letto in questo libro l'inizio di un processo di cui oggi vedo le estreme conseguenze: la medicalizzazione del parto, la promozione dell'allattamento con il biberon, l'accento posto sull'importanza della coppia a scapito del neonato (che, ad esempio, deve dormire fin da subito in un'altra stanza per garantire la privacy dei genitori)
Il primo impatto è stato di rifiuto rispetto a quanto stavo leggendo. Ad esempio ho giudicato in modo negativo le prescrizioni sulla dieta rigidissima da seguire in gravidanza (che sembra più una dieta dimagrante, senza sale né spazio per nessun tipo di concessione...) per non ingrassare più di 8, al massimo 10 kg. Ma andando avanti nella lettura, mi si è accesa una lampadina.
Ho capito che il libro è stato scritto in un periodo di transizione, da un lato posso contestare la piega che hanno preso successivamente gli eventi, ma dall'altro mi ha fatto riflettere che, se non ci fossero stati questi estremi opposti, forse oggi non sarei abbastanza consapevole delle mie future scelte quali ad esempio l'allattamento al seno.
Oggi contesto l'eccessiva medicalizzazione del parto, le troppe ecografie imposte dai ginecologi privati, il fatto che troppo spesso si ricorre al cesareo anche quando non ce ne sarebbe bisogno. E nel libro si consiglia a spada tratta di andare a partorire in ospedale, di effettuare una radiografia intorno all'ottavo mese, di fidarsi ciecamente del medico e delle ostetriche... Sono la prima a dire che sì all'ospedale, ma no ad interventi medici non necessari, che non c'è nulla di male (anzi!) nel parto in casa, che le radiografie fanno rabbrividire solo all'idea e che cambierò la mia ginecologa perché non mi fido... però pensiamoci, cosa c'era "prima"? Oggi non mi preoccupo di morire di parto perché è più probabile finire all'obitorio per una tegola in testa, ma qual era invece la situazione quando non era possibile monitorare eventuali problemi (placenta previa, posizione podalica, diabete gestazionale...)? Sempre mio padre mi ha raccontato che, 16 anni prima di me, alla nascita dei miei fratelli ("fratellastri" non mi piace) lui e la madre si erano trovati in difficoltà perché... non avevano idea che sarebbero nati due gemelli! Oggi una cosa del genere fa ridere.

Anche sul discorso dell'allattamento con il biberon, il libro mi ha fatto riflettere. Non perché mi abbia convinta ;-) Però è vero che prima di quella che è stata chiamata la rivoluzione sessuale la donna era considerata moglie e madre, il suo compito era quello di allevare figli ed essere l'angelo del focolare. Poi il Sessantotto, gli anni Settanta, gli slogan su "il corpo è mio e me lo gestisco io", la possibilità di pianificare le nascite con la diffusione dei contraccettivi. Mia madre non mi ha allattata al seno perché sapeva che dopo qualche mese dalla mia nascita avrebbe partecipato ad un concorso pubblico per diventare dirigente scolastica (all'epoca si diceva ancora "preside"): avrebbe quindi dovuto affrontare un viaggio a Roma, qualche giorno di permanenza in albergo, alcune ore chiusa in una stanza per la prova scritta e poi forse l'orale. Parlandone qualche giorno fa con mio padre, lui continua ad essere convinto della bontà di quella scelta dato che nella sua visione l'alternativa era tra l'allattamento al seno e la realizzazione professionale di mia madre. Trent'anni fa non era pensabile l'idea che il padre si prendesse un paio di giorni di ferie per fare insieme il viaggio, tenere il neonato durante l'esame, chiedere eventualmente che la mamma potesse uscire durante la prova scritta per allattare o ancora dare sì il latte con il biberon, ma quello materno, tirato nei giorni precedenti. Contemporaneamente però credo che sessanta anni fa - la generazione di mia nonna, per capirci - non fosse pensabile l'idea che un marito concedesse alla moglie la possibilità di realizzarsi professionalmente.
Dopo la lettura di questo libro ho realizzato che, a differenza di mia nonna, io scelgo di allattare al seno, anche grazie al gesto - all'epoca forse quasi rivoluzionario - di mia madre e di tutte le donne come lei che avevano scelto di non allattare.

Sono consapevole del fatto che sono ancora pochi i genitori che si ribellano all'attuale medicalizzazione del parto, al consumismo (ad es. i pannolini usa e getta) e alle idee che, a partire dagli anni '70 in poi, ci sono state inculcate da medici e opinione pubblica. Però, forse, senza queste idee, saremmo tutti meno consapevoli, meno protagonisti delle nostre scelte. Forse ne valeva la pena.

martedì 11 ottobre 2011

Visita all'ospedale

La scorsa settimana io e il babbo siamo andati all'incontro di accoglienza coppie e informazioni punto nascita con l'ostetrica e l'anestesista dell'ospedale in cui penso di andare a partorire. Ero quella con la pancina più piccola, un'altra mamma aveva un pancione che occupava più posto di lei e secondo me nel frattempo ha già partorito cinque gemelli. ;-)
Ho preso appunti su tutto, dai consigli su quando arrivare in ospedale (non troppo presto, meglio restare in casa più possibile) alla lista di cose da portare (e ho scoperto che un negozio Prenatal fornisce una lista di cose "assolutamente da comprare per l'ospedale di Ponte a Niccheri"... che è falsa, e la maggior parte delle cose scritte lì non servono a niente). Sembravo una matta invasata con un foglio e una penna tra le mani.

In sintesi:
- l'analgesia (anestetico) non viene fatta di routine, ma solo ad un 10% di parti, spesso per evitare il cesareo.
- l'ospedale aspetta fino alla 42a settimana prima di indurre il parto. Dopo la 40a settimana ci sono vari controlli per verificare la posizione del bimbo e se tutto va bene.
- se il bimbo è podalico, si cerca di rigirarlo con una manovra apposita. Insomma, si cerca di evitare il più possibile il cesareo.
- portarsi da casa merendine, succhi di frutta e tutto quello che si intende mangiare durante il travaglio (a causa dei tagli non danno più nulla, ma non c'è problema a far entrare cibo). Credo che metà della mia borsa sarà utilizzata per contenere tavolette di cioccolato.
- durante il travaglio ci si può muovere, ognuna è incoraggiata a trovare la propria strada. E' disponibile una vasca per il parto in acqua.
- dopo il parto si rimane 2 ore mamma-bimbo-babbo nella stessa stanza a godersi i primi momenti di vita del pupattolo. L'ostetrica si è quasi commossa nel raccontare quante emozioni scaturiscono da queste due ore in intimità (e io mi stavo commuovendo insieme a lei). Ci ha detto che, volendo, potrebbero entrare altre persone, ma lo sconsiglia assolutamente. Il babbo, se vuole, esce, dice che è andato tutto bene, tranquillizza i parenti e rientra da solo.
- anche dopo il cesareo, se tutto va bene, il bimbo viene messo subito a contatto con il corpo della madre.
- è possibile donare il sangue del cordone ombelicale. Per farlo bisogna prenotare nelle settimane precedenti un colloquio con un medico per firmare l'autorizzazione. A questo proposito l'ostetrica ricorda che su questo ci sono vari pensieri pro e contro, ma non evidenze scientifiche.
- in ospedale, se non si firma per le dimissioni immediate, si resta circa 3 gg. Dopo 48 ore c'è uno screening al neonato, col prelievo di una goccia di sangue.
- nei giorni in cui si rimane in ospedale, il bimbo è sempre accanto alla madre. Nelle stanze c'è ancora, retaggio del passato, un vetro dietro cui i piccoli venivano messi durante le visite dei parenti o durante i pasti, ora c'è ancora ma è utilizzato per il motivo opposto, cioè se mamma e bimbo vogliono appartarsi (ci sono delle poltrone).
- le visite di amici e parenti sono consentite ma sconsigliate. Troppa confusione toglie concentrazioni alle madri, in particolare durante l'allattamento. I padri possono stare quanto vogliono di giorno (e sono utili per arginare i parenti in visita) ;-) ma di notte vanno a dormire a casa.
- l'allattamento al seno è consigliato ed incoraggiato. Nel caso di gravi motivi per non allattare al seno, c'è una banca del latte all'interno dell'ospedale, però dev'essere prescritto dal medico.

Ho capito finalmente il senso del cappellino dei neonati, che viene consigliato nelle liste di cose da portare in ospedale. Non mi tornava con l'idea dell'ospedale come un posto in cui, anche in inverno, fa molto caldo. L'ostetrica ha confermato questa idea (infatti sono consigliati vestiti leggeri e niente calzine, una tuta o una giacchetta solo per uscire): il cappellino, insieme ad una sciarpa o scialle, non serve per la temperatura, ma per far stare rannicchiato il bimbo, che è rimasto in un ambiente chiuso e stretto durante gli ultimi mesi e deve essere avvolto e protetto (insomma, soffre di "agorafobia") ;-).

Sono soddisfatta di questa visita, che mi ha confermato l'idea di voler andare in questo ospedale.

Il mio dubbio al momento è sulla donazione del sangue del cordone ombelicale. Sono più per il sì che per il no, ma ancora combattuta.

Pro:
- le cellule staminali contenute nel sangue del cordone ombelicale possono essere trapiantate in malati di leucemia (ovviamente dopo averne controllato la compatibilità) e quindi salvare delle vite;
- pur essendo una donazione pubblica (a fini solidaristici), nel caso servano le cellule per un consanguineo (in particolare fratelli) si ha la priorità;
- sul sangue vengono effettuate ricerche di alterazioni congenite dell'emoglobina e potranno essere effettuati test aggiuntivi per la ricerca di altre malattie genetiche; in caso di esito positivo il risultato viene comunicato.

Contro:
- per la donazione il cordone dev'essere tagliato subito. In realtà, dopo la nascita il cordone ombelicale continuerebbe a pulsare perché la placenta continua il suo lavoro di supporto fino a quando il neonato non è in grado di respirare e di ricevere l'ossigeno dai suoi polmoni e non più dalle arterie ombelicali; il bambino a cui viene reciso subito il cordone è quindi privato della sua fonte di ossigeno ed è costretto a compiere il primo respiro troppo in fretta facendo arrivare bruscamente l'aria nei polmoni;
- il clampaggio precoce del cordone ombelicale priva il neonato di 54-160 ml di sangue (che non è poco);
- l'OMS dichiara "il taglio del cordone ritardato o nessun taglio è la procedura fisiologica, il taglio precoce è una procedura invasiva che deve essere giustificata. Nel parto fisiologico non è giustificata".

Ho/abbiamo ancora tempo per pensarci, sarà ovviamente una decisione condivisa col babbo (i cani non li facciamo partecipare a questa scelta) e intanto cerco di informarmi più che posso. Mi rivolgo quindi alle mamme (e ai babbi) che leggono questo mio blog per avere consigli sulla donazione del sangue del cordone ombelicale: voi cos'avete fatto?

venerdì 7 ottobre 2011

Yogurt in gravidanza? Asma e rinite al figlio!

Ho appena letto sul sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana un articolo sul consumo di yogurt in gravidanza. Uno studio su 61.912 donne in Danimarca ha riscontrato un aumento del 60% dell'asma e all'80% di rinite allergica nei figli di donne che avevano consumato yogurt magro, rispetto a quelli le cui madri non l'avevano mangiato durante la gravidanza.
Sembra che il consumo in gravidanza di yogurt a basso contenuto di grassi sia legato allo sviluppo di asma e rinite allergica durante l'infanzia, mentre quello di yogurt intero sia associato allo sviluppo di rinite allergica nell'adolescenza.

So che un caso non fa scienza, ma posso portare un ulteriore esempio. A mia madre, trent'anni fa (anzi, ormai trentuno!) era stato consigliato di mangiare tanto tanto tanto yogurt perché lei era piccolina ed era meglio che il bimbo (bimba) che aveva nella pancia non crescesse troppo. Risultato: io sono nata di 3,4 kg e le hanno fatto il cesareo sostenendo che non ci sarei passata. Ma questa è un'altra storia. Nei suoi racconti alimentari di gravidanza c'è yogurt a pranzo e a cena, oltre a tanti cetrioli senza olio. (Evitiamo di parlare delle ostriche e del cidro mangiati e bevuti al settimo mese in Normandia... non credo che i medici le avessero consigliato molluschi e alcoolici) ;-)

Ecco. A 10 anni ho sviluppato l'allergia a tutti i pollini del mondo (no, beh, non esageriamo... non ho fatto nessun test sulle piante tropicali ed equatoriali. Mi limito ad essere allergica a tutti pollini dell'area europea-mediterranea) e ora per me la primavera coincide con un aumento spropositato dell'uso di fazzoletti.

Confermo quindi lo studio su 61.912 donne in Danimarca più una in Italia. E spero che lo yogurt di soya non sia incluso tra gli alimenti "a rischio"!

Aggiornamento: ho chiesto alla Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. Mi hanno confermato che nella ricerca si parla solo di yogurt ottenuto da latte vaccino.

giovedì 18 agosto 2011

Vegana informata

In questi giorni mi sto informando molto sull'alimentazione adeguata in gravidanza.
Sia per non sbagliare, sia per sapere cosa rispondere quando qualcuno mi dirà che "almeno un po' di carne" dovrei comunque assumerla o che rischio di avere carenze o che metto a repentaglio la salute del "robino".

Lo conoscevo già perché ne avevo approfittato un annetto fa per un dubbio sugli esami del sangue, che in realtà erano perfetti ma male interpretati dalla dottoressa del centro prelievi dove come ogni anno ero andata a donare il sangue.
L'ho riscoperto ora: il forum http://www.informazionealimentare.it/forum/ è il posto ideale per trovare persone competenti in materia e gentilissime.

Cerco di riassumere qui gli spunti principali.
- l'alimentazione vegana non dà particolari problemi in gravidanza. Anzi, cito la grandissima mammafelice del blog cotto al vapore "da vegan, non avrai nessuno di quei problemi aimè tanto frequenti per le onnivore: niente stitichezza e quindi niente vene varicose o emorroidi; niente acidità di stomaco e reflusso; niente diabete gestazionale; niente pressione alta!"
- acido folico: l'integratore va preso per tutto il I trimestre, poi si può smettere (ma consultare il medico)
- mangiare frutta (2-3 porzioni al giorno) preferibilmente lontano dai pasti; verdura, minimo 400 gr al giorno, soprattutto cruda (questo sarà difficile vista la mia avversione all'insalata) e in particolare la rucola (questo sarà impossibile, dato che odio la rucola. Per fortuna ci sono tante altre verdure!).
- ferro: associare alle fonti di ferro (cereali integrali e legumi, spezie...) cibi ricchi di vitamina C. Ad esempio può essere utile un limone spremuto in un bicchiere d'acqua a fine pasto. I nemici del ferro (e in generale anche del calcio) sono i "vizietti": tè, caffè, cioccolato, vino, sale, fumo, oltre a latte e formaggi. Vorrà dire che smetterò di fumare (mai fatto) e di bere caffè (in tutta la mia vita ne avrò bevuto quanto un italiano normale ne assume in un giorno). D'accordo, lo ammetto: non sono grandi rinunce. Però non toglietemi il cioccolato, soprattutto quando tornerà il freddo! In questi casi il consiglio è di assumere questi prodotti 1 ora prima o 2 ore dopo i pasti.
Il ferro potrebbe calare nel terzo trimestre (capita a tutte, è normale e fisiologico): in "casi estremi" può essere utile la melassa nera, un liquido nero ricavato dalla barbabietola o dalla canna da zucchero, ricco di minerali, ferro, calcio e chi più ne ha più ne metta. Comunque al momento non mi riguarda dato che ho il ferro alto.
- calcio: cereali integrali e legumi secchi, alimenti addizionati di calcio (latte di soja, yogurt), frutta secca, semi in particolare di sesamo, vedure a foglie verde-scuro.
- vitamina B12: continuare l'assunzione delle pastiglie sublinguali (consigliate a tutti i vegani), 2 a settimana anziché 1. Avevo letto tempo fa che anche la bava dei cani contiene molta B12, ma non tutti gradiscono di farsi baciare quotidianamente dal proprio cane. E comunque potrebbe non essere una fonte affidabile di B12. In ogni caso, la prossima volta che mi chiedono come mai abbiamo deciso di adottare un altro cane, avendone già uno, ho la risposta pronta: "per raddoppiare l'assunzione di vitamina B12 in gravidanza".
- vitamina D: esporsi al sole il più possibile. Gli integratori non sono necessari se non in casi estremi.
- Omega 3: 1 cucchiaino al giorno di olio di lino.
- fare attività fisica! Odiate parole, per una pigrona come me. Promesso, entro fine settembre mi iscrivo in palestra. Ce la posso fare.

Questi sono consigli generici. Tante risposte a mille domande, non solo per vegane e vegetariane, ma per tutte le gravidanze, si trovano ad esempio sul sito di Forum Etici all'argomento gravidanza e allattamento veg*. Buona lettura!

mercoledì 17 agosto 2011

Stupidario medico

ovvero "quando quelli che dovrebbero saperne (un po') di più perdono una buona occasione per tenere la bocca chiusa".

Questo post verrà man mano aggiornato nelle prossime settimane e mesi. O meglio, spero resti vuoto, ma chissà come mai ho la sensazione che l'elenco si allungherà...

17/08/2011
Centro Prelievi Asl. L'addetta ai prelievi mi vede arrivare col casco in mano.
"Va in motorino in gravidanza?!? Stia attenta, che è pericoloso!"
(NB: se non avesse visto la ricetta, nemmeno saprebbe della gravidanza. La pancia non si vede quasi. Per fortuna avevo già posto la domanda alla ginecologa del consultorio, che mi aveva assicurato che, se non ho nessun problema, non si capisce perché dovrei evitare il motorino, almeno finché il pancione non rischierà di farmi sbilanciare. "La gravidanza è un momento che dev'essere vissuto serenamente - mi aveva detto - non una malattia!")

martedì 16 agosto 2011

Alimentazione vegana? Adeguata!

Ho conosciuto oggi il nuovo medico di famiglia (donna, ma "medica" mi sembra brutto), dopo il cambio di residenza. Per compilare sul computer la mia scheda anagrafica mi ha fatto duemila domande. Altezza? Peso prima della gravidanza? Vaccinazioni? Malattie?

Siamo poi arrivati a quello che temevo fosse il punto dolente.
"Alimentazione?"
"Sono vegana"
"D'accordo, ma qui 'vegano' non me lo fa segnare"
"Vegetariana?"
"No, no. Intendo che qui chiede 'adeguata', 'insufficiente' o 'eccessiva'. Quindi metto 'adeguata'".
Ha fatto tutto lei. Non ho dovuto dire nulla. Per il mio medico, l'alimentazione vegana in gravidanza è adeguata. Sono salva.

giovedì 4 agosto 2011

Esiste!

Il "robino", come l'abbiamo sempre chiamato in queste settimane, esiste: lo dice l'ecografia. Dopo quasi 3 mesi di dubbi continui ("ma è possibile che non abbia quasi mai la nausea? Ma è normale che non mi senta stanca? Ma ci sarà per davvero?") ora ne abbiamo la certezza.

Ieri l'ecografia: il "robino" saltellava qua e là, non voleva farsi fotografare ("ha preso dalla mamma..."), stava a pancia  in giù quando l'ecografa voleva che stesse a pancia in su ("dorme a pancia in giù? Sì, allora ha proprio preso dalla mamma..."), si succhiava la mano ("secondo me sta facendo il pugno chiuso...") e faceva sentire il battito del cuore. Dimensioni: nella norma per gravidanza alla 12a settimana e 2 giorni (perfetto). Translucenza nucale nella norma. Gli esiti del test combinato, per avere una stima della probabilità delle malformazioni più diffuse, arriveranno la prossima settimana. O meglio, si spera che non arrivino: se ricevo una telefonata entro martedì il test è positivo (speriamo di no!), altrimenti non mi devo preoccupare. Dita incrociate per 5 giorni e ancora silenzio stampa con tutti, parenti e amici, dato che col papà abbiamo deciso di attendere gli esiti prima di comunicare la notizia.

Sarà un "robino" vegano (con qualche rara trasgressione) già dai mesi precedenti alla nascita. Poi rimarrà vegano per i 6 mesi di allattamento, in seguito, comunque, non mangerà carne e pesce finché sarà sotto la nostra tutela. Poi deciderà lui.

Per il momento, per me, nessun problema, anzi! Il ginecologo del consultorio, che mi ha visitata due giorni fa, ha visionato gli ultimi esami del sangue.
"Ferro a 177, oltre il limite massimo, complimenti... mangia tutti i giorni salamelle?" "veramente sarei vegana..." Temo non abbia colto e che sia ancora convinto che, per avere il ferro nella norma, sia necessario mangiare la carne...

L'unico problema registrato in queste settimane è stato il glucosio. Troppo alto dopo il primo esame del sangue. Mamme che state per fare l'esame, attenzione, attenzione! IMPORTANTE! La sera prima dell'esame del sangue che andrà a verificare la glicemia (glucosio) dovete mangiare insieme alle galline. Praticamente fare merenda. Nessuno ve lo dirà, ma se farete cena ad un'orario vagamente umano, ad esempio alle 20.30, terminando come spesso capita dopo le 21, e il giorno dopo (maledetti laboratori gestiti da insonni!) sarete già in ambulatorio alle 7.30 (contendendo il posto ai vecchini che si alzano due ore prima dell'alba per essere lì alle 6 a prendere il numerino...) il risultato dell'esame sarà falsato. Glicemia a mille. Niente più dolci, poca frutta, bibite gassate nemmeno a parlarne, rischio diabete per voi e il feto, e non so quali altre tragedie bibliche. Insomma, per me è stata una settimana da martire. Poi ho rifatto il test. Ho cenato alle 20. Prima proprio non ce la potevo fare, tutto ha un limite. Sono andata all'ambulatorio alle 8, disposta a lasciar passare avanti tutti i vecchini (non me l'hanno permesso, alle 8.10 ero già fuori, per una volta che volevo restare in coda più tempo possibile...). Risultato: glucosio che sfiora il valore più basso della scala. Respiro di sollievo, indigestione di confetti al cioccolato per compensare la settimana di astinenza e dal giorno successivo nuovamente qualche concessione zuccherosa, senza mai esagerare, ma nemmeno con la salivazione aumentata (stile cane di Pavlov) ogni volta che qualcuno parla di cioccolato o di angurie. Che tra l'altro a me le angurie nemmeno piacciono, ma quella settimana ne avrei mangiata una al giorno. Insomma, il primo esame del sangue, quello per valutare la glicemia, va fatto per davvero 12 ore DOPO l'ultimo pasto. Non era una paranoia del mio medico. La prossima volta vado preparata, mi eviterò una settimana di rinunce. Il gelataio sotto casa, già ringrazia.