mercoledì 10 settembre 2014

Orme per casa

Non vi parlerò di Irene perché non c'è molto da dire, mangia, dorme (dorme!!!) e poco altro...

Non vi parlerò nemmeno dell'ultimo mese di Valerio, ci sarebbe troppo da dire (non mangia, non dorme e fa molto altro...)

Vi propongo invece un'attività che abbiamo realizzato proprio oggi.
Premessa. Stiamo cercando di far passare il messaggio che in casa si sta senza scarpe. Con ovvie eccezioni (ospiti, feste etc), ma nella vita di tutti i giorni si entra e ci si tolgono le scarpe. Io lo faccio. Il Babbo lo fa. Con Valerio è una lotta continua.
Questa mattina mi s'è accesa una lampadina, e ho posizionato in terra alcuni fogli a formare un percorso.

Poi abbiamo preparato insieme due ciotoline con le tempere. Una rossa ed una verde.
Valerio ha poi camminato (per due volte) sui fogli con la sola scarpa sinistra, immergendola nella vernice rossa, mentre il piede destro, nudo, era stato intinto nel verde.


Abbiamo poi tagliato le orme. ehm... abbiamo... diciamo che lui ha rovinat... ehm... tagliato quelle che erano venute male...


Questo è il risultato. Le impronte delle mani non c'entrano niente ma erano carine.
Infine Valerio ha portato le orme del piede nudo in tutte le scarpe in cui si può entrare solo a piedi nudi o con le ciabatte e le abbiamo attaccate agli stipiti delle porte.
Abbiamo invece sparpagliato le orme delle scarpe nell'ingresso. Resteranno lì fino a stasera e poi le attaccheremo sui cestino porta-scarpe.


Non so se questo lavoro servirà a qualcosa, però... ci siamo divertiti!

martedì 5 agosto 2014

Irene e l'inatteso parto in casa

Una settimana fa, il 30 luglio, è nata Irene.
In casa.
So cosa state pensando, che è poi quello che ha pensato il pediatra venuto a visitarla: e dove doveva nascere? Con una mamma vegana, alternativa, quello del parto in casa sarà stato il suo sogno da una vita. Ecco, no. Pur non avendo nulla contro il parto in casa (anzi!) ero convinta che non facesse per me: Irene avrebbe dovuto nascere in ospedale, nello stesso in cui è nato Valerio e in cui mi ero trovata molto bene. E invece ha deciso lei al posto nostro.

----- Da qui, il racconto del parto. Se siete deboli di stomaco, potete saltare al fondo -----
Dopo un'ora e mezza di contrazioni lievissime ogni 10 minuti (durante questo tempo sono anche riuscita a dormire, tra una contrazione e l'altra), su suggerimento dell'ostetrica verso le 5.30 del mattino faccio un bagno nell'acqua calda. Le contrazioni si intensificano un po', ma nemmeno poi tanto. Alle 6.15 l'ostetrica (in collegamento su whatsapp, evviva la tecnologia) mi dice che comincia a prepararsi con calma e parte. Poco dopo la prima contrazione dolorosa sveglia il Babbo. Alle 6.20 l'ultimo messaggio su whatsapp, per chiedere all'ostetrica se è il caso di chiamare i nonni per tenere Valerio (io pensavo di no).
A quel punto, esco dal bagno e la situazione precipita. Il Babbo, ancora mezzo addormentato, non riesce più a tenere il conto delle contrazioni... ma non è colpa sua: da dolori di circa un minuto ogni 6, passiamo ad una contrazione unica di 10 minuti con qualche pausa.
E poi, comincio a sentire il bisogno di spingere. Panico. Convinta che non sia ancora il momento, urlo di chiamare Martina, l'ostetrica, che mi tranquillizza: si vede che è il momento di spingere, vai pure. L'ipotesi di partire subito per l'ospedale è a quel punto scartata: Irene nascerà in casa (sempre meglio che in auto!)
Dopo poco si rompe il sacco e comincio a sentire la testolina che spinge per uscire. Nuovo momento di panico. Altra telefonata a Martina, che nuovamente riesce a tranquillizzare me e il Babbo: lei sta arrivando, ma se la bambina dovesse nascere prima non è un problema: il Babbo dovrà avvolgerla in un asciugamano e aspettare. Suggerisce intanto di farmi sdraiare sul divano. Non so come, il Babbo riesce a trascinarmi dal bagno al salotto, a sistemare qualche asciugamano e lenzuolo sul divano e ad accogliere la mia richiesta di accendere l'ipod con la musica. Poi va a prendere un asciugamano perché sì, ora vede anche lui che sta uscendo qualcosa. Quando torna, Irene è nata e sta già piangendo tra le mie braccia. Sono le 6.55.
Dopo 5 minuti arriva Martina, con tutta l'attrezzatura per un parto in casa, e comincia la normale routine. Per lei. Io e il Babbo siamo ancora in stato di shock.
------------------------------------

Insomma, Irene ha fatto tutto a modo suo.
- Ha fatto in modo che Valerio non si svegliasse: il fratellone infatti si è alzato dopo una decina di minuti dall'arrivo dell'ostetrica, senza dover assistere alle fasi più... splatter... del parto :-)
- Non ha aspettato nessuno: né che io fossi pronta, né che ci fosse l'ostetrica. Beh, per fortuna almeno il Babbo è arrivato in tempo per avvolgerla in un asciugamano
- Ha schifato la playlist che avevo preparato con tanto affetto (d'accordo, ho riciclato quella che avevo preparato per la nascita di Valerio... ma l'avevo preparata con tanto affetto), facendomi ascoltare solo una canzone e mezza. Ah, per la cronaca: è nata su "S'i' fosse foco" di De André, e mi sembra che anche questo renda bene l'idea del caratterino che dovremo aspettarci.

Mamma e bambina stanno benone. Il post-parto di due anni fa era stato traumatico. Stavolta è stata una passeggiata.
Il Babbo si sta a poco a poco innamorando della sua bambina. Ha già cominciato ad entrare in sintonia con lei, facendole fare, quando riesce, cacca e pipì fuori dal pannolino. D'altra parte anche con Valerio era lui il più entusiasta dell'EC (Elimination Communication).
Valerio... beh, il fratellone deve ancora abituarsi all'intrusa. Da un lato non vede l'ora di prenderla in braccio, quando sta sul lettone o sul divano. Dall'altro è il più spaesato da questa nuova situazione. Devo dire però che insieme sono bellissimi!

P.S: Il fiocco in foto ci è stato regalato dall'amichetta di Valerio, che a sua volta ne aveva ricevuto uno simile per la nascita del fratellino. E' una coccarda della pace che vuole essere il simbolo della nascita di un individuo libero da stereotipi di ruolo (maschili o femminili), futuro cittadino del mondo portatore di pace. Maggiori informazioni qui: http://maschioperobbligo.it/
P.S.2: il 30 luglio il blog ha ricevuto il doppio delle visite medie quotidiane. Sarà un caso?

mercoledì 23 luglio 2014

Storie di ruspe

"C'era una volta una ruspetta che scavava una buca.
Scava scava, ci cade dentro.
L'amico camion suona il clacson.
La gru sente che qualcuno suona il clacson e va a vedere.
La gru vede che la ruspetta è caduta dentro la buca e la tira su.
Fuori ci sono il babbo ruspa e la mamma ruspa."

Questa storia - al netto di parole inventate o incomprensibili e ripetizioni a loop infinito - l'ha inventata Valerio, che ultimamente chiede di ascoltare storie di ruspe, gru e schiacciasassi... mettendoci in difficoltà.


Quella che segue invece l'abbiamo inventata insieme. In grassetto le sue parti.

C'era una volta una... ruspa! Che... raccoglieva sassi per... costruire una casa. Un giorno la sua amica gru le disse... "Abbiamo finito la casa!".
La ruspa rispose: "Ora possiamo... andare in vacanza!"
"Dove andiamo?" Chiese la gru.
"A Firenze" disse la ruspa "A vedere dei monumenti che sono stati costruiti senza gru e ruspe"
"Ohhhhhh!" disse la gru.
E poi... partono!

Per favore... se qualcuno ha storie di ruspe me le scriva. La nostra fantasia e la nostra competenza in macchine e attrezzature per la costruzione si stanno esaurendo...

giovedì 17 luglio 2014

Ho un figlio toscano

Devo farmene una ragione. Nonostante le sue origini per metà nordiche (liguro-piemontesi), Valerio è indubbiamente toscanofono.

Non si sa come e perché, dato che passa la maggior parte del suo tempo con me, ma deve dipendere dall'aria che respira, o dall'acqua che beve, o dalle verdure a km0 che mangia... D'altra parte, come dice il mio amico Semmy ridacchiando, "non puoi combattere con l'ambiente".

A dire il vero ci ho provato. Consapevole dei miei limiti linguistici, ho tentato un compromesso: "impara l'accento del Babbo, ma le parole - in italiano - della mamma".

Invece no.
Non mangia fave, ma "baccelli".
Non spazza con la scopa, ma con la "granata".
Le zanzare non pungono, "pinzano".
Non chiede di essere preso in braccio, ma "in collo".
...

Per non parlare della fine delle parole straniere. Andiamo a fare la spesa alla "coppe". Gioca con "l'ula oppe" (hola hoop). Si mette i "jeanse".

L'altra sera abbiamo toccato il fondo.
"Pollino, abbottala!" (= "Pollino, abbozzala", termine vernacolo per dire di smetterla)

Il mio orgoglio liguro-piemontese ha subito un duro colpo. Però sono scoppiata a ridere.
Forse mi sto toscanizzando anche io...

lunedì 14 luglio 2014

Ancora stereotipi di genere. Ma vince il portafogli...

La scorsa settimana siamo andati a comprare degli occhiali da sole per Valerio.
Dopo tanti discorsi sugli stereotipi di genere, sono entrata nel negozio convinta di far scegliere a lui, tra quelli che reputavo adatti, il modello e il colore.

Mi sbagliavo.
Tante parole e poi... mi sono scontrata coi saldi.

Insomma, c'erano questi occhiali:

E poi la stessa versione, azzurra, in saldo. Con lo sconto del 60%.

Indovina indovinello, quali occhiali voleva Valerio?
Ma quelli rosa, ovviamente.

Indovina indovinello, quali occhiali l'ho obbligato a comprare?
Ma quelli in saldo, ovviamente.

Le origini liguri mi rendono tirchia economa. Anche a scapito delle convinzioni sul diritto alla scelta del colore preferito da parte di maschi e femmine.

martedì 8 luglio 2014

Riflessioni sugli stereotipi di genere

Quando dicono che i bambini stupiscono sempre.
Sto cominciando a pensare che Valerio lo faccia apposta per farmi mantenere un minimo di elasticità mentale. 

Poi Valerio ha mostrato, nonostante nessuno di noi sia un esperto di motori, un'enorme passione per ruspe, gru, camion. Con tanto di richieste pressanti per vedere il motore dell'auto e farsi descrivere nei minimi particolari la batteria, il contenitore del liquido dei freni, quello dei fusibili e gli ammortizzatori. Tra l'altro spiazzandomi ogni volta perché, consapevole della mia ignoranza incolmabile, ho sempre rifiutato di interessarmi di queste cose, saltandole a piè pari persino studiando per l'esame di scuola guida.
E lì le mie convinzioni hanno cominciato a vacillare. Quindi c'è qualcosa di innato? Gli piacciono i motori perché è maschio? In effetti questi giochi non piacciono alla sua amica, che da sempre è uguale a lui e solitamente ha gli stessi interessi (siamo riusciti a convincerlo a mettersi i sandaletti per l'estate solo a patto che fossero uguali a quelli dell'amichetta!)

Sabato scorso, in una mattinata, è riuscito a farmi cambiare idea. E poi a farmela ricambiare.
Tutto è cominciato vedendomi mentre provavo la fascia che ci ha regalato la nonna per portare Irene. Valerio ha voluto imitarmi, chiedendo una striscia di tessuto in cui portare i suoi "bambini" (ah, tra l'altro siamo diventati nonni di un maiale, un cavallo e una mucca)


E così è rimasto tutto il giorno, a parte il pranzo e il pisolino in cui ho dovuto insistere per fargli togliere la fascia.

Portare in fascia, avere dei bambini, addirittura allattarli. Imitando la mamma che ogni tanto si stende sul letto (mi fa ridere perché dice: "quando ho i bambini in pancia 'ono 'tanco!") E' un "gioco da femmina".

Ecco, quindi non è interessato solo a ruspe e motori. Pensavo questo quando Valerio, vedendo il Babbo che tagliava l'erba, ha preso uno dei suoi carrettini e... eccolo (con la fascia) ad imitarlo.
Ma questo non vuol dire niente. Spesso sono io a tagliare l'erba, o almeno era un compito che svolgevo volentieri prima che la pancia mi impedisse nei movimenti.


Ma poi? Prende una palla e, invece di tirarla con le mani, comincia a calciarla. Ecco, il calcio... un gioco da maschio! Da chi avrà imparato? Non certo da me. Anche se a dire il vero, io sono negata anche per la pallavolo, tipico gioco da femmine. Per non parlare della danza, del nuoto o... di qualunque altro sport!


Notare la fascia coi "bambini" sempre addosso. Lo vorranno lo stesso ad un allenamento di calcio?

Per concludere in bellezza la giornata, Valerio ha aiutato me a pulire in terra col mocio (ehm... aiutato...) e il Babbo a passare l'aspirapolvere su poltrona e divani. Due attività evidentemente da femmina!


Pensandoci, calcio a parte, Valerio non ha fatto altro che imitare quello che vede fare dalle sue figure di riferimento.
Nessuno gli ha detto che non può portare in fascia i bambini (che non li può allattare lo scoprirà magari più avanti...) anche perché in casa vede foto di quando era più piccolo nel mei tai, sulla pancia del Babbo. Nessuno gli dice di non usare l'aspirapolvere, anche perché vede il Babbo che lo usa meglio di me.

Ho concluso che forse è proprio questa la risposta ai miei interrogativi: ci saranno delle preferenze, come quella delle ruspe e delle gru, che possiamo considerare più "da maschio", senza nulla togliere alle (poche?) femmine che hanno le stesse passioni. Ma sono le attività quotidiane che non devono essere "da maschio" o "da femmina".
E, come sempre, è proprio l'esempio che i bambini vedono in casa, quello che conta!

lunedì 7 luglio 2014

E' vietato... ma solo un po'!

Vicino a casa ci sono molti parchi. Uno piace particolarmente a Valerio perché in un percorso abbastanza breve (meno di un km) si incontrano tanti animali: anatre, conigli, tartarughe, uccelli di vario genere, pesci e, qualche volta, anche porcospini.


Nel parco è vietato dare da mangiare agli animali, ma nessuno controlla. Il divieto è espresso chiaramente nel cartello che accoglie i visitatori all'ingresso del parco, con il regolamento.

Ed è ribadito in due ulteriori cartelli posizionati nelle bacheche informative.

In estate la situazione degenera perché il parco diventa una meta ambita per centinaia di bambini accompagnati da genitori e nonni, tutti muniti di pane secco per nutrire le anatre. Durante la nostra passeggiata di stamattina abbiamo notato cumuli di pane ammuffito ai lati dei vialetti e, quel che è peggio, anche nell'acqua.

A Valerio piace fermarsi a guardare le tartarughe. Proprio qui abbiamo incontrato una bambina, più o meno coetanea, che già prima del nostro arrivo stava dando da mangiare alle anatre, pescando da un sacchetto della spesa ricolmo di pane. Dopo una decina di minuti in cui Valerio osserva minuziosamente una ad una le tartarughe, la bambina, peraltro gentilissima, offre del pane anche a Valerio che (non è il massimo della socialità, lo so bene), scappa verso di me.

La bambina non capisce e insiste. Segue Valerio con un pezzo di pane in mano. Lui, che sta dimostrando di essere addirittura più "orso" del Babbo, le dice un secco "no" e si volta verso di me. A quel punto intervengo. Spiego alla bambina che Valerio non vuole tirare il pane perché sa che dentro il parco non si può, dato che il pane alle anatre fa male perché gonfia dentro al loro pancino.

Interviene il nonno "ma noi ne diamo poco!" e poi la porta via, qualche metro più in là, probabilmente per allontanarsi da una mamma così rompiscatole.

Sono rimasta a bocca aperta e questa frase mi ha fatto riflettere. Cosa vuol dire "noi ne diamo poco?" Sarebbe un po' come dire...

"E' vietato parcheggiare nel parcheggio dei disabili/sulle strisce/in seconda fila"
"Ma noi ci stiamo solo 10 minuti!"

"Non si butta la spazzatura in terra"
"Ma questa è solo una carta di caramella!"

"Non si va in treno senza biglietto"
"Ma noi facciamo solo poche fermate"

"Le cacche dei cani vanno raccolte e buttate via!"
"Ma ne ha fatta solo un pochino"

"I bambini in auto devono essere legati con il seggiolino"
"Ma noi facciamo solo qualche chilometro!"

Mmmm... già... ecco... si spiegano tante cose...