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lunedì 1 luglio 2013

Autosvezzamento: aggiungere spezie a caso

Sono giorni di vacanza, non ho sempre accesso ad Internet, quindi sto trascurando un po' il blog. Ieri però siamo tornati a Firenze per qualche giorno e così eccomi davanti al computer!

Il nostro autosvezzamento sta procedendo che è una meraviglia e ci chiediamo come avremmo fatto diversamente. Ieri, ad esempio, leggevo alcune ricette pensate per bambini da 0 a 3 anni, tra cui l'allettante dessert di banane e mele:
Sbucciare e grattugiare mezza mela e mezza banana. Aggiungere qualche goccia di limone il cui sapore sarà quasi inavvertibile (peccato, a Valerio piace il gusto del limone!) 
Ma la parte esilarante, per genitori autosvezzanti, è quella dei suggerimenti sulla somministrazione della pappetta.
Darla al bambino, poca alla volta. Se il dessert non è ben accetto (dessert? Chiamiamo dessert una banana e una mela? Anzi, no, MEZZA banana e MEZZA mela!) si può provare a riproporlo eliminando il succo di limone oppure presentando un frutto grattugiato alla volta.
Il Babbo commenta: "Quando a Valerio non piaceva la mela cotta noi non abbiamo tolto il limone, ma aggiunto la cannella... per i bambini autosvezzanti il consiglio dovrebbe essere quello di aggiungere spezie a caso!"

Gli alimenti preferiti di Valerio, ultimamente, sono la senape (ha preteso di avere anche mele con senape) e l'aceto (in particolare le melanzane sott'aceto!), ma non disdegna il peperoncino.



Ormai in casa nostra vige la regola che si sala pochissimo, poi chi vuole eventualmente aggiunge sale nel proprio piatto. Ultimamente però anche il Babbo aderisce al mio metodo: niente sale ma piuttosto peperoncino per dare un po' più gusto al pasto. Ieri sera, dopo aver riempito il piatto di Valerio con la pasta alle melanzane, metto nel mio una punta di una salsina dalla piccantezza estrema (a base di Naga Morich, uno dei peperoncini più piccanti al mondo) regalataci da un'amica che conosce il nostro gusto perverso per il piccante masochistico (per capirci, il piccante di quando pensi "forse dovevo metterne un po' meno" mentre le orecchie diventano rosse e la lingua si anestetizza).
Qualche minuto dopo, sovrappensiero (cercavo di sopravvivere alle improvvise lacrime, al singhiozzo e alla gola bruciante) cedo alle richieste pressanti del piccolo e verso dal mio piatto nel suo una buona mestolata di fusilli. Salvo poi rendermi conto che non era un normale aglio olio e peperoncino, come ormai Valerio mangia senza nemmeno fare facce buffe. Non sarebbe stato facile spiegare al pronto soccorso pediatrico che avevo dato ad un bambino di 16 mesi un alimento che sarebbe considerato mortale da una buona fetta di popolazione mondiale (escluderei soltanto i messicani, gli indiani e i calabresi).

Autosvezzamento sì, ma non esageriamo. Di tutta fretta, ignorando le sue proteste, gli ho tolto la pasta incriminata e gliene ho servita altra senza piccantezza mortale.

Che dite, cercando bene trovo anche gli omogeneizzati al peperoncino?

lunedì 11 febbraio 2013

Autosvezzamento, parte 2. Nei panni (sporchi) del bambino

Il precedente post sull'autosvezzamento era molto genitore-centrico.
Ho cercato di mettermi nei panni di Valerio per capire che cos'è per lui l'autosvezzamento.

  • Noooooo! Mi mettono sul seggiolone! Aiutooooo!
  • Nooooooooo! Mi mettono la camicia di forza! Chiamate la Corte Internazionale dell'Aja per farli condannare per reato di tortura!
  • Ehi, ma qui non si sta poi così male. Fammi prendere una forchetta. Se mi sporgo un po'  arrivo anche a prendere il piatto del babbo e magari riesco a buttarlo in terra.
  • Fame! Fame! Fame! Voglio mangiare! Se sbatto rumorosamente la forchetta sul piatto della mamma forse lo capiscono che sto MORENDO di fame!!!
  • Ohhh, si sono seduti. Ora finalmente mi daranno... Ehi, cos'è 'sta storia? Smettetela di soffiare e datemi da mangiare! SUBITO!
  • Ma bruciaaaaaa! Acqua, datemi dell'acqua!
  • Pfffffff. Ne ho sputata metà fuori. Il tavolo non mi sembrava così pulito. Ora si mangia?
  • Mmmm, buono! Ancora! Ancora! Se tocco con le mani luride la maglia della mamma, di sicuro lei sarà così felice che me ne darà ancora.
  • Io non voglio quello che mi mettete nel mio piatto! Ecco, lo butto in terra. Voglio quello che mangiate voi! Lo so che mi imbrogliate e il vostro è più buono! SEMBRA uguale, ma di sicuro è più buono!
  • Questa forchetta è sporca, ne voglio un'altra. La butto a terra.
  • Arriva il cane. Nina! Nina! Ninaaaaaa!  Vieni che ti do un grissino. E mentre lo mangi ti butto addosso un cucchiaino per vedere che rumore fa sulla tua testa.
  • Io sono GRANDE! Non mi imboccate che faccio da solo. Prendo la forchetta. La sbatto sul tavolo. Infilzo casualmente qualcosa. Lo prendo con l'altra mano e me lo metto in bocca.
  • Buono! Ancora! E che ti importa se ho la bocca piena? Dammene ancora! Mi infilo la mano in bocca e spingo giù, no? Masticare è per i novellini!
  • Ora basta, non ne ho più voglia. Quello che ho ancora davanti lo spremo. Succo di riso e arancia! E' buono, non ci credi? Ora mi lavo le mani nel bicchiere. Io sono un bambino pulito, sai? Certo che però tutto quel ben di dio nel bicchiere va sprecato. Non è un problema se me lo bevo, no?
  • Nooooooooo! Ora mi tolgono dal seggiolone!! Mi vendico aggrappandomi ai capelli della mamma con le mie manine impastate!
E poi l'autosvezzamento è anche:

  • Gatton gattoni, senza farmi vedere sono arrivato davanti alla ciotola di Nina. Ehi, ha avanzato tre croccantini. Aspetta, lasciameli assaggiare...  Cronch cronch. Buoni! Mamma che fai? Mi infili le dita in bocca? Mi urli "sputa!"? Nononono! La bocca è serrata e... glom. Ingoiato! :-) 

giovedì 10 gennaio 2013

Autosvezzamento, istruzioni per l'uso

Oggi è una giornata molto triste. Cerco di tirarmi su il morale pubblicando questo post che avevo cominciato a scrivere qualche giorno fa.

Svezzamento tradizionale o autosvezzamento? Ultimamente anche alcuni pediatri si sono convinti ad abbandonare le terribili pappine e suggeriscono di proporre ai neonati direttamente l'alimentazione familiare. Le raccomandazioni standard per l’Unione Europea sull'alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni parlano di: alimenti familiari, basati su una dieta familiare varia ed equilibrata, con qualche piccolo adattamento. 

Insomma, come funziona l'autosvezzamento?
  • Prendere un bambino di circa sei mesi, che sta seduto da solo e che mostra interesse verso il cibo.
  • Tenerlo a tavola coi genitori e lasciarlo sperimentare con piattini, bicchiere, posate.
  • Dargli il cibo a cui sembra interessato, come alimentazione complementare al latte materno (o latte artificiale).


Questa la teoria.
La nostra pratica, oggi, affinata dopo quattro mesi di autosvezzamento:

  • Prendere il bambino-anguilla, metterlo nel seggiolone e legarlo con un paio di altri laccetti aggiuntivi.
  • Bardarlo con: bavaglino, "camicia di forza"* e altro bavaglino supplementare.
  • Avvicinarlo alla tavola da cui è stata tolta la tovaglia almeno per uno spazio di un metro per mezzo metro.
  • Togliere dal proprio piatto un boccone alla volta e posizionarlo davanti al bambino-bulldog (sta già sbavando).
  • Guardare senza scomporsi il bambino-polipo che prende i bocconi e se li avvicina alla bocca, sputando quello che non gradisce e spingendo dentro a forza quantità inimmaginabili di quello che gradisce.
  • Cercare di mangiare almeno mezz'etto di pasta o due cucchiaiate di riso, nascondendole alla vista del bambino-tritatutto.
  • Compilare il modulo di iscrizione a RuttoSound, perché il bambino-megafono potrebbe partecipare alla gara per il rutto più potente.
  • Pulire il seggiolone e la passata di mandarino, mela, fusilli e patate ottenuta a mano nude dal bambino-frantoio.
  • Chiamare il cane perché faccia pranzo con quello che è caduto a terra e tirare su 15 cucchiaini, 2 forchette, un mestolo e il bicchiere.
  • Ritinteggiare la cucina.


*dicesi "camicia di forza" una maglietta impermeabile a maniche lunghe aperta sul dietro, munita di taschina raccogli-bocconi caduti.