mercoledì 5 marzo 2014

Giulive: copriscarpe per non sporcare il Babbo (e la mamma... e l'auto... e la casa...)

Qualche tempo fa sono stata contattata da Sara dell'azienda Semplidea, che mi ha proposto di mandarmi un campione di un loro prodotto.
Raramente accetto queste proposte commerciali, ma questa volta ho gradito l'offerta. Si tratta infatti di una piccola azienda veneta, nata dall'idea di un papà, che fa del "made in Italy" un punto d'onore, progettando e realizzando i prodotti in Italia.

Così mi è arrivato un tubo che conteneva tre confezioni di "Giulive", in colori sgargianti (rosa, blu e giallo)

Si tratta di copriscarpe in silicone colorato che proteggono da sporco e usura. Si indossano direttamente sulle scarpine dei bimbi e sono prodotte in due dimensioni: le piccole vestono le taglie dal 20 al 24, le grandi dal 25 al 30.

Il primo ostacolo è stato farle indossare a Valerio. Non ne voleva sapere. Ha imparato subito il nome delle sottoscarpe e correva a perdifiato urlando "Nooo! 'live noooo!"

Un giorno però ha accettato di farsi mettere ai piedi queste strane suole in silicone. Era il giorno giusto: stavamo per andare all'area cani dopo un'intera giornata di pioggia.
Ovviamente fango ovunque... e non solo, trattandosi di un'area cani... ma il piccolo non poteva esimersi dal giocare con la pala a disposizione per raccogliere le deiezioni canine.


Dopo un po' però la coccolosità ha preso il sopravvento. Come spesso capita, ha cominciato a chiedere di essere preso in braccio. Il babbo non era tanto contento. "Sei tutto sporco! Mi sporchi la giacca!"
Finché ha realizzato che... bastava togliere le Giulive. Ed ecco fatto.


In un'area cani solitamente si diverte più Valerio dei cani. Stavolta purtroppo non abbiamo incontrato altri pelosi da coccolare, ma Valerio non ha saputo resistere all'asse di equilibrio. Prima di scendere dal braccio del Babbo però, gli ho rimesso le Giulive, dopo averle sciacquate alla fontanella.

Ed ecco, padre e figlio sul percorso di "agility dog".


In effetti, una volta presa la mano (e bastano due tentativi) le copriscarpe si tolgono e mettono in un attimo. Una volta usciti dall'area cani, è bastato riporle nell'apposita custodia per poter rimettere Valerio in auto senza temere di sporcare il seggiolino e il sedile dell'auto.

Le Giulive sono state un successo. Se all'inizio era un "Nooo! 'live nooo!", ultimamente è lo stesso Valerio che me le ricorda quando sa che andiamo ai giardini.
Tra l'altro abbiamo suscitato la curiosità di altre mamme e nonne, che più di una volta hanno commentato "geniale!" vedendo che le toglievo e le rimettevo via usciti dall'area verde (o meglio dire... marrone-fango...) prima di rischiare di sporcarmi al primo "collo mamma!" (= mamma prendimi in braccio).

Per maggiori informazioni e per acquistarle, il sito è http://www.semplidea.it/shop/

martedì 18 febbraio 2014

Il mostro dei pigiami. Come mettere e togliere un pigiama durante i "Terrible Twos"

Abbiamo un problema. Da tempo Valerio non vuole togliersi il pigiama al mattino. Si è affezionato alla sua felpina, dite? Forse. O più semplicemente continuano i "terribili due", il periodo di voglia di indipendenza che molti bambini (tutti?) attraversano intorno ai due anni, di cui ho già parlato in un post di qualche settimana fa, suggerendo le strategie che utilizziamo per sopravvivere.

Il problema è che non vuole nemmeno togliersi i vestiti la sera. Insomma, ogni mattina e ogni sera è un continuo tira e molla, con tentativi di convincimento (lo ammetto, a volte anche un po' subdoli: "Allora lo mettiamo a Bibi. Gli sta? No, è troppo grande... allora lo metto io... non mi entra in testa! Come mai? Ma perché questo pigiama non è di Bibi! E nemmeno il mio! E' di... di..." "Vale" "Ecco! allora lo metto a te!") o giocando sulla distrazione ("Mentre leggiamo il libro della Pimpa... dammi un braccio...")

Qualche giorno fa ho letto un articolo del blog di EquAzioni su come evitare il lancio del pigiama. Il problema è diverso ma, mi sono detta, la soluzione potrebbe essere la stessa.

Così è nato il mostro dei pigiami.

Ispirata dalle immagini su Sewfearless e aiutata dal tutorial del gufo porta pigiami di Mami chisp&crafts, ho realizzato questo:


Il nostro mostro vive accanto al letto di Valerio. Di giorno dorme, quindi al mattino ha bisogno di mangiare un pigiamino per potersi mettere a letto. La sera, l'ingordo, vorrebbe mangiare ancora, ma bisogna impedirglielo altrimenti gli viene male al pancino. Quindi bisogna mettersi in fretta il pigiama per evitare che lui lo rubi.

Provo a raccontarvi come l'ho realizzato.
Il mostro è composto di tre pannelli, più un'imbottitura. Ho usato pile azzurro per il corpo e feltro di vari colori, in particolare il rosso per una bocca graaaande!

Questo è il primo pannello, composto da un rettangolo blu e dalla mandibola inferiore rossa. La bocca è un po' più piccola del corpo, bisogna lasciare circa mezzo cm, dato che poi questo verrà cucito con gli altri pannelli. Ho impuntato dritto contro dritto e poi cucito la parte alta del pile blu e della bocca rossa. Nella foto si vede quindi il retro delle stoffe. (Per fortuna nel mio caso sia pile che feltro sono uguali da entrambe le parti)


Ho poi realizzato altri due pannelli. A sinistra: la mandibola superiore del mostro e l'interno della tasca, a destra il muso e la schiena del mostro. Gli occhi e il naso possono essere cuciti a vista (come ho fatto io) oppure incollati successivamente


Infine, ultimo pezzo: le braccia del mostro (che non ha gambe), da ripiegare a metà dritto contro dritto, cucire e poi rivoltare:


Partiamo dal pannello davanti, con la parte inferiore della bocca. Una volta unite le due parti, ho rigirato il rosso sul blu e cucito a dritto, inserendo nella cucitura due denti (che rimangono cuciti solo nella parte in basso.


A questo punto la parte più difficile: capire come mettere i vari pannelli. Io, che non sono molto pratica, ho dovuto fare prima due prove unendoli con gli spilli e provando a rigirare... e meno male che ho fatto così perché la prima volta era sbagliato :-)

Nella foto qui sotto cerco di mostrare come li ho uniti.
Il primo è il pannello di mezzo, col dritto sotto;
poi l'imbottitura;
poi il pannello testa/schiena con il dritto in su;
poi il pannello davanti, con il dritto giù:


Tra il pannello testa/schiena e quello davanti, ho messo le braccia del mostro, che devono dare verso l'interno. Ho cucito i pannelli da metà in giù, cioè a partire dall'altezza del pannello davanti. Rigirando tutto dovrebbe venire qualcosa del genere: (e già si intravede la struttura finale!



A questo punto c'è un altro momento critico, perché bisogna rigirare nuovamente il tutto, ma facendo in modo di mandare all'interno il pannello davanti (che non ci interessa più) e ottenere dritto contro dritto il muso e la parte superiore della bocca. L'imbottitura è un terzo strato, sotto gli altri due. Nella foto qui sotto ho messo anche i denti, che però vanno inseriti all'interno, così come avevo fatto con le braccia: 


Questa è la foto corretta, con i denti all'interno: 



Cucire un po' più di metà, poi rivoltare e cucire con punto invisibile l'ultima parte (o cucire sul dritto, come ho fatto io.

Il mostro è fatto. Ora basta inventare una storia convincente... e il pigiamino finisce nella pancia del mostro!

venerdì 14 febbraio 2014

Finocchi con (quasi) besciamella vegan

Ieri sera inaspettatamente ho realizzato una ricetta che rientra a pieno titolo nella sezione "un secondo è nel piatto" ed è stata gradita da grandi e piccini. Un piatto veloce, che più veloce non si può.

Confesso che i finocchi cotti mi piacciono poco. Però per non buttare le parti esterne e i gambi verdi, che sono troppo duri da mangiare in insalata, cerco sempre ricette che me li facciano andare giù. Da due anni propongo alla mia famiglia quasi soltanto i finocchi alla pizzaiola di Stella, ma dopo un po' vengono a noia anche così.

Ieri era probabilmente una buona serata per improvvisare con buoni risultati. Veniamo quindi alla ricetta.

Ingredienti
- finocchi, in particolare le parti dure (foglie esterne e gambi)
- 1/2 tazza di farina
- 1/3 di tazza di latte di soia
- olio
- sale
- 1 spicchio d'aglio

Procedimento
In una padella fare un veloce soffritto e aggiungere i finocchi tagliati a pezzetti abbastanza piccoli. Aggiungere mezzo bicchiere d'acqua e coprire.
In una ciotola unire farina, latte di soia, sale (poco) e 3 cucchiai abbondanti di olio. Mescolare con cura finché non ci saranno più grumi. Deve venire un impasto piuttosto liquido, eventualmente aggiungere latte
Quando i finocchi saranno morbidi (ma non troppo), cioè dopo circa 10 minuti, versare il liquido nella padella, sopra i finocchi. Mescolare velocemente con un cucchiaio di legno lasciando la padella sul fuoco per altri 2 minuti circa, amalgamando tutti i finocchi.

Fatto! Buon appetito.

martedì 11 febbraio 2014

Giocare a due anni nelle lunghe giornate invernali

Sempre di corsa, sto decisamente trascurando il blog. Con Valerio, che ormai ha quasi due anni, facciamo mille cose, tra andare in ludoteca, portare a spasso i cani, guardare la pioggia che da giorni cade e rende più difficile le uscite, inventare nuovi giochi. In piscina ci va con il Babbo, quasi sempre.

Qualche spunto fotografico per far passare queste lunghe giornate invernali, in cui ogni giorno bisogna inventarsi qualcosa da fare per non soccombere alla malinconia.

Giocare con le tempere.
In questo caso il colore è molto diluito, per stenderlo meglio sul cartone. Abbiamo usato il dentro dei rotoli della carta igienica e della carta casa, che avrebbero dovuto servire per il calendario dell'avvento (che poi è stato realizzato diversamente). Il cartone sottostante dovrebbe servire per proteggere il pavimento... e in effetti ha protetto dalla maggior parte delle pennellate... così come il super bavaglino "camicia di forza". Alla fine però una ripulita generale (del pavimento, dei vestiti, del bambino...) è necessaria. Da lì non si scappa!

Un'altra versione del gioco delle tempere ha previsto nel nostro caso una "tela" appesa ad una parete e una patata al posto del pennello. Ovviamente la parete (insieme al pavimento sottostante) è stata opportunamente ricoperta dai soliti cartoni salvavita.
La patata, tagliata a metà, è stata intagliata a formare una "V" come Valerio... e poi utilizzata in mille modi fuorché quello classico di timbrino.
Infatti le "V" che si vedono in foto... sono state timbrate da me e non dall'artista in erba.
A proposito di "erba", la mezza patata è stata poi riciclata per un esperimento botanico. Messa in una tazzina, nonostante gli avanzi di tempera rimasti sulla parte superiore, ha fatto tantissime radici e anche due piccoli "rametti". proprio in questi giorni stanno anche spuntando alcune foglie. Valerio è molto incuriosito e ogni sera chiede di andare a verificare la crescita della patata.
Non credo la pianteremo nella terra: vedremo come si evolve e monitoreremo ogni piccolo cambiamento. Probabilmente a breve dovremo cambiare contenitore!

Forbici
Chi l'ha detto che un bambino non può usare le forbici? Beh, io lo pensavo. Poi quell'incosciente del Babbo lo ha assecondato e gli ha messo in mano le forbici da cucina... il danno ormai era fatto. Valerio ora ha una passione sfrenata per le forbici e non si accontenta delle forbicine da bambino. L'importante è tenerlo d'occhio quando fa i suoi esperimenti: facendo un po' attenzione non è assolutamente pericoloso. Prima o poi cercheremo di convincerlo ad usare forbici più alla sua misura...

Travasi
Continuano i travasi. Avevamo già sperimentato la farina e in ludoteca vanno alla grande quelli con riso e lenticchie. A casa si utilizza un pacco di pasta comprata appositamente per questo scopo (non gli do certo la pasta di farro integrale super bio che costa un occhio della testa...) La foto è scattata all'inizio del gioco. Dopo pochi minuti, metà dei rigatoni gocciola bava e l'altra metà è mordicchiata. Per non parlare di quelli che finiscono in terra. Ma anche questo è divertente ed è un ottimo modo per sperimentare che la pasta non è buona da mangiare cruda (o sì?)

Giochi con l'acqua
I travasi più divertenti però sono quelli con l'acqua. A volte aggiungiamo una goccia di colorante alimentare per dare un tocco "chic"... o meglio per vedere più facilmente il liquido da travasare. Nella foto, il colore è stato ottenuto da un mix selvaggio di colorante blu e rosso. A volte nel gioco entra anche il povero Nemo, che viene travasato da un bicchiere all'altro. C'è da dire che Valerio deve aver preso la precisione nei travasi da qualche altro parente e non da me né dal Babbo, perché quando si impegna riesce a non versare nemmeno una goccia.

Quando si impegna, ho detto, vero? Perché quando si impegna diciamo... diversamente... riesce ad allagare il bagno in pochi secondi. Però è troppo divertente usare la spugna nel bidet. Soprattutto dopo aver rassicurato la mamma:
"Nooo f(u)ori!! Agua dent(r)ooo!" (Agua, e non acqua. Dice così da mesi, avendo imparato da un'amichetta argentina)
Certo, e io ci credo anche. Mi metto nell'ordine di idee che tanto il bagno aveva bisogno di una bella ripulita, così come la maglia, i pantaloni, le calze, le calzine antiscivolo...

Trucchi
Approfittando del carnevale, abbiamo acquistato un set di colori da viso. Prima il gioco era ugualmente divertente con la matita nera per gli occhi, con cui però non riuscivo a fare altro che un musino da topo, baffi compresi.
Valerio si diverte abbastanza a farsi truccare (per il momento solo da farfalla e da gatto... devo ingegnarmi e trovare altri trucchi facili facili) ma il divertimento maggiore è truccare la mamma! E poi, magari, obbligarla ad uscire così conciata. Qualche giorno fa mi sono presentata in ludoteca con una guancia rigata di rosso e di nero. Per fortuna le educatrici e gli altri genitori non mi hanno guardata troppo male. Evviva il carnevale!

Giocare con la colla
A Valerio piace tantissimo e abbiamo comprato una confezione di colla gigante (non quella che si vede in foto, che è da pivellini... ma è ancora da finire)
Il collage, su cartone, è stato realizzato incollando immagini ritagliate (dalla mamma) da un depliant pubblicitario.
Al termine della realizzazione il risultato lasciava un po' a desiderare perché sembrava un enorme impasto bianco. Quando la colla si è asciugata però tutto è tornato a risplendere. Ora dobbiamo solo trovare una giusta collocazione per questo capolavoro.

Cucinare
In particolare i dolci. A Natale abbiamo realizzato degli ottimi biscotti, che sono stati regalati a tutti i parenti, che li hanno graditi molto. Ultimamente il nostro piatto forte è la torta di mele. Una volta a settimana, circa, Valerio si sbizzarrisce nel preparare le sue merende preferite, sempre sotto la mia supervisione. Ma devo dire che sta diventando sempre più bravo. A parte le dosi casuali (ma perdonatelo: non sa ancora leggere i numeri sulla bilancia) si ricorda meglio di me gli ingredienti da aggiungere.
Volete le ricette?

Uscire, appena si può
L'ultimo "trucco" per sopravvivere alle grigie e cupe giornate invernali è di uscire di casa appena la pioggia lo consente, oppure armarsi di ombrello e stivaletti e uscire anche con la pioggia! (In questo caso però non porto la macchina fotografica, quindi non ho mai immortalato le attività sotto l'acqua).
Valerio adora mettere i piedi nelle pozzanghere, come credo tutti i bambini della sua età. A volte anche con le scarpe... aaahhh! Per fortuna il ricambio è sempre a portata di mano.
Qualche volta invece utilizza il suo carretto per andare a spasso. In questo caso ha deciso di riempirlo di foglie cadute dagli alberi. Ecco, diciamola tutta, ha riempito il carretto di foglie e fango insieme. Per fortuna che in questo caso aveva gli stivaletti!

Infine, appena la pioggia ci dà un po' di tregua, portiamo a spasso i cani. Già, perché c'è un nuovo arrivo! Oltre alla vecchia e ormai quasi santa Nina, da qualche giorno la nostra famiglia ospita un amico peloso. Si chiama Frollino, oppure Follino, oppure Pollino. Qualche volta viene soprannominato Frullino, specialmente quando abbaia al tritatutto. Incurante di questo trattamento irriguardoso, il giovane simil barboncino proveniente ovviamente da un canile si è ormai ambientato, non litiga più con Nina, che ormai l'ha accolto con rassegnazione e non fa (quasi) più pipì in casa. Non vediamo l'ora di giocare un po' più spesso all'aperto! (E finalmente abbiamo trovato un cane che gioca!!)


lunedì 20 gennaio 2014

Tre motivi a favore dell'allattamento prolungato

L'Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce di allattare al seno fino a quando mamma e bambino lo desiderano, anche oltre i due anni.


Secondo la mia esperienza, allattare un bambino di quasi due anni offre innegabili vantaggi.

Avere sempre un argomento originale di conversazione con conoscenti
Bambino: "Tetta!!!"
Conoscente: "Cos'ha detto? Forchetta?"
Bambino: "Teeeettaaaaa!"
Mamma: "Ehm, no, ha detto 'tetta'"
Conoscente: "In che senso, 'tetta'?"
... eh...

Ricevere un buongiorno personalizzato
Mamma: "Ciao amore! Buongiorno! Hai dormito bene? Fatto bei sogni?"
Bambino: "Tetta!"
Mamma: "Solitamente uno dovrebbe alzarsi e dire: 'Buongiorno mamma! Ben svegliata!' D'accordo che ancora parli poco, ma almeno un 'Ciao mamma' lo sai dire..."
Bambino: "Tetta!"
Mamma: "Lasciamo stare..."

Insegnare con le prime parole l'arte della contrattazione
Bambino: "Tetta!"
Mamma: "Ma dobbiamo uscire..."
Bambino: "Uno! Uno!!"
Mamma: "Un minuto? Sì, un minuto possiamo anche prendercelo..."
Bambino: "Daaaiii!"

A parte gli scherzi, i benefici dell'allattamento oltre l'anno ci sono davvero e li spiega bene la Leche League.

lunedì 13 gennaio 2014

Avevo un bambino tranquillo, oggi è un mostro. Considerazioni sui TT

Sono secoli che non scrivo. Intanto auguri a tutte/i per uno splendido 2014.

In questi giorni sto riflettendo spesso sui cosiddetti "terrible twos" quel periodo "terribile" che va dall'anno e mezzo fino ai tre anni circa, in cui i bambini dicono continuamente "no", si buttano a terra per non fare quello che diciamo loro, sono oppositivi in tutto etc etc. Chi ha o ha avuto figli in quell'età, sa di cosa sto parlando. Un preludio all'adolescenza. Anzi, c'è chi dice che l'adolescenza in realtà comincia a due anni.

Il giorno prima avevi davanti un angioletto che ti guardava adorante e ti tendeva la pargoletta mano per chiederti di aiutarlo a stare in piedi, il giorno dopo ti ritrovi una furia che ti urla in faccia "no!" anche se gli chiedi se vuole il gelato (salvo poi tendere nuovamente la pargoletta mano verso il gelato e urlare "mioooo!" finché non glielo consegni ugualmente ignorando il precedente rifiuto)

Da novembre, intorno ai 20 mesi di Valerio, ci siamo entrati in pieno anche noi. Pianti e urla perché non vuole uscire di casa. Pianti e urla perché non vuole rientrare a casa. Corsa ad ostacoli con scarpe in mano per cercare di infilarle ai piedi di un'anguilla che si dimena.

Sono passati due mesi e la fase critica mi sembra passata. Di già?
Sì. No. Forse.

Quello che è cambiato in famiglia è la mia (nostra, considerando anche il Babbo) percezione della situazione. Sono diventata molto più "zen". Il Babbo no, perché lo era già.

La pulce nell'orecchio me l'aveva messa Carlos Gonzales col libro "Besame Mucho". La mazzata finale me l'ha data Alfie Kohn con "Amarli senza se e senza ma". Due libri che reputo fondamentali. Gonzales è anche di facile lettura e credo pienamente condivisibile da chi segue l'alto contatto. Kohn è stato per me più ostico, perché è andato a scardinare tante delle mie convinzioni radicate negli anni.

Dopo questa lettura ho provato a cambiare prospettiva.

Valerio sta giocando coi Lego. Gli dico che dobbiamo uscire. Si mette ad urlare.
E' un capriccio. Lo sa benissimo che dobbiamo andare a fare la spesa, glie l'ho detto già a colazione e glie l'ho ripetuto 10 minuti fa.
E se qualcuno mi interrompesse ora, mentre sto scrivendo questo post? Penserei "Sì, lo so che dobbiamo uscire, tra l'altro per una cosa che interessa te e non me, ma ho avuto proprio ora l'ispirazione... lasciami finire e poi andiamo!"

Torniamo a casa dalla piscina. Al momento di entrare in casa, Valerio si butta a terra e poi corre verso il portone.
E' un capriccio. Ora dobbiamo entrare a casa e preparare il pranzo. Se aspettiamo troppo gli viene fame e farà un altro capriccio per mangiare subito quando il pranzo non è ancora pronto.
Provo ad immedesimarmi. "Mamma, è vero che in piscina mi sono divertito, ma eravamo al chiuso. Poi mi hai legato su quell'insopportabile seggiolino dell'auto e siamo tornati a casa. E' mezzogiorno e c'è un raggio di sole, perché dobbiamo chiuderci in casa? Facciamo prima un giretto? Quando mi viene fame, mi darai un pezzo di pane mentre prepari il pranzo: ti aiuto io a buttare la pasta."

Insomma, è una continua palestra di elasticità mentale.
Credo che nella fase dei "terribili due" semplicemente cambino le richieste del bambino e la cosa ci spiazza perché noi genitori non siamo pronti. Finché le richieste riguardavano i bisogni primari (mangiare, dormire, coccole) siamo sempre stati pronti a soddisfarle. Quando il bambino vuole invece rivendicare una propria autonomia decisionale, ecco i "si deve", "è così", "devi/dobbiamo fare".

Nella pratica, confesso che sia di una difficoltà estrema. Per me. Per il Babbo meno, perché lui è un santo. (Non è vero. Non è solo carattere. Semplicemente lui ha approfondito prima di me questi temi anche se li ha sempre applicati a ragazzi più grandi, nello scoutismo)

Ecco cosa faccio cerco di fare ora, a mente più aperta.
  • Dico le cose come stanno. "Non si batte il cucchiaino sul piatto" non è vero. E' invece vero che "a me da fastidio se batti il cucchiaino sul piatto, perché fa un rumore che mi fa venire mal di testa. Inoltre rischi di rompere il piatto, come questo che si è già un po' scheggiato."
  • Mi scuso se lo obbligo a seguire le mie priorità. "So che vorresti rimanere a giocare, mi dispiace farti uscire, ma purtroppo dobbiamo andare a fare la spesa ora perché in casa non c'è più nulla da mangiare e se tardiamo troppo poi torniamo tardi a casa."
  • Ho smesso di avere decisioni irrevocabili: posso tornare sui miei passi. Non ne va della mia credibilità, semmai insegno a mio figlio che si può dialogare e trovare un accordo che va bene per tutti.
  • Mi sono ficcata bene in testa che in casa non ci sono delle gerarchie. Io e il Babbo abbiamo più esperienza, è vero. Ma questo non vuol dire che possiamo "comandare" e che il bambino deve "obbedire". Possiamo consigliare, guidare, aiutare a fare e a capire molte cose, soprattutto che (parafrasando "La Fattoria degli Animali") non ci sono persone "più uguali degli altri".
  • Cerco di andare incontro alle sue richieste, trovando compromessi quando la situazione impone qualcosa che proprio non gli piace. Ad esempio se non vuole salire sul seggiolino dell'auto (e non vuole mai), cerco di assecondarlo. No, non sto dicendo che non lo lego. La sicurezza prima di tutto, su questo non si discute. Ma prima di partire si può fare una passeggiata distensiva e durante il viaggio si può cantare o mangiare l'uvetta che gli piace tanto.
  • Sono mooooolto più elastica nelle cose non pericolose per qualcuno. Esempio: c'è stato un periodo in cui Valerio faceva scene terribili per cambiarsi. Togli il pigiama e metti la tuta: "uahhh". Togli la tuta e metti il pigiama: "uahhh". Durante le vacanze, per tre giorni è stato con la stessa maglietta e pile. Compresa la cena della vigilia di natale coi parenti e il pranzo del giorno dopo, dico solo questo. Tre giorni. Schifo? Un po', sì. Pericoloso? Non direi. Glie l'abbiamo lasciato fare. Dopo tre giorni si è lasciato cambiare senza pianti e ora le scenate per la vestizione si sono di molto ridotte.
  • Infine non mi pongo limiti di tempo e se proprio c'è un appuntamento cerco di cominciare a prepararci con lauto anticipo... cosa difficilissima per una ritardataria cronica come me! Se abbiamo un appuntamento alle 15,30 (solitamente l'asilo), i preparativi cominciano un'ora prima. Se arriviamo prima all'appuntamento, c'è tutto il tempo di stare un po' sull'altalena.
Insomma, i TT mi stanno mettendo a dura prova. Non tanto per le crisi isteriche del bambino, che ultimamente si sono ridotte al minimo. Quanto perché ho dovuto rimettermi in discussione e cambiare totalmente il mio modo di pensare.

Avevo un bambino tranquillo. Poi è diventato un mostro. Poi mi sono accorta che non avevo messo le lenti a contatto. E ora vedo di nuovo il mio bambino, un po' cresciuto ma a modo suo sempre tranquillo.

mercoledì 4 dicembre 2013

Due libri in biblioteca

Lo spazio bimbi
Valerio ha molti libri in casa, alcuni regalati, altri prestati, altri ereditati. D'altra parte in casa nostra i libri occupano una buona parte dello spazio che abbiamo a disposizione, tanto che a volte temiamo che prima o poi prenderanno il sopravvento su di noi. Sarà un bel momento.

Dato che però mi piace l'idea che abbia la possibilità di confrontarsi con libri sempre nuovi, ho deciso che ogni 15 giorni lo porterò in biblioteca, dove sceglieremo due libri da portare a casa.
Tra l'altro la "nostra" biblioteca è piuttosto vicina a casa, in una grande villa immersa in un parco, insomma già questo non è male. In più è molto fornita e ha uno spazio tutto dedicato ai bimbi, con anche tavolini e sedie a misura per i più piccoli. 
La scorsa settimana abbiamo restituito i primi due libri: il bellissimo "Piccolo Blu e Piccolo Giallo" e il natalizio "Arriva Babbo Natale"