Aggiornamento del 10/09/2012. Mi è stato segnalato da Google che i contenuti di questa pagina violano le norme bla bla bla... e che devo rimuovere il turpiloquio. Spero che fosse chiaro a tutti l'evidente carattere scherzoso del titolo del post, riferito ad un pezzo di farina, acqua e lieviti e non ad una persona vera. In ogni caso, rimuovo immediatamente qualunque contenuto"la cui visualizzazione non sembra consigliabile in un ambiente lavorativo o in presenza di membri della famiglia"
Ma "poco di buono" si potrà dire?
Sì, la mia madre è una "poco di buono" perché ha figli sparsi per il mondo... e noi siamo una famiglia di spacciatori!
Ma no, cosa avete capito, sto parlando di pasta madre! Grazie a Nadir ho scoperto il sito della Comunità del cibo Pasta Madre e ho iscritto il babbo (è lui che nutre la nostra "madre"), facendolo diventare ufficialmente uno "spacciatore".
Prima delle vacanze siamo stati contattati dalla nostra prima "cliente" (tra virgolette, perché ovviamente è tutto a titolo gratuito!) e così abbiamo "spacciato" la madre per la prima volta anche a sconosciuti, oltre che ad un paio di amici.
Quindi se siete in cerca di una madre un po'... facile... fate un fischio! Noi la condividiamo volentieri.
Solo la PASTA madre, eh!
giovedì 9 agosto 2012
lunedì 6 agosto 2012
Siamo tornati!
Quest'anno le vacanze sono state al risparmio ma molto rilassanti, prima una settimana in Trentino con amici e la figlia che ha un anno esatto più di Valerio, poi quindici giorni a Savona. In Trentino siamo addirittura riusciti a fare un paio di passeggiate coi passeggini/mei-tai. A Savona non siamo MAI andati alla spiaggia. Vacanze sì, ma non esageriamo: rischieremmo di smentire la nostra fama di pantofolai.
Nella foto, Nina con una fiera aria da cane dolomitico.
Alcune novità:
- dopo una pausa nell'uso del mei tai (dovuta al fatto che Vale era diventato troppo pesante e per me intrasportabile sul davanti) ho ricominciato ad usarlo prima sul fianco e poi sulla schiena. Un successo. A Savona siamo anche andati a fare una passeggiata, di quelle ultra soft (scarpette da passeggio, coperta su una spalla, sacchetto per il pic nic a penzoloni...), finendo sul cocuzzolo di una montagna da cui abbiamo faticato per scendere. Valerio dormiva tranquillo sulle mie spalle.
- Valerio ora sta seduto. Ha cominciato a Savona a stare "a gorilla", sorreggendosi con le braccia davanti. Ora sta seduto per davvero.
- Stando seduto è più facile per lui rapportarsi col mondo, cibo compreso. Un giorno stavo mangiando una pesca con Valerio seduto sulle mie gambe. All'improvviso sento tirare il braccio: era Valerio che, approfittando di un mio momento di distrazione, aveva agguantato la mia mano e si era portato il frutto alla bocca. Abbiamo ipotizzato che questo fosse un chiaro segnale di interesse per il cibo e abbiamo cominciato a dargli qualche assaggio.
- Seduto vuol dire anche che la nostra EC si è ampliata all'uso del riduttore per il wc. Per ora solo in modo saltuario, la ciotolina e il lavandino sono ancora i posti preferiti in cui fare pipì. L'EC prosegue tra alti e bassi, ma l'afa di questi giorni aiuta l'idea di tenere il culetto all'aria, senza pannolino.
- Da seduto interagisce anche con chi lo circonda, in particolare i cani. Guarda Nina e ride. Guarda Claus e ride. I cani non sembrano particolarmente felici, soprattutto Claus che spesso si imbarazza e se ne va. Probabilmente non diventerà un veterinario.
- A questo proposito, aumenta la lista di possibili professioni future del "piccolo". Il nonno lo vuole ingegnere. Io suggerisco giocatore di rugby. Il babbo propone piuttosto judo. Ma siamo passati anche da: filosofo (suggerito da mio fratello), messia (suggerito da mio cugino), trapezista, idraulico, cuoco, traduttore o comunque esperto di lingue... Guardando le olimpiadi ho scoperto che le sue orecchie a sventola sono perfettamente compatibili con la scherma: tra gli italiani, due medagliati su quattro sembrano Dumbo.
Infine, Valerio ha ricevuto la sua prima proposta di matrimonio! Da Jodie, la bimba di Stella di creargiocando, che con tutta la famiglia è venuta a trovarci a Savona. La mia futura nuora ha assicurato, tutta seria: "Quando cresce lo sposo!" Ormai è fatta, con Stella stiamo già discutendo per la dote, io ho chiesto come da tradizione che sia pagata in cammelli, lei ha proposto gatti e forse è meglio così: per trovare spazio per i cammelli dovremmo cambiare casa!
Nella foto, Nina con una fiera aria da cane dolomitico.
Alcune novità:
- dopo una pausa nell'uso del mei tai (dovuta al fatto che Vale era diventato troppo pesante e per me intrasportabile sul davanti) ho ricominciato ad usarlo prima sul fianco e poi sulla schiena. Un successo. A Savona siamo anche andati a fare una passeggiata, di quelle ultra soft (scarpette da passeggio, coperta su una spalla, sacchetto per il pic nic a penzoloni...), finendo sul cocuzzolo di una montagna da cui abbiamo faticato per scendere. Valerio dormiva tranquillo sulle mie spalle.
- Valerio ora sta seduto. Ha cominciato a Savona a stare "a gorilla", sorreggendosi con le braccia davanti. Ora sta seduto per davvero.
- Stando seduto è più facile per lui rapportarsi col mondo, cibo compreso. Un giorno stavo mangiando una pesca con Valerio seduto sulle mie gambe. All'improvviso sento tirare il braccio: era Valerio che, approfittando di un mio momento di distrazione, aveva agguantato la mia mano e si era portato il frutto alla bocca. Abbiamo ipotizzato che questo fosse un chiaro segnale di interesse per il cibo e abbiamo cominciato a dargli qualche assaggio.
- Seduto vuol dire anche che la nostra EC si è ampliata all'uso del riduttore per il wc. Per ora solo in modo saltuario, la ciotolina e il lavandino sono ancora i posti preferiti in cui fare pipì. L'EC prosegue tra alti e bassi, ma l'afa di questi giorni aiuta l'idea di tenere il culetto all'aria, senza pannolino.
- Da seduto interagisce anche con chi lo circonda, in particolare i cani. Guarda Nina e ride. Guarda Claus e ride. I cani non sembrano particolarmente felici, soprattutto Claus che spesso si imbarazza e se ne va. Probabilmente non diventerà un veterinario.
- A questo proposito, aumenta la lista di possibili professioni future del "piccolo". Il nonno lo vuole ingegnere. Io suggerisco giocatore di rugby. Il babbo propone piuttosto judo. Ma siamo passati anche da: filosofo (suggerito da mio fratello), messia (suggerito da mio cugino), trapezista, idraulico, cuoco, traduttore o comunque esperto di lingue... Guardando le olimpiadi ho scoperto che le sue orecchie a sventola sono perfettamente compatibili con la scherma: tra gli italiani, due medagliati su quattro sembrano Dumbo.
Infine, Valerio ha ricevuto la sua prima proposta di matrimonio! Da Jodie, la bimba di Stella di creargiocando, che con tutta la famiglia è venuta a trovarci a Savona. La mia futura nuora ha assicurato, tutta seria: "Quando cresce lo sposo!" Ormai è fatta, con Stella stiamo già discutendo per la dote, io ho chiesto come da tradizione che sia pagata in cammelli, lei ha proposto gatti e forse è meglio così: per trovare spazio per i cammelli dovremmo cambiare casa!
lunedì 9 luglio 2012
In treno col passeggino? Mission impossible!
Io, Valerio, il Babbo e la Nina siamo in partenza per le vacanze. Claus resterà una settimana coi nonni, e poi ci raggiungerà al mare.
Lo scorso fine settimana però io e Vale abbiamo avuto un primo assaggio di vacanze, andando ad un matrimonio dalle parti di Bergamo. Per risparmiare, per non inquinare e perché Valerio è un po' insofferente nei confronti dei viaggi lunghi, decidiamo di andare in treno e farci dare poi un passaggio da un amico dalla stazione di Bergamo al luogo in cui si tiene il rinfresco. Quindi, il passeggino con l'ovetto (da usare come seggiolino per l'auto) è obbligatorio, impossibile ricorrere al mei tai. Ma - penso - con un po' di accortezze il viaggio non sarà così traumatico. D'altra parte - mi illudevo - siamo in un paese civile, dove anche i disabili in carrozzina possono prendere comodamente i treni... no?
Partenza sabato mattina dalla stazione di Firenze. Che è a livello strada, quindi nessun problema col passeggino. Voto: 9.
Primo treno: Frecciarossa Firenze-Milano, su cui ho prenotato un posto accanto alle porte, quindi ho sedile con spazio accanto. Per salire sul treno però devo fare due scalini e col passeggino... come si fa? Passo davanti al capotreno che finge di non vedermi. Per fortuna una mamma con bambino fa sempre tenerezza e faccio commuovere un viaggiatore che mi aiuta a sollevare il passeggino. Il viaggio va bene fino a Bologna, lì Valerio decide che è il momento di mettere alla prova il malefico pannolino usa-e-getta che ha addosso. Risultato: cacca fino alle ascelle. Tristemente mi dirigo verso il bagno, dove con mio raccapriccio scopro che non ci sono superfici orizzontali su cui stendere il fasciatoio da viaggio. Tento allora un kamasutra del pannolino: mettere un piede sul wc, tenere con una mano l'ascella del bimbo, con l'altra togliere i pantaloni, con la terza pulire il culetto... acc, abbiamo solo due mani...
Esco dal bagno con Valerio mezzo nudo e la mia maglietta insozzata di cacca che tento malamente di pulire, col risultato che sembra che mi sia fatta anche io la pipì addosso. Ignoro lo sguardo di pietà degli altri passeggeri e comincio a pensare a come scendere dal treno. All'arrivo a Milano, una signora sul marciapiede mi aiuta col passeggino. Comincio a pensare che questo viaggio potrebbe essere più difficile del previsto. Voto: 6 e 1/2.
Stazione di Milano Centrale: attendo pochi minuti e poi vado a prendere il treno per Bergamo. Voto: non classificato.
Secondo treno (delle ferrovie svizzere) Milano Centrale - Bergamo. Arrivata sul binario mi chiedo che ci fa un treno delle ferrovie svizzere sulla tratta Mi-Bg, ma decido di non fare troppe domande quando scopro che il treno ha una carrozza per disabili in carrozzina, ben segnalata anche dall'esterno. La porta è all'altezza del marciapiede, all'apertura si allunga una piccola rampa. Dentro c'è lo spazio per il passeggino e un bagno abbastanza grande per entrare con le rotelle. Ne approfitto per vestire me e Valerio da matrimonio, ma calcolo male i tempi e quando il treno arriva nella stazione di Bergamo dobbiamo precipitarci fuori. Io per fortuna sono vestita, Valerio invece è nuovamente mezzo nudo con la camicina abbottonata storta. Madre degenere. Voto al treno: 10. Voto alla mamma: 3.
Stazione di Bergamo. Al binario 5 c'è l'ascensore per scendere nel sottopasso. Peccato che non funzioni. Comincio a smontare l'ovetto per portare prima giù il bimbo e poi tornare a prendere le rotelle, ma per fortuna un ragazzo mi intercetta e porta giù lui la parte del passeggino senza il bimbo. Nel sotterraneo scopriamo che per uscire dalla stazione bisogna salire di nuovo, ovviamente senza ascensore. Il ragazzo, gentilissimo, si immola per la causa e si fa carico del trasporto del passeggino per un'altra rampa di scale, stavolta in salita. Dopodiché mi chiede informazioni per andare a piedi all'aereoporto di Orio al Serio e io temo fortemente che la sua salute fisica e mentale abbia vacillato per colpa dello sforzo. Voto alla stazione: 2. Voto al camminatore folle (che spero non si sia avventurato a piedi in autostrada): 10.
Tralascio qui il racconto dello splendido matrimonio. La sposa era bellissima e il posto (un rifugio a 1000 metri) era meraviglioso (e fresco... è stata dura tornare all'afa). Dopo il pranzo, torniamo a Bergamo accompagnati da una coppia di amici e, memori dell'esperienza dell'andata, mi faccio accompagnare fino al treno (sempre sul fatidico binario 5, dove l'ascensore c'è ma non funziona)
Terzo treno: Bergamo - Milano Lambrate. E' uno di quei treni vecchi da pendolari, con due piani e tante scalette. L'amico mi porta il passeggino fin sul treno, lo saluto, lo ringrazio, lo faccio andar via... e mi rendo conto che per sedermi devo fare altri due gradini. Due. Non uno, mannaggia a loro. Che uno, col passeggino, si riesce. No, due! In quel momento passa una signora che mi aiuta a scendere. Sul treno Valerio fa amicizia con un signore che poi ci aiuta a risalire i due gradini per tornare nell'atrio. Voto: 4.
Alla stazione di Milano Lambrate c'è mio cugino che ci aspetta e mi aiuta col passeggino. Ci dirigiamo verso l'ascensore per scendere, ma... l'ascensore funziona solo dalle 8 alle 21. Sono le 21.40, quindi se uno non può scendere le scale può passare la notte sul binario. Stacco nuovamente l'ovetto con bimbo incluso e cedo le rotelle al cugino e al suo compagno. Come a Bergamo bisogna scendere nel sotterraneo (scale scale scale), poi salire (scale scale scale) e poi scendere nuovamente nel parcheggio esterno, dove veniamo assaliti da uno sciame di zanzare. Voto alla stazione: 2. Voto alle zanzare da guardia: 10.
La mattina dopo ripartiamo per Firenze, con Italo, il nuovo treno che fa concorrenza al frecciarossa.
Mio cugino e il compagno ci accompagnano alla stazione di Milano Garibaldi dove li saluto. "Ti accompagno" "Ma no, dai" "Figurati, ti accompagno". E meno male! Italo parte dal piano inferiore. Per fortuna c'è l'ascensore! Mentre dirigiamo verso l'ascensore, mio cugino (che tra qualche anno si trasferisce a Panama) dice a Valerio: "Quando verrai a trovarci però dovrai camminare. A Panama non ci sono di certo tutte queste comodità come gli ascensori nelle stazioni!" L'ascensore funziona dalle 6 alle 23. In teoria. In pratica non funziona. Ormai sono esperta, stacco l'ovetto e, sfidando il divieto che vediamo in evidenza davanti alle scale mobili, scendiamo col passeggino aperto (e stracolmo di borse). Nel sottopasso scopriamo poi che bisogna risalire e non ci sono nemmeno le scale mobili. Ancora un piccolo sforzo e siamo sul treno. Ma da soli non ce l'avremmo mai fatta. Voto alla stazione: 2. Voto al cugino: 10.
Finalmente Italo, da Milano a Firenze. Il posto assegnato, anche se da catalogo doveva essere con più spazio per le gambe, sembra normalissimo. Mi viene da pensare che allora gli altri posti siano a sardina. Quando arriva la capotreno (che però qui si chiama qualcosa come "train manager"... rabbrividiamo...) il nostro viaggio cambia radicalmente. "Nella carrozza 8 c'è il fasciatoio" "Ah, grazie" "Ci sono due posti con spazio per il passeggino, se vuole" "Davvero?" "Quelli per disabili, ma al momento non sono prenotati. Le prendo io il passeggino. E quella è la sua borsa? Dia a me! Carrozza 8. Ecco qui" "Senta, ma i disabili come fanno per scendere di solito?" "Viene il carrello. Ma se le serve aiuto per il passeggino le chiamo un collega. Dove?" "Firenze. Grazie!"
Il bagno è spazioso, ci entrerebbe anche il passeggino. C'è lo spazio fasciatoio, su cui lego Valerio mentre faccio pipì. Ahhh... avere le mani libere per tirarsi su i pantaloni, questa è vita...
5 minuti prima dell'arrivo, un altro "train manager" viene ad avvertirmi di fare con calma, che tanto a Firenze la sosta dura 8 minuti, c'è tempo, ma di cominciare a prepararmi e che mi aspetta per aiutarmi a scendere dal treno. Voto al treno: 8. Voto all'assistenza: 10.
In conclusione: in Italia se hai le rotelle non puoi viaggiare. Forse se sei disabile e prenoti hai qualche agevolazione in più, ma perché costringere la gente ad "umiliarsi" a chiedere per favore quello che dovrebbe essere garantito?
Ah, buone vacanze a tutte e tutti!
Lo scorso fine settimana però io e Vale abbiamo avuto un primo assaggio di vacanze, andando ad un matrimonio dalle parti di Bergamo. Per risparmiare, per non inquinare e perché Valerio è un po' insofferente nei confronti dei viaggi lunghi, decidiamo di andare in treno e farci dare poi un passaggio da un amico dalla stazione di Bergamo al luogo in cui si tiene il rinfresco. Quindi, il passeggino con l'ovetto (da usare come seggiolino per l'auto) è obbligatorio, impossibile ricorrere al mei tai. Ma - penso - con un po' di accortezze il viaggio non sarà così traumatico. D'altra parte - mi illudevo - siamo in un paese civile, dove anche i disabili in carrozzina possono prendere comodamente i treni... no?
Partenza sabato mattina dalla stazione di Firenze. Che è a livello strada, quindi nessun problema col passeggino. Voto: 9.
Primo treno: Frecciarossa Firenze-Milano, su cui ho prenotato un posto accanto alle porte, quindi ho sedile con spazio accanto. Per salire sul treno però devo fare due scalini e col passeggino... come si fa? Passo davanti al capotreno che finge di non vedermi. Per fortuna una mamma con bambino fa sempre tenerezza e faccio commuovere un viaggiatore che mi aiuta a sollevare il passeggino. Il viaggio va bene fino a Bologna, lì Valerio decide che è il momento di mettere alla prova il malefico pannolino usa-e-getta che ha addosso. Risultato: cacca fino alle ascelle. Tristemente mi dirigo verso il bagno, dove con mio raccapriccio scopro che non ci sono superfici orizzontali su cui stendere il fasciatoio da viaggio. Tento allora un kamasutra del pannolino: mettere un piede sul wc, tenere con una mano l'ascella del bimbo, con l'altra togliere i pantaloni, con la terza pulire il culetto... acc, abbiamo solo due mani...
Esco dal bagno con Valerio mezzo nudo e la mia maglietta insozzata di cacca che tento malamente di pulire, col risultato che sembra che mi sia fatta anche io la pipì addosso. Ignoro lo sguardo di pietà degli altri passeggeri e comincio a pensare a come scendere dal treno. All'arrivo a Milano, una signora sul marciapiede mi aiuta col passeggino. Comincio a pensare che questo viaggio potrebbe essere più difficile del previsto. Voto: 6 e 1/2.
Stazione di Milano Centrale: attendo pochi minuti e poi vado a prendere il treno per Bergamo. Voto: non classificato.
Secondo treno (delle ferrovie svizzere) Milano Centrale - Bergamo. Arrivata sul binario mi chiedo che ci fa un treno delle ferrovie svizzere sulla tratta Mi-Bg, ma decido di non fare troppe domande quando scopro che il treno ha una carrozza per disabili in carrozzina, ben segnalata anche dall'esterno. La porta è all'altezza del marciapiede, all'apertura si allunga una piccola rampa. Dentro c'è lo spazio per il passeggino e un bagno abbastanza grande per entrare con le rotelle. Ne approfitto per vestire me e Valerio da matrimonio, ma calcolo male i tempi e quando il treno arriva nella stazione di Bergamo dobbiamo precipitarci fuori. Io per fortuna sono vestita, Valerio invece è nuovamente mezzo nudo con la camicina abbottonata storta. Madre degenere. Voto al treno: 10. Voto alla mamma: 3.
Stazione di Bergamo. Al binario 5 c'è l'ascensore per scendere nel sottopasso. Peccato che non funzioni. Comincio a smontare l'ovetto per portare prima giù il bimbo e poi tornare a prendere le rotelle, ma per fortuna un ragazzo mi intercetta e porta giù lui la parte del passeggino senza il bimbo. Nel sotterraneo scopriamo che per uscire dalla stazione bisogna salire di nuovo, ovviamente senza ascensore. Il ragazzo, gentilissimo, si immola per la causa e si fa carico del trasporto del passeggino per un'altra rampa di scale, stavolta in salita. Dopodiché mi chiede informazioni per andare a piedi all'aereoporto di Orio al Serio e io temo fortemente che la sua salute fisica e mentale abbia vacillato per colpa dello sforzo. Voto alla stazione: 2. Voto al camminatore folle (che spero non si sia avventurato a piedi in autostrada): 10.
Tralascio qui il racconto dello splendido matrimonio. La sposa era bellissima e il posto (un rifugio a 1000 metri) era meraviglioso (e fresco... è stata dura tornare all'afa). Dopo il pranzo, torniamo a Bergamo accompagnati da una coppia di amici e, memori dell'esperienza dell'andata, mi faccio accompagnare fino al treno (sempre sul fatidico binario 5, dove l'ascensore c'è ma non funziona)
Terzo treno: Bergamo - Milano Lambrate. E' uno di quei treni vecchi da pendolari, con due piani e tante scalette. L'amico mi porta il passeggino fin sul treno, lo saluto, lo ringrazio, lo faccio andar via... e mi rendo conto che per sedermi devo fare altri due gradini. Due. Non uno, mannaggia a loro. Che uno, col passeggino, si riesce. No, due! In quel momento passa una signora che mi aiuta a scendere. Sul treno Valerio fa amicizia con un signore che poi ci aiuta a risalire i due gradini per tornare nell'atrio. Voto: 4.
Alla stazione di Milano Lambrate c'è mio cugino che ci aspetta e mi aiuta col passeggino. Ci dirigiamo verso l'ascensore per scendere, ma... l'ascensore funziona solo dalle 8 alle 21. Sono le 21.40, quindi se uno non può scendere le scale può passare la notte sul binario. Stacco nuovamente l'ovetto con bimbo incluso e cedo le rotelle al cugino e al suo compagno. Come a Bergamo bisogna scendere nel sotterraneo (scale scale scale), poi salire (scale scale scale) e poi scendere nuovamente nel parcheggio esterno, dove veniamo assaliti da uno sciame di zanzare. Voto alla stazione: 2. Voto alle zanzare da guardia: 10.
La mattina dopo ripartiamo per Firenze, con Italo, il nuovo treno che fa concorrenza al frecciarossa.
Mio cugino e il compagno ci accompagnano alla stazione di Milano Garibaldi dove li saluto. "Ti accompagno" "Ma no, dai" "Figurati, ti accompagno". E meno male! Italo parte dal piano inferiore. Per fortuna c'è l'ascensore! Mentre dirigiamo verso l'ascensore, mio cugino (che tra qualche anno si trasferisce a Panama) dice a Valerio: "Quando verrai a trovarci però dovrai camminare. A Panama non ci sono di certo tutte queste comodità come gli ascensori nelle stazioni!" L'ascensore funziona dalle 6 alle 23. In teoria. In pratica non funziona. Ormai sono esperta, stacco l'ovetto e, sfidando il divieto che vediamo in evidenza davanti alle scale mobili, scendiamo col passeggino aperto (e stracolmo di borse). Nel sottopasso scopriamo poi che bisogna risalire e non ci sono nemmeno le scale mobili. Ancora un piccolo sforzo e siamo sul treno. Ma da soli non ce l'avremmo mai fatta. Voto alla stazione: 2. Voto al cugino: 10.
Finalmente Italo, da Milano a Firenze. Il posto assegnato, anche se da catalogo doveva essere con più spazio per le gambe, sembra normalissimo. Mi viene da pensare che allora gli altri posti siano a sardina. Quando arriva la capotreno (che però qui si chiama qualcosa come "train manager"... rabbrividiamo...) il nostro viaggio cambia radicalmente. "Nella carrozza 8 c'è il fasciatoio" "Ah, grazie" "Ci sono due posti con spazio per il passeggino, se vuole" "Davvero?" "Quelli per disabili, ma al momento non sono prenotati. Le prendo io il passeggino. E quella è la sua borsa? Dia a me! Carrozza 8. Ecco qui" "Senta, ma i disabili come fanno per scendere di solito?" "Viene il carrello. Ma se le serve aiuto per il passeggino le chiamo un collega. Dove?" "Firenze. Grazie!"
Il bagno è spazioso, ci entrerebbe anche il passeggino. C'è lo spazio fasciatoio, su cui lego Valerio mentre faccio pipì. Ahhh... avere le mani libere per tirarsi su i pantaloni, questa è vita...
5 minuti prima dell'arrivo, un altro "train manager" viene ad avvertirmi di fare con calma, che tanto a Firenze la sosta dura 8 minuti, c'è tempo, ma di cominciare a prepararmi e che mi aspetta per aiutarmi a scendere dal treno. Voto al treno: 8. Voto all'assistenza: 10.
In conclusione: in Italia se hai le rotelle non puoi viaggiare. Forse se sei disabile e prenoti hai qualche agevolazione in più, ma perché costringere la gente ad "umiliarsi" a chiedere per favore quello che dovrebbe essere garantito?
Ah, buone vacanze a tutte e tutti!
mercoledì 20 giugno 2012
Categorie didattiche: il Vero Vegano, la gattara, il faceanimalista
IL VERO VEGANO
Il Vero Vegano è uomo o donna, giovane o anziano, bello o brutto. Ma è perfetto, sa tutto e ha una risposta per tutto. Solitamente una risposta saccente e scontrosa.
Il Vero Vegano, quando incontra un vegetariano, lo squadra da capo a piedi e gli chiede se si rende conto di essere complice dei macellai.
Il Vero Vegano, non capendo l'ironia di questo post, commenterà che ho ragione, e tutti i Veri Vegani dovrebbero essere fieri di essere Veri Vegani.
Il Vero Vegano, capendo l'ironia di questo post, si infurierà e poi suggerirà a tutti i Veri Vegani di boicottare il blog di mammaPSEUDOvegana.
LA GATTARA
La gattara è di mezza età, fisicamente è un incrocio tra Margherita Hack e Maga Magò, cammina per il quartiere zoppicando e parlando da sola.
La gattara è donna. I pochi uomini si vergognano e sostengono di essere mandati dalla moglie.
La gattara ha dato un nome ai 257 gatti della zona e ti guarda di traverso quando dici "quello rosso" invece che "Patatino".
La gattara ha sempre con sè un trolley pieno di scatolette in inverno e croccantini in estate.
La gattara ha il bagagliaio dell'auto occupato da gabbie trappola e sacchi di croccantini.
La gattara, quando ti incontra, ti parla dei suoi acciacchi, del ginocchio che non funziona più, del gomito che le fa male, ma nelle notti d'inverno quando ci sono -15 gradi e sta nevicando si arrampica oltre le cancellate per portare da mangiare ai gatti affamati.
La gattara non leggerà mai questo post.
IL FACEANIMALISTA (ovvero L'ANIMALISTA DA FACEBOOK)
Il faceanimalista è solitamente giovane e il suo attivismo si sviluppa davanti al computer.
Il faceanimalista manda ogni giorno a tutti i contatti della sua rubrica (con gli indirizzi rigorosamente visibili a tutti) almeno 2 petizioni animaliste.
Il faceanimalista inoltra ogni anno l'appello per l'adozione dei 37 cuccioli da salvare.
Il faceanimalista, quando gli fai notare che l'appello per l'adozione dei 37 cuccioli è una bufala (così come quello dei 6 golden retriver inviato la settimana prima), ti risponde che non ha tempo di stare a controllare la veridicità di tutto quello che manda.
Il faceanimalista pubblica sulla sua bacheca di Facebook solo foto di macelli, di foche sgozzate, di cani torturati, di topi seviziati. I suoi amici lo odiano per questo.
Il faceanimalista organizza eventi animalisti cliccando sull'apposito pulsante di Facebook.
Il faceanimalista leggerà questo post solo se qualcuno lo condividerà sul suo Diario.
Il Vero Vegano è uomo o donna, giovane o anziano, bello o brutto. Ma è perfetto, sa tutto e ha una risposta per tutto. Solitamente una risposta saccente e scontrosa.
Il Vero Vegano, quando incontra un vegetariano, lo squadra da capo a piedi e gli chiede se si rende conto di essere complice dei macellai.
Il Vero Vegano boicotta i ristoranti vegetariani, perché ingannevoli: promuovono un'alimentazione macchiata di sangue spacciandola per cruelty free.
Il Vero Vegano va alle fiere vegetariane con una maglietta con su scritto "i vegetariani sono tutti stronzi".
Il Vero Vegano non firma la petizione contro i circhi perché è incorerente e specista: privilegia gli animali da circo e non considera la libertà degli altri animali.
Il Vero Vegano non compra le verdure dal produttore X perché tiene una capra né dal produttore Y perché usa il concime. Ma poi va a comprare alla Coop. In fondo bisogna pur mangiare.
Il Vero Vegano alla domanda "salveresti un topo o un bambino" risponde che la domanda non ha senso, ma poi aggiunge che comunque salverebbe il topo, tanto i bambini sono così crudeli verso gli animali, che è meglio eliminarli prima che facciano danni.
Il Vero Vegano è estinzionista, e fa parte del Movimento per l’Estinzione Umana Volontaria.
Il Vero Vegano quando va a cena dagli amici onnivori mangia... no, il problema non si pone perché il Vero Vegano non ha amici onnivori.
Il Vero Vegano, non capendo l'ironia di questo post, commenterà che ho ragione, e tutti i Veri Vegani dovrebbero essere fieri di essere Veri Vegani.
Il Vero Vegano, capendo l'ironia di questo post, si infurierà e poi suggerirà a tutti i Veri Vegani di boicottare il blog di mammaPSEUDOvegana.
LA GATTARA
La gattara è di mezza età, fisicamente è un incrocio tra Margherita Hack e Maga Magò, cammina per il quartiere zoppicando e parlando da sola.
La gattara è donna. I pochi uomini si vergognano e sostengono di essere mandati dalla moglie.
La gattara ha dato un nome ai 257 gatti della zona e ti guarda di traverso quando dici "quello rosso" invece che "Patatino".
La gattara ha sempre con sè un trolley pieno di scatolette in inverno e croccantini in estate.
La gattara ha il bagagliaio dell'auto occupato da gabbie trappola e sacchi di croccantini.
La gattara, quando ti incontra, ti parla dei suoi acciacchi, del ginocchio che non funziona più, del gomito che le fa male, ma nelle notti d'inverno quando ci sono -15 gradi e sta nevicando si arrampica oltre le cancellate per portare da mangiare ai gatti affamati.
La gattara non leggerà mai questo post.
IL FACEANIMALISTA (ovvero L'ANIMALISTA DA FACEBOOK)
Il faceanimalista è solitamente giovane e il suo attivismo si sviluppa davanti al computer.
Il faceanimalista manda ogni giorno a tutti i contatti della sua rubrica (con gli indirizzi rigorosamente visibili a tutti) almeno 2 petizioni animaliste.
Il faceanimalista inoltra ogni anno l'appello per l'adozione dei 37 cuccioli da salvare.
Il faceanimalista, quando gli fai notare che l'appello per l'adozione dei 37 cuccioli è una bufala (così come quello dei 6 golden retriver inviato la settimana prima), ti risponde che non ha tempo di stare a controllare la veridicità di tutto quello che manda.
Il faceanimalista pubblica sulla sua bacheca di Facebook solo foto di macelli, di foche sgozzate, di cani torturati, di topi seviziati. I suoi amici lo odiano per questo.
Il faceanimalista organizza eventi animalisti cliccando sull'apposito pulsante di Facebook.
Il faceanimalista leggerà questo post solo se qualcuno lo condividerà sul suo Diario.
giovedì 14 giugno 2012
Sono una downshifter e rompo le scatole!
Accolgo l'invito di Topogina e partecipo al Giveaway "Scala la marcia".
Scrive Francesca, l'ideatrice del GiveAway:
Vogliamo conoscere i vostri buoni propositi, le vostre buone azioni, i vostri sogni ... chiedetevi cosa fate già e cosa potreste fare per rendere il mondo un posto migliore... tipo come salvaguardate l’ambiente, cosa autoproducete, se mangiate a kilometro zero, se fate il riciclo {creativo e non} e come state crescendo i vostri piccoli ad una vita ecologica.
Cosa faccio io? Cosa faccio...
mumble mumble...
Potrei dire che sono vegana, per motivi etici ma anche ambientali: cerco di ridurre al minimo il mio impatto sull'ambiente. Ma non vale, ormai lo sanno già tutti.
Potrei dire che per il mio bambino utilizzo al 99,9% i pannolini lavabili. Ma che gusto c'è, sono così comodi, non è nemmeno una fatica.
Potrei dire che faccio parte di un Gruppo d'acquisto vegano e mangio (quasi) esclusivamente verdure a km zero. Ma quello non è (solo) per l'ambiente: sono così buone le verdure bio!
Potrei dire che in famiglia non compriamo più pane (lo prepariamo, con la madre) né latte di soia, riso e mandorle ("mungiamo" i cereali e la soia con la Veganstar). Ma cosa ci vuole, basta mettere in ammollo e schiacciare un bottone.
Raccolta differenziata? Doccia invece che bagno? Bere l'acqua del rubinetto? Lampadine a risparmio energetico? Riciclare l'acqua del lavaggio delle verdure per dare da bere alle piante? Naaa... 'ste cose ormai le fanno tutti.
Mi ha mandato in crisi, questo GiveAway, ve lo giuro.
Poi ho avuto l'illuminazione. Cosa faccio per rendere il mondo un posto migliore? Rompo le scatole!
No, via, non letteralmente. Però...
... rompo le scatole sui pannolini lavabili, cercando di convincere le altre mamme che conosco almeno a fare una prova...
... rompo le scatole sulla moon cup, raccontando a tutte le amiche (e agli orripilati fidanzati/mariti) quanto sia un oggetto che mi ha cambiato la vita... e ho già convinto qualcuna a provare...
... rompo le scatole sull'alimentazione vegetariana - o meglio, vegana - anche in gravidanza...
... rompo le scatole sull'autoproduzione, consigliando a tutte le future mamme di cucirsi un mei-tai...
Buoni propositi per il futuro? Diminuire l'uso dei pannolini lavabili, più ecologici degli usa e getta ma che comportano pur sempre un consumo di elettricità e acqua, aumentando il tempo in cui Valerio sta a culetto all'aria facendo E/C.
E poi, provare ad autoprodurre in casa anche detersivi e cosmetici: ho una ricetta per il dentifricio e una per il sapone per piatti.
... ce la posso fare!
Scrive Francesca, l'ideatrice del GiveAway:
Vogliamo conoscere i vostri buoni propositi, le vostre buone azioni, i vostri sogni ... chiedetevi cosa fate già e cosa potreste fare per rendere il mondo un posto migliore... tipo come salvaguardate l’ambiente, cosa autoproducete, se mangiate a kilometro zero, se fate il riciclo {creativo e non} e come state crescendo i vostri piccoli ad una vita ecologica.
Cosa faccio io? Cosa faccio...mumble mumble...
Potrei dire che sono vegana, per motivi etici ma anche ambientali: cerco di ridurre al minimo il mio impatto sull'ambiente. Ma non vale, ormai lo sanno già tutti.
Potrei dire che per il mio bambino utilizzo al 99,9% i pannolini lavabili. Ma che gusto c'è, sono così comodi, non è nemmeno una fatica.
Potrei dire che faccio parte di un Gruppo d'acquisto vegano e mangio (quasi) esclusivamente verdure a km zero. Ma quello non è (solo) per l'ambiente: sono così buone le verdure bio!
Potrei dire che in famiglia non compriamo più pane (lo prepariamo, con la madre) né latte di soia, riso e mandorle ("mungiamo" i cereali e la soia con la Veganstar). Ma cosa ci vuole, basta mettere in ammollo e schiacciare un bottone.
Raccolta differenziata? Doccia invece che bagno? Bere l'acqua del rubinetto? Lampadine a risparmio energetico? Riciclare l'acqua del lavaggio delle verdure per dare da bere alle piante? Naaa... 'ste cose ormai le fanno tutti.
Mi ha mandato in crisi, questo GiveAway, ve lo giuro.
Poi ho avuto l'illuminazione. Cosa faccio per rendere il mondo un posto migliore? Rompo le scatole!
No, via, non letteralmente. Però...
... rompo le scatole sui pannolini lavabili, cercando di convincere le altre mamme che conosco almeno a fare una prova...
... rompo le scatole sulla moon cup, raccontando a tutte le amiche (e agli orripilati fidanzati/mariti) quanto sia un oggetto che mi ha cambiato la vita... e ho già convinto qualcuna a provare...
... rompo le scatole sull'alimentazione vegetariana - o meglio, vegana - anche in gravidanza...
... rompo le scatole sull'autoproduzione, consigliando a tutte le future mamme di cucirsi un mei-tai...
Buoni propositi per il futuro? Diminuire l'uso dei pannolini lavabili, più ecologici degli usa e getta ma che comportano pur sempre un consumo di elettricità e acqua, aumentando il tempo in cui Valerio sta a culetto all'aria facendo E/C.
E poi, provare ad autoprodurre in casa anche detersivi e cosmetici: ho una ricetta per il dentifricio e una per il sapone per piatti.
... ce la posso fare!
mercoledì 13 giugno 2012
"Eccì!" "Salute?" "No, pipì"
ovvero: E/C for dummies
"Pannolini usa e getta? Nooo... tutta quella plastica addosso, che schifo. E poi si inquina, io uso solo i lavabili."
"Sì, beh, meglio di niente. Cioè, volevo dire, sarebbe meglio niente... E' già un primo passo, però si può fare di meglio..."
Di meglio? E tu che pensavi di essere già arrivata al top, di essere una mamma ecologicamente (quasi) perfetta e di assicurare alla pelle del tuo bambino una condizione ottimale, con solo il cotone a contatto col culetto. Invece no.
Avevi già sentito parlare di EC in gravidanza, su un forum. Elimination Communication, cioè comunicazione sull'eliminazione. Sembra impossibile, ma ci sono genitori che tengono il bambino senza pannolino fin dalla nascita, capendo quando deve fare pipì e cacca. Davvero? Come fanno?
Figuriamoci, non è possibile. I neonati fanno la pipì troppo spesso. I neonati non hanno il controllo degli sfinteri. Bisognerebbe passare il tempo a guardarli. E poi cosa fai, sei sempre lì a pulire? E se la fa a spruzzo sulle lenzuola di seta?
Però fin da subito l'idea aveva cominciato a ronzarti in testa. Tanto le lenzuola di seta non ce le hai. E anche se fa un po' di pipì a giro non è grave. D'altra parte anche Claus (il vecchio cane semi-incontinente) a volte fa la pipì nella cuccia e non vi siete mai lamentati. Certo, con questo caldo il pannolino di stoffa è meglio dell'usa e getta, ma è pur sempre una costrizione. E se pensi al primo mese dopo il parto, con gli assorbenti giorno e notte, il fatto che fossero di stoffa non ti consolava più di tanto, no?
Poi ti rendi conto che nel mondo i pannolini vengono usati solo da una minoranza di bambini, tutti gli altri come fanno, pipì in casa? Che schifo... no, ci dev'essere un altro modo...
Poi pensi che in effetti ogni volta che togli il pannolino, il bimbo fa la pipì. E magari c'è un motivo.
(E comunque non ti ha mai convinto il consiglio delle altre mamme di cambiare il pannolino il più velocemente possibile, per evitare la pipì addosso a chi lo cambia. In questo modo non ti sporchi tu, ma sei certa di conservare per le prossime due ore la pipì a contatto col culetto del bimbo...)
Poi cominci ad informarti e scopri che c'è un gruppo su yahoo e vari siti, alcuni anche in italiano. E che se proprio non vuoi coinvolgerti troppo, c'è un primo passo semplice e indolore.
Allora cominci a tenere il bimbo sul lavandino ogni volta che lo cambi, sussurrandogli "pss pss, pipì" e ti rendi conto che spesso... la fa!
Allora fai una mattinata di osservazione e ti rendi conto che ci sono delle costanti: che fa una pipì subito dopo la poppata, una dopo 5 minuti e un'altra dopo circa 10 e poi la può tenere anche un'ora o più. Che prima della pipì spesso piagnucola. Che prima della cacca fa "coff coff", un suono simile a quando ha fame.
Allora cominci a tenere il bimbo senza il pannolino almeno mezza giornata quando sei a casa. E come per i pannolini lavabili, ti accorgi che il babbo è quello più entusiasta della famiglia, ed anche il più empatico: si accorge quasi sempre che "è il momento".
E ogni volta che prendete una pipì è una festa. E ogni volta che la perdete, basta uno straccio e si pulisce in un attimo, ed è pur sempre una pipì in meno nel pannolino.
E ti rendi conto che se il bimbo è accanto a te, sul fasciatoio o su un telo, si instaura davvero un'ottima comunicazione e non "perdi" una pipì. Se invece ti allontani per preparare il pranzo, non ne "prendi" una, ma poco male, ci sono ampi spazi di miglioramento.
E ad un certo punto ti accorgi che le cacche trovate nei pannolini sono pochissime, anche se il bimbo continua a farne 4-5 al giorno. Ti accorgi che la pipì della sera prima di nanna è diventato un appuntamento fisso. E qualche volta trovi il pannolino asciutto al risveglio.
E quando vedi la quantità di pipì che esce da un corpicino così piccolo, pensi che nel pannolino rimane per delle ore e ti viene voglia di tenere il bimbo nudo 24 ore su 24. Lui sarebbe già pronto, ma tu non ancora.
Il numero di pannolini usati non accenna a diminuire, perché se da un lato ne usi meno al mattino, quando fate EC, dall'altro lo cambi più spesso al pomeriggio per non lasciarlo troppo a lungo bagnato. Ma tanto c'è la lavatrice, e in estate i pannolini asciugano in fretta.
E finalmente ti rendi conto di non essere una mamma ecologicamente perfetta, di non poterti considerare "arrivata", ma di aver cominciato un percorso. Dove vi porterà ancora non lo sai, ma non importa, l'importante è essere partiti!
giovedì 17 maggio 2012
Le dieci (+4 +1) cose da non dire
Le dieci cose che una neo-mamma non dovrebbe mai dire ad un'altra neo-mamma:"Il mio INVECE dorme 12 ore per notte"
"Il mio INVECE mangia SOLO 4 volte al giorno"
"Il mio INVECE fa la cacca SOLO una volta al giorno"
(ma anche: "Il mio INVECE fa la cacca ALMENO una volta al giorno")
"Il mio INVECE non ha mai avuto una colica"
"Il mio INVECE non fa mai il rigurgitino"
"Il mio INVECE sa già gattonare / parlare / fare di conto / risolvere le equazioni di secondo grado..."
"Io INVECE ho partorito in 2 ore e dopo mi sono alzata come se non fosse successo niente"
"Mia suocera INVECE è una santa!"
"Mio marito INVECE cambia sempre i pannolini"
"Ragadi? Che cosa sono? Mai avute!"
Le quattro cose che amici, parenti e sconosciuti non dovrebbero mai dire ad una neo-mamma:
(dopo il racconto di una notte insonne, di una scenata isterica, di un periodo di pianti continui etc...) "Ah, goditeli questi momenti, che i bambini crescono in fretta!"
"Signora, ma è suo figlio? Non le assomiglia PER NIENTE!"
"Anche mia nipote lo teneva senza calze, poi gli è venuta la broncopolmonite, l'hanno operato, è stato sei mesi in rianimazione..."
"Vedrai quando gli spunteranno i dentini..."
La cosa FONDAMENTALE che una neo-mamma non dovrebbe mai dire del proprio bambino:
"E' così tranquillo!" (il giorno dopo di sicuro piangerà tutto il giorno)
P.S: lo ammetto... alcune di queste cose non me le sono sentite dire, ma le ho dette io. Mi copro il capo di cenere... e la maglia di bavetta!
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